Washington, 23 marzo 2026 – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato un significativo passo avanti nei rapporti con l’Iran, affermando di aver raggiunto un accordo con Teheran su 15 punti principali, tra cui l’impegno dell’Iran a rinunciare all’arma nucleare. Il presidente ha inoltre confermato che nuovi colloqui tra le due parti sono in programma nel corso della giornata, tra telefonate e incontri di persona.
Accordo su 15 punti e colloqui in corso tra USA e Iran
Prima di imbarcarsi sull’Air Force One diretto in Florida, Trump ha parlato con i giornalisti confermando che gli Stati Uniti manterranno contatti costanti con l’Iran: “Ci sentiremo oggi, probabilmente per via telefonica e molto presto, e a un certo punto ci incontreremo di persona”. Il presidente ha fatto riferimento a un ciclo di colloqui già avvenuti negli ultimi giorni, descrivendoli come “molto buoni e produttivi”. Proprio questi sviluppi hanno portato Trump a rinviare di cinque giorni un piano di attacchi statunitensi contro infrastrutture energetiche iraniane, in attesa di consolidare l’intesa.
Trump ha sottolineato che l’accordo riguarda 15 punti fondamentali, con un focus centrale sul programma nucleare: “L’Iran ha accettato di non avere l’atomica”. Tra le condizioni poste dagli Stati Uniti vi è anche la rinuncia alle scorte di uranio arricchito da parte di Teheran. Nonostante le smentite ufficiali da parte di media statali iraniani circa la presenza di colloqui con Washington, il presidente americano ha suggerito che “forse l’informazione non è stata trasmessa” correttamente all’interno dell’Iran.
Secondo quanto riferito da una fonte al Jerusalem Post, è il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad-Bagher Ghalibaf, che sta guidando i colloqui con gli Stati Uniti per un accordo che metta fine alle ostilità.
Trump: “In Iran è in corso un regime change”
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato in un breve incontro con la stampa prima della partenza per Memphis, che in Iran è in corso un cambio di regime. Trump ha inoltre ribadito che gli Stati Uniti e Israele hanno “eliminato la leadership” di Teheran, evidenziando la portata delle operazioni militari condotte nella regione.
Lo Stretto di Hormuz e le prospettive economiche
Un altro punto di rilievo emerso dalle dichiarazioni di Trump riguarda lo Stretto di Hormuz, cruciale via di transito per il commercio petrolifero mondiale. Trump ha affermato che lo Stretto riaprirà molto presto se l’accordo con l’Iran funzionerà, ipotizzando persino un possibile controllo congiunto tra Stati Uniti e autorità iraniane, inclusa la figura dell’ayatollah. Il presidente ha però precisato di non poter garantire nulla, ma di vedere “una vera possibilità di raggiungere un accordo”.
In termini economici, Trump ha espresso ottimismo sull’impatto dell’intesa, prevedendo un “crollo dei prezzi del petrolio” una volta che l’accordo sarà effettivo. Questa prospettiva riflette le attese di una progressiva stabilizzazione della regione mediorientale e la riapertura delle rotte energetiche bloccate o limitate fino a oggi.
Contatti con vertici iraniani ma non con la Guida suprema
Interrogato sulle controparti iraniane coinvolte nel dialogo, Trump ha precisato che gli Stati Uniti “parlano con la persona più importante in Iran, ma non è la Guida suprema”. Questa distinzione appare significativa rispetto alle tradizionali interlocuzioni diplomatiche e indica un canale di comunicazione alternativo all’interno delle istituzioni iraniane.
Il presidente ha anche dichiarato che non è stata l’amministrazione statunitense a chiamare per prima, ma che è stato l’Iran a prendere l’iniziativa per avviare il dialogo: “Non li ho chiamati. Loro hanno chiamato. Loro vogliono un accordo”. Trump ha infine ironizzato sulla gestione mediatica iraniana, affermando che il Paese “ha bisogno di addetti alle pubbliche relazioni migliori”.
L’accordo, ancora in fase di definizione, rappresenta un possibile punto di svolta nelle relazioni tra Stati Uniti e Iran. Le prossime ore saranno decisive per verificare la tenuta di questa intesa e il suo impatto sulla stabilità regionale e globale.






