La possibilità di uno scontro diretto tra la Russia e i Paesi europei non è più considerata un’ipotesi remota. Una recente simulazione strategica, i cui risultati sono stati resi noti nelle ultime ore, mostra un quadro inquietante: il Vecchio Continente potrebbe non essere preparato a fronteggiare un’azione militare russa. A riportarlo è il Wall Street Journal, che cita valutazioni e timori condivisi da leader politici ed esperti di sicurezza europei.
Uno scenario più vicino del previsto
Secondo l’analisi del quotidiano statunitense, le tensioni tra Mosca e l’Occidente, aggravate dai rapporti complessi con gli Stati Uniti di Donald Trump su dossier come Groenlandia, Ucraina e commercio, rendono oggi più plausibile un’incursione o addirittura un’invasione russa nei Paesi Nato o dell’Unione europea. Se in passato si parlava di una finestra temporale lontana, con il 2029 come data indicativa, le valutazioni attuali sono molto più ravvicinate. Il ministro della Difesa olandese Ruben Brekelmans ha dichiarato che la Russia potrebbe essere in grado di spostare ingenti forze militari nel giro di un anno, sottolineando il rafforzamento degli armamenti strategici e l’aumento della presenza russa lungo i confini dell’Alleanza Atlantica.
La Russia e l’economia di guerra
Le fonti citate dal Wall Street Journal evidenziano come Mosca abbia ormai riconvertito la propria economia in chiave bellica. Il programma di riarmo e di reclutamento va oltre le necessità del conflitto in Ucraina e punta a un rafforzamento strutturale delle capacità militari russe. In questo contesto, cresce la convinzione che una crisi possa esplodere prima che l’Europa, pur aumentando gli investimenti nella difesa, riesca a colmare le proprie lacune.
Secondo questa lettura, Vladimir Putin mirerebbe a recuperare l’influenza dell’antico Impero russo, individuando come obiettivi privilegiati i Paesi che ne facevano parte, in particolare Lituania, Lettonia ed Estonia. In ambito Nato si teme anche un interesse russo verso isole svedesi, finlandesi e danesi nel Mar Baltico, alcune aree della Polonia e le regioni settentrionali di Norvegia e Finlandia. Non viene esclusa nemmeno una campagna di attacchi contro infrastrutture strategiche europee, fino a colpire snodi cruciali come il porto di Rotterdam.
La simulazione che preoccupa l’Europa
A dicembre, il quotidiano tedesco Die Welt, insieme al Centro tedesco di wargaming dell’Università Helmut Schmidt delle forze armate, ha organizzato un’esercitazione dal titolo emblematico: “Situazione di emergenza: cosa succederebbe se la Russia ci attaccasse?”. Lo scenario ipotizzato prevedeva un’incursione russa in Lituania e ha suscitato un acceso dibattito negli ambienti della sicurezza europea ancor prima della pubblicazione ufficiale dei risultati.
Alla simulazione hanno partecipato 16 ex alti funzionari tedeschi e della Nato, parlamentari ed esperti di difesa, impegnati a interpretare un contesto ambientato nell’ottobre 2026. Die Welt sta diffondendo i contenuti dell’esercitazione attraverso podcast, articoli e servizi televisivi, mettendo in luce anche le possibili conseguenze dirette per la popolazione civile.
Le possibili strategie della Russia
Dallo scenario simulato emergono effetti immediati sulla vita quotidiana: attacchi informatici in grado di bloccare l’online banking, rendere inutilizzabili gli sportelli bancomat e diffondere un clima di incertezza tramite campagne di disinformazione mirata. Pur trattandosi di un’ipotesi, l’esercitazione mostra come una crisi militare potrebbe rapidamente trasformarsi in un’emergenza sociale.
