Bogotá, 5 gennaio 2026 – L’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), principale gruppo guerrigliero ancora attivo in Colombia, ha preso posizione contro l’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela che ha portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro. In un comunicato diffuso sui social media, il Comando Centrale dell’ELN ha condannato l’azione definendola una violazione della sovranità venezuelana e ha espresso la sua disponibilità a unirsi alla resistenza del popolo venezuelano contro i “piani imperialisti” statunitensi.
Colombia: la presa di posizione dell’ELN e la solidarietà al Venezuela
L’ELN ha espresso la propria solidarietà al popolo venezuelano e al governo di Caracas, definendo l’intervento statunitense come un’aggressione imperialista che mette a rischio la vita della popolazione. Il gruppo guerrigliero ha inoltre invitato a unire le forze di patrioti, democratici e rivoluzionari della Colombia e dell’America Latina per contrastare tali piani. Si tratta di una presa di posizione significativa considerando il ruolo e la storia dell’ELN, attiva dal 1964 e impegnata in un conflitto armato interno contro il governo colombiano, oltre che accusata di traffico di droga tra Colombia e Venezuela.
L’ELN, che conta circa 5.000 guerriglieri, è la più longeva organizzazione guerrigliera dell’America Latina, con una lunga storia di azioni armate e negoziati di pace falliti. La sua ideologia si basa sul marxismo, la teologia della liberazione e la dottrina del focolaio. Negli ultimi anni, il gruppo ha intensificato la sua presenza e le attività nel dipartimento colombiano del Chocó, regione di frontiera con il Pacifico, dove ha proclamato uno “sciopero armato” che ha causato migliaia di sfollati e un coprifuoco permanente fino a febbraio 2026.
Contesto geopolitico e recente azione statunitense in Venezuela
L’intervento statunitense che ha portato all’arresto di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores è stato la fase culminante di una crescente tensione tra Washington e il regime chavista venezuelano. Maduro, al potere dal 2013 e accusato dagli Stati Uniti di narco-terrorismo e traffico di droga, è stato catturato durante un’operazione militare statunitense il 3 gennaio 2026, evento che ha provocato circa 80 morti tra militari e civili venezuelani. Il Tribunale supremo venezuelano ha nominato presidente ad interim la vicepresidente Delcy Rodríguez.
Gli Stati Uniti, guidati dall’amministrazione Trump, hanno aumentato fino a 50 milioni di dollari la taglia sulla testa di Maduro, definito da Washington a capo di un “narco Stato”. Dopo l’operazione, il presidente statunitense ha dichiarato che gli Usa controllano il Venezuela e ha minacciato anche la Colombia, Cuba e il Messico, ampliando così il clima di tensione nella regione.
Questo scenario complesso vede l’ELN rafforzare il proprio legame con il governo venezuelano, dichiarandosi pronta a combattere insieme contro quello che definisce un imperialismo aggressivo, mentre la Colombia si trova a ridosso di un possibile intervento militare statunitense. Le tensioni e il conflitto armato in varie aree di confine, come il dipartimento del Chocó e la regione del Catatumbo, evidenziano una situazione di instabilità che coinvolge non solo i governi, ma anche popolazioni locali costrette a migrazioni forzate e a vivere sotto minacce costanti.






