Mascate, 6 febbraio 2026 – Proseguono i delicati colloqui tra USA e Iran ospitati in Oman, con l’obiettivo di scongiurare un’escalation militare e trovare un’intesa sul programma nucleare iraniano. Il negoziato, iniziato alle 10 ora locale (le 7 in Italia), si concentra su un piano articolato in cinque punti, ma le divergenze restano evidenti: l’Iran insiste nel focalizzarsi esclusivamente sul nucleare, mentre gli Stati Uniti mirano a includere nella trattativa anche il controllo dei missili balistici a lungo raggio, elementi chiave in uno scenario di potenziale conflitto.
Colloqui USA-Iran: il contesto e i protagonisti dei negoziati
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, attualmente figura di spicco nella diplomazia di Teheran, ha incontrato il suo omologo omanita Badr al-Busaidi a Mascate per definire la cornice bilaterale e regionale della discussione. Araghchi ha sottolineato la necessità di un dialogo basato sul “rispetto reciproco” e sulla “parità di diritti”, ribadendo che l’Iran si presenta “con gli occhi aperti e fermo sui propri diritti”, disposto a negoziare in buona fede ma senza rinunciare alle proprie prerogative.
Il Sultanato dell’Oman, tradizionalmente un mediatore stabile e neutrale nel Golfo Persico, continua a svolgere un ruolo cruciale, facilitando l’incontro tra Washington e Teheran. Il Paese, con una storia di relazioni diplomatiche indipendenti e una politica estera equilibrata, appare determinante per mantenere aperto il canale diplomatico.
Le questioni al centro del negoziato
Secondo fonti regionali e riferimenti al quotidiano israeliano Haaretz, gli Stati Uniti hanno accettato, almeno temporaneamente, di limitare le trattative all’ambito nucleare, rinunciando a discutere i missili balistici e altri temi di sicurezza, dopo pressioni esercitate da Paesi della regione come Qatar, Arabia Saudita e Oman. Proprio questi Stati arabi stanno spingendo affinché la diplomazia abbia una reale chance di successo.
Il piano negoziale in esame comprende la proposta di mantenere l’arricchimento dell’uranio iraniano a un livello molto basso, intorno al 3%, soglia ritenuta sufficiente per l’uso civile ma lontana dalla capacità di produrre armi nucleari. Fonti diplomatiche citate dal New York Times indicano che l’Iran potrebbe accettare una sospensione a lungo termine del proprio programma nucleare in cambio della revoca delle sanzioni economiche che hanno gravemente compromesso la sua economia.
Tensioni regionali e avvertimenti
Nonostante gli sforzi diplomatici, la situazione rimane tesa sul piano militare e politico. L’ambasciata virtuale statunitense in Iran ha rinnovato l’appello ai cittadini degli USA a lasciare il paese, segnalando interruzioni di internet e potenziali rischi di conflitto. Lo scenario complessivo è complicato anche dalla pressione di Israele, che segue con apprensione l’evoluzione dei negoziati, e dalla recente recrudescenza delle ostilità nella Striscia di Gaza.
Inoltre, i Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione iraniana, hanno ribadito la loro posizione di fermezza, minacciando risposte severe a qualsiasi azione ostile americana. Il leader supremo iraniano Ali Khamenei sarebbe tuttora nascosto in un bunker, mentre uno dei suoi figli, Masoud Khamenei, avrebbe assunto la gestione quotidiana dell’ufficio della Guida, secondo fonti vicine all’opposizione.
La complessità del dossier nucleare iraniano si inserisce in un quadro geopolitico articolato, dove la storica uscita degli Stati Uniti dal JCPOA nel 2018 sotto l’amministrazione Trump ha lasciato profonde ferite, e l’amministrazione Biden si impegna oggi a riavviare il dialogo. L’accordo originale, firmato nel 2015 a Vienna e scaduto formalmente nell’ottobre 2025, prevedeva limiti severi al programma nucleare iraniano in cambio della rimozione delle sanzioni, un equilibrio delicato e ora da ricostruire.