Nel gioco di guerra, la “squadra blu” rappresentava il governo tedesco, mentre la “squadra rossa” impersonava quello russo. Tra i partecipanti figuravano, per la parte tedesca, l’ex segretario generale della CDU Peter Tauber nel ruolo di cancelliere, il deputato Roderich Kiesewetter come ministro della Difesa ed Eberhard Zorn nei panni di ispettore generale delle forze armate. Sul fronte russo, Alexander Gabuev ha interpretato il presidente della Federazione russa, affiancato da Arndt Freytag von Loringhoven, ex vicedirettore del BND, nel ruolo di ministro degli Esteri.
Il pretesto umanitario e l’attacco alla Lituania
Nella simulazione, la Russia giustifica l’intervento militare con una presunta crisi umanitaria a Kaliningrad, exclave russa tra Polonia e Lituania con accesso al Baltico. Questo pretesto consente alle forze russe di occupare la città lituana di Marijampole, un nodo strategico cruciale per la viabilità regionale, collegato alla superstrada verso la Polonia e al corridoio di Suwalki, che la Lituania è tenuta a mantenere aperto al traffico russo in base a un trattato.
La narrazione dell’intervento umanitario si rivela determinante: gli Stati Uniti, nello scenario ipotizzato, rifiutano di invocare l’articolo 5 della Nato, che prevede l’assistenza collettiva agli alleati. La Germania appare indecisa, mentre la Polonia, pur mobilitando le proprie forze, evita di oltrepassare il confine lituano. Anche la brigata tedesca già presente in Lituania non interviene, ostacolata dall’uso di droni russi che disseminano mine sulle vie di accesso alla base.
La deterrenza che non funziona
Secondo Franz-Stefan Gady, analista militare che nella simulazione ha interpretato il capo di stato maggiore russo, l’esito del gioco di guerra dimostra che la deterrenza non dipende solo dalle capacità militari, ma soprattutto dalla percezione della volontà politica. La convinzione che la Germania avrebbe esitato è stata sufficiente per consentire alla Russia di prevalere. In pochi giorni, e con una forza iniziale di appena 15mila uomini, Mosca riesce a minare la credibilità della Nato e a imporre il proprio controllo sui Paesi baltici.
Bartłomiej Kot, analista polacco della sicurezza che ha vestito i panni del primo ministro di Varsavia, ha sottolineato come la Russia abbia raggiunto gran parte dei suoi obiettivi senza impiegare la maggioranza delle proprie unità, sfruttando la narrativa dell’escalation per indurre gli avversari ad abbassare la tensione.
Opportunismo russo e rischi reali
Nella realtà, secondo il capo di stato maggiore della difesa lituano Giedrius Premeneckas, i servizi di intelligence avrebbero probabilmente fornito segnali sufficienti per evitare uno scenario simile. Tuttavia, resta il timore che Putin possa agire in modo opportunistico, testando le reazioni occidentali e ampliando i risultati quando le condizioni lo permettono.
Nico Lange, ex alto funzionario della Difesa tedesca e membro della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, ha avvertito che per dimostrare l’inefficacia dell’articolo 5 della Nato e dividere gli europei non servono capacità militari straordinarie, ma solo la volontà politica. Un motivo in più, secondo Lange, per cui la Russia potrebbe non attendere che l’Europa sia pienamente pronta.
La Russia punterebbe a degli attacchi rapidi
Il tenente colonnello Amund Osflaten, docente all’Università della Difesa norvegese, osserva che una guerra prolungata sarebbe svantaggiosa per la Russia. Per questo, se Mosca decidesse di agire, lo farebbe rapidamente, puntando a conquistare posizioni strategiche facili da difendere nel tempo. È esattamente ciò che accade nello scenario ipotizzato da Die Welt.
Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino, che nella simulazione ha interpretato Putin, ha evidenziato come la copertura di un intervento “umanitario” sia stata decisiva per il successo dell’operazione. Secondo i funzionari europei, queste tattiche ibride rappresentano una minaccia crescente per il processo decisionale della Nato, soprattutto in un contesto in cui parte dell’amministrazione Trump appare incline a riprendere la narrativa del Cremlino.
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