Bruxelles, 12 marzo 2026 – La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza di grande rilievo nel campo dei diritti civili, dichiarando contraria al diritto europeo la normativa nazionale che nega il riconoscimento della modifica del genere a cittadini dell’Ue che abbiano esercitato il diritto di libera circolazione in un altro Stato membro. La decisione è stata presa nel caso di una cittadina bulgara residente in Italia, che, nonostante avesse completato un percorso di transizione di genere con pareri medici favorevoli, si è vista respingere la richiesta di rettifica dei dati anagrafici da parte delle autorità bulgare.
Il caso bulgaro e il principio di libera circolazione
La donna, nata in Bulgaria e registrata come maschio, ha iniziato in Italia una terapia ormonale e si presenta oggi come donna. La Corte suprema di cassazione bulgara aveva rifiutato la modifica dei dati anagrafici, interpretando il termine “sesso” in senso biologico e privilegiando i “valori morali e religiosi” della società bulgara rispetto all’interesse individuale. Tuttavia, la Corte di Giustizia dell’Ue ha sottolineato che la discrepanza tra l’identità di genere vissuta e i dati ufficiali può ostacolare il diritto alla libera circolazione, esponendo la persona a notevoli inconvenienti durante i controlli d’identità o gli spostamenti transfrontalieri.
In particolare, la sentenza stabilisce che gli Stati membri sono tenuti a garantire procedure chiare, accessibili ed efficaci per il riconoscimento giuridico dell’identità di genere, in conformità con il diritto al rispetto della vita privata sancito dall’Unione.
Implicazioni per il diritto europeo e nazionale
La decisione della Corte di Lussemburgo ha inoltre ribadito un principio fondamentale: il giudice nazionale non può essere vincolato da interpretazioni della propria Corte costituzionale che ostacolino l’applicazione del diritto dell’Unione, così come interpretato dalla Corte stessa. Questo indica un rafforzamento della tutela dei diritti fondamentali nell’ambito europeo, soprattutto in relazione alle persone transgender e alle loro esigenze di riconoscimento giuridico.
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