Mosca, 13 febbraio 2026 – La diplomazia internazionale prova a rilanciare il dialogo nella crisi ucraina con un nuovo incontro trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, in programma il 17 e 18 febbraio prossimi a Ginevra. La sessione di colloqui, tuttora esclusiva per le due parti belligeranti e Washington, si svolge in un contesto di persistenti tensioni e violenze sul terreno, con bombardamenti e blackout che colpiscono duramente la popolazione ucraina nel corso del quinto inverno di conflitto. Trump invita Zelensky a “smuoversi”.
Il nuovo round a Ginevra tra Russia, Ucraina e Stati Uniti
Dopo i primi due incontri trilaterali svoltisi ad Abu Dhabi tra fine gennaio e inizio febbraio, il Cremlino ha ufficializzato la ripresa del tavolo negoziale in Svizzera. La delegazione russa sarà guidata dal consigliere presidenziale Vladimir Medinsky, che sostituisce l’ammiraglio Igor Kostyukov, ex capo dei servizi segreti militari. Accanto a Medinsky, parteciperà anche Kirill Dmitriev, consigliere del presidente Putin per gli investimenti esteri, segno dell’interesse russo a integrare elementi economici e politici nelle trattative.
Dall’altra parte, l’Ucraina conferma la squadra di negoziatori già attiva ad Abu Dhabi, guidata dal segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale Rustem Umerov e dal capo del gabinetto presidenziale Kyrylo Budanov. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, in carica dal 2019 e figura simbolo della resistenza nazionale, continua a guidare la strategia politica del Paese basata su un mix di fermezza e dialogo. Nel frattempo, gli Stati Uniti mantengono un ruolo di mediazione e supporto diplomatico, senza coinvolgere direttamente l’Unione Europea, che resta al momento esclusa dai negoziati ufficiali.
Il contesto sul terreno e le tensioni diplomatiche
Mentre la diplomazia tenta di aprire un canale di comunicazione, la situazione sul campo si mantiene critica. Secondo le autorità di Kiev, nei raid russi delle ultime 24 ore sono morte sette persone, tra cui tre fratelli a Kramatorsk e diversi civili nell’area di Odessa, colpita da droni russi che hanno attaccato uno dei suoi porti. Altre vittime sono state segnalate nelle regioni di Kherson e Sumy. Parallelamente, le autorità russe riferiscono di otto feriti civili a seguito di attacchi di droni ucraini nelle regioni di Belgorod e Volgograd, tra cui un bambino di 12 anni.
Questi attacchi hanno causato blackout in almeno sei regioni ucraine, aggravando le difficoltà di una popolazione già provata dal rigido inverno e dalla crisi umanitaria. L’impatto sulle infrastrutture energetiche e logistiche continua a rappresentare uno degli aspetti più drammatici del conflitto.
Sul fronte politico, la questione della partecipazione europea ai negoziati resta delicata. Il tentativo del presidente francese Emmanuel Macron di aprire un dialogo diretto con Mosca non ha trovato consenso unanime, in particolare dalla Germania, il cui cancelliere Friedrich Merz ha espresso scetticismo sull’effettiva volontà russa di impegnarsi seriamente nel negoziato. «Questa guerra finirà solo quando la Russia sarà esausta, almeno economicamente e potenzialmente anche militarmente», ha dichiarato Merz nel corso della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, dove è intervenuto anche lo stesso Zelenskyj.
Le posizioni di Zelenskyj e Trump: dialogo e pressioni
Il presidente ucraino Zelenskyj, che ha partecipato a diversi incontri diplomatici a Monaco di Baviera, incluso un confronto con il segretario di Stato americano Marco Rubio, ha ribadito l’obiettivo di «porre fine alla guerra con una pace dignitosa», sottolineando la gravità della situazione sul terreno e la sofferenza della popolazione nel pieno dell’inverno. Un incontro significativo si è tenuto anche con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che ha promesso un ulteriore pacchetto di assistenza umanitaria ed energetica all’Ucraina, rafforzando il ruolo di Pechino come attore internazionale nel conflitto.
Sul piano internazionale, il presidente degli Stati Uniti e attuale leader repubblicano Donald Trump, tornato alla Casa Bianca nel 2025 per il suo secondo mandato non consecutivo, ha lanciato un appello diretto a Zelenskyj: «Deve darsi una mossa, la Russia vuole un accordo». Trump sottolinea l’urgenza di una soluzione negoziata, ponendo pressione sul leader ucraino affinché si impegni concretamente in un compromesso.
D’altra parte, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha invitato a non sottovalutare la capacità militare di Mosca, definendo la Russia non un “orso possente”, ma piuttosto una “lumaca da giardino”, in riferimento alla lentezza dell’avanzata militare russa, che tuttavia si accompagna a «perdite sbalorditive».
La diplomazia si trova così a operare in un quadro complesso, dove la guerra sul campo continua a mietere vittime e a generare distruzione, mentre i protagonisti internazionali cercano un equilibrio tra dialogo e fermezza. Le prossime giornate a Ginevra potrebbero rappresentare un banco di prova importante per verificare se esistono ancora margini per un negoziato che possa aprire la strada a un cessate il fuoco duraturo.






