Seul, 13 gennaio 2026 – La procura speciale sudcoreana ha avanzato una richiesta di pena di morte nei confronti dell’ex presidente Yoon Suk-yeol in seguito al suo tentativo fallito di imporre la legge marziale nel dicembre 2024. L’udienza, svoltasi presso la Central District Court di Seul, è durata oltre 11 ore durante le quali i procuratori hanno illustrato una dettagliata ricostruzione delle accuse mosse contro Yoon e altri imputati.
La richiesta di pena di morte e le accuse di insurrezione
Il procuratore speciale aggiunto Park Eok-su ha descritto Yoon come il capo di un’insurrezione finalizzata a consolidare il suo potere attraverso il controllo della magistratura e del parlamento, utilizzando risorse statali in modo illecito e a discapito dell’interesse nazionale. Sebbene la pena capitale sia formalmente prevista nel sistema giudiziario sudcoreano, essa è congelata da una moratoria in vigore dal 1997.
Yoon potrebbe così diventare il terzo presidente sudcoreano condannato per insurrezione, dopo i due leader militari coinvolti nel colpo di Stato del 1979. La sua decisione di proclamare la legge marziale il 3 dicembre 2024, sospendendo le funzioni costituzionali e inviando le truppe al Parlamento, rappresenta uno dei momenti più gravi nella storia politica recente della Corea del Sud. Il tentativo fu contrastato energicamente dai deputati, tanto da portare all’arresto di Yoon nel gennaio 2025 e alla sua successiva rimozione dall’incarico ad aprile, a seguito della sentenza della Corte costituzionale.
Il processo e le altre implicazioni giudiziarie
Durante l’udienza odierna, il team legale di difesa ha presentato una lunga arringa, paragonando il loro assistito a figure storiche perseguitate ingiustamente, come Galileo Galilei e Giordano Bruno, sostenendo che la maggioranza non sempre detiene la verità. Il procedimento, tuttora in corso, coinvolge otto imputati tra cui l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun, per il quale la procura ha chiesto l’ergastolo. Kim ha recentemente tentato il suicidio dopo l’arresto, ma è stato salvato e si trova in condizioni stabili.
Parallelamente, le indagini sulla proclamazione della legge marziale proseguono con l’istituzione di un procuratore speciale permanente, mentre la polizia ha effettuato perquisizioni anche negli uffici presidenziali. Le accuse riguardano la sospensione illegittima delle funzioni democratiche e la mobilitazione di forze militari per scopi personali, configurando un quadro di grave crisi istituzionale nel Paese.
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