Bruxelles, 16 febbraio 2026 – La decisione di Israele di procedere con l’annessione di nuove porzioni di territorio in Cisgiordania continua a suscitare reazioni internazionali forti e unanimi. La Comunità europea, l’Egitto e la Turchia hanno espresso condanne ferme contro le azioni israeliane, giudicate illegali e dannose per la pace nella regione.
Reazioni internazionali alla politica di annessione israeliana
In una conferenza stampa tenutasi a Bruxelles, Anouar El Anouni, portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, ha definito l’annessione della Cisgiordania da parte di Israele come “un passo nella direzione sbagliata” e “illegale secondo il diritto internazionale”. La decisione israeliana, ha sottolineato, mina “la validità di una soluzione a due Stati” e rischia di compromettere “una pace giusta e globale nella regione”.
Parallelamente, l’Egitto ha condannato la ripresa delle procedure di registrazione dei terreni da parte di Israele nella Cisgiordania occupata, definendola una “pericolosa escalation” volta a consolidare il controllo israeliano sui territori palestinesi. In una dichiarazione ufficiale, il ministero degli Esteri del Cairo ha richiamato la comunità internazionale a intervenire per difendere i diritti del popolo palestinese e ha ribadito che tali azioni violano apertamente il diritto internazionale, in particolare la Quarta Convenzione di Ginevra e la Risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. L’Egitto ha inoltre evidenziato che queste misure minacciano il processo di pace e la prospettiva di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come capitale.
Anche la Turchia ha espresso una ferma condanna, con Burhanettin Duran, direttore delle comunicazioni del presidente Erdogan, che ha definito il censimento catastale israeliano come una violazione del diritto internazionale e un atto che “aggrava ulteriormente l’ingiustizia nella regione”. Duran ha invitato la comunità internazionale a farsi carico della responsabilità di porre fine a questa illegalità e a lavorare per una pace duratura basata sulla soluzione a due Stati.
Nuovo insediamento a Gerusalemme Est e implicazioni sulla Cisgiordania
Secondo quanto riportato dai media israeliani e internazionali, i ministeri israeliani delle Finanze e dell’Edilizia abitativa, insieme al Consiglio regionale Benjamin in Cisgiordania, hanno firmato un accordo per la costruzione di un nuovo insediamento che rappresenta un’espansione verso est di Gerusalemme. Il progetto prevede la realizzazione di circa 2.780 unità abitative in un quartiere adiacente all’insediamento di Adam, vicino al confine nord-orientale di Gerusalemme.
Questa iniziativa si inserisce nel quadro di una politica più ampia di espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, che secondo il censimento dell’ONU del marzo 2023 conta circa 279 colonie israeliane. Di queste, un terzo è stato stabilito per motivi ideologici, mentre il resto è cresciuto grazie a incentivi economici offerti da Israele. Tali insediamenti sono considerati illegali dalla comunità internazionale e rappresentano un ostacolo alla creazione di uno Stato palestinese indipendente.
Le nuove misure israeliane e l’annessione silenziosa della Cisgiordania
Negli ultimi mesi, il governo israeliano ha introdotto nuove misure che facilitano l’acquisizione di terre palestinesi da parte di coloni israeliani. Tra queste, l’abrogazione di un divieto decennale sulla vendita diretta di terreni e la declassificazione dei registri catastali locali, permettendo così a coloni e società immobiliari di identificare e fare pressione su proprietari palestinesi per la vendita delle loro terre. Queste modifiche, approvate in una riunione a porte chiuse del gabinetto di sicurezza di Netanyahu, autorizzano inoltre le forze israeliane a condurre operazioni di controllo e demolizioni anche nelle aree A e B della Cisgiordania, che secondo gli accordi di Oslo dovrebbero essere sotto il controllo civile e di sicurezza palestinese.
L’ONG israeliana Peace Now ha denunciato queste decisioni come un’“annessione di fatto” che rischia il collasso dell’Autorità Nazionale Palestinese e comporta un massiccio furto di terre palestinesi. Di fronte a queste misure, il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha esortato Israele a revocare immediatamente le azioni, ribadendo che tutti gli insediamenti nella Cisgiordania occupata sono «una flagrante violazione del diritto internazionale».
Questa strategia di espansione e controllo si accompagna alla costruzione e al mantenimento della barriera di separazione israeliana, un sistema di muri e recinzioni che si estende per circa 730 km, includendo la maggior parte degli insediamenti israeliani e gran parte delle risorse idriche della Cisgiordania. Israele la considera una misura di sicurezza, mentre i palestinesi la vedono come uno strumento di segregazione e annessione, elemento che contribuisce a limitare la libertà di movimento e ad isolare comunità palestinesi.
La situazione attuale evidenzia quindi una complessa dinamica di controllo territoriale e tensioni politiche che si riflettono in una crescente opposizione internazionale alle politiche israeliane di insediamento e annessione nella Cisgiordania occupata.






