Seul, 15 marzo 2026 – La Corea del Sud ha annunciato che valuterà con attenzione la richiesta avanzata da Donald Trump di inviare navi da guerra nello Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza e la libertà di navigazione in una zona di cruciale importanza strategica per il commercio energetico mondiale. Un funzionario presidenziale sudcoreano, citato dall’agenzia Yonhap, ha confermato che Seul è in stretto contatto con Washington sul tema, sottolineando il rispetto del diritto internazionale come fondamento per tutelare le rotte marittime internazionali.
La posizione della Corea del Sud e la cooperazione con gli Stati Uniti
La Corea del Sud, uno dei Paesi che dipendono fortemente dal petrolio trasportato attraverso lo Stretto di Hormuz, si trova al centro di un delicato equilibrio geopolitico. Il funzionario ha evidenziato che la sicurezza delle rotte marittime è un interesse condiviso e che si auspica un rapido ritorno alla normalità della rete logistica marittima globale. L’attenzione di Seul è particolarmente significativa dato che il Paese è fra quelli citati da Trump come potenziali partecipanti a una coalizione internazionale per pattugliare e proteggere lo stretto.
La richiesta di Trump e il contesto geopolitico
Donald Trump, attuale presidente degli Stati Uniti, ha rilanciato la richiesta tramite un post su Truth, invitando Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e altri Paesi a contribuire con navi da guerra per mantenere aperto e sicuro lo Stretto di Hormuz. Trump ha fatto riferimento a un impegno già manifestato da diversi Paesi coinvolti, anche se senza fare nomi specifici, e ha sottolineato l’importanza di contrastare le azioni dell’Iran, che ha minacciato di chiudere questo passaggio strategico dopo l’attacco americano e israeliano contro l’isola di Kharg.
Il presidente statunitense ha confermato che le forze americane hanno già condotto operazioni militari nell’area, demolendo l’isola di Kharg per indebolire la capacità iraniana, e ha ribadito l’intenzione di pattugliare con intensità la zona. Tale scenario si inserisce nel contesto di tensioni crescenti nel Golfo Persico, dove lo Stretto di Hormuz rappresenta un nodo vitale per il transito di circa un quarto della produzione mondiale di petrolio. La situazione resta quindi sotto il costante monitoraggio delle principali potenze mondiali, in attesa di sviluppi che possano influenzare la stabilità energetica globale.
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