Roma, 6 febbraio 2026 – Il dialogo internazionale sul controllo degli arsenali nucleari è in stallo, alimentando crescenti preoccupazioni per una possibile nuova corsa agli armamenti. La scadenza del trattato New START, l’ultimo accordo vincolante tra Stati Uniti e Russia, ha generato un vuoto normativo che Trump intende colmare coinvolgendo anche la Cina, mentre Mosca spinge per includere Francia e Gran Bretagna nelle negoziazioni, trovando però resistenze soprattutto da Londra.
Trump e la richiesta di un “New START” più ampio
Gli Stati Uniti di Trump, dopo il termine del New START, hanno respinto la proposta di una proroga unilaterale avanzata da Mosca e hanno chiesto un “trattato nuovo, migliorato e modernizzato”, che non solo ponga un freno alle cosiddette “ripetute violazioni russe”, ma che tenga anche conto dell’espansione degli arsenali nucleari nel mondo. Un punto centrale della strategia americana è il coinvolgimento della Cina nei colloqui, paese che, secondo il sottosegretario Usa agli armamenti Thomas DiNanno, sta approfittando dell’assenza di vincoli giuridici per incrementare rapidamente il proprio arsenale, in vista di superare le 1.000 testate entro il 2030. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha sottolineato come “il controllo degli armamenti non può più essere una questione bilaterale” e ha indicato la Cina come attore chiave per garantire la stabilità strategica globale.

Tuttavia, la risposta cinese, arrivata tramite il loro ambasciatore a Ginevra, Shen Jian, si è mostrata rigida, ribadendo che le capacità nucleari di Pechino sono “minimamente paragonabili” a quelle di Stati Uniti e Russia e che spetta a questi ultimi “continuare ad adempiere alle responsabilità speciali e primarie per il disarmo”.
Mosca punta su Parigi e Londra, ma la risposta europea è tiepida
Nel frattempo, Mosca ha comunicato di non ritenersi più vincolata dal New START, sostenendo che un accordo credibile deve coinvolgere anche altri paesi dotati di armamenti nucleari. Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha dichiarato che la Russia è “pronta a ogni scenario”, indicando in Francia e Gran Bretagna i principali interlocutori europei per un’estensione dei negoziati. Tuttavia, la risposta di Londra, tramite l’ambasciatore David Riley a Ginevra, è stata netta: il Regno Unito, che mantiene un “deterrente minimo”, preferisce concentrare i colloqui solo tra i paesi con i maggiori arsenali, ovvero Stati Uniti, Russia e Cina. La posizione di Parigi si è invece mantenuta più ambigua, con il Ministero degli Esteri francese che ha riaffermato il sostegno al contenimento degli armamenti strategici tra gli Stati dotati dei più importanti arsenali, senza però impegnarsi in un’apertura esplicita verso un coinvolgimento diretto.
In questo contesto, la situazione globale rimane caratterizzata da un’incertezza crescente, mentre le tensioni tra le grandi potenze e le rispettive strategie di armamento continuano a evolversi senza un accordo multilaterale che possa garantire un’efficace regolamentazione e prevenire un’escalation nucleare.






