Pechino, 8 gennaio 2026 – La Cina affronta una crisi demografica profonda, con il governo che adotta misure sempre più drastiche per invertire il calo delle nascite che dura ormai da anni. Tra le ultime decisioni figurano l’introduzione di una tassa sui contraccettivi, una scelta che ha suscitato scalpore e dibattito sia all’interno del paese che a livello internazionale. La capitale Pechino, con i suoi quasi 22 milioni di abitanti, è al centro di queste politiche che mirano a favorire un aumento delle nascite, ma il contesto socioeconomico rende la sfida particolarmente complessa.
Politiche fiscali e incentivi per la natalità in Cina
Il governo cinese, guidato dal Partito Comunista Cinese sotto la leadership di Xi Jinping, ha approvato l’applicazione di un’imposta sul valore aggiunto del 13% su prodotti quali preservativi e pillole anticoncezionali, un provvedimento che rompe con la tradizione di esenzione fiscale su questi beni. Questa misura si inserisce in una più ampia strategia per promuovere la famiglia e incentivare la procreazione in un paese che, dopo decenni di politica del figlio unico, ora consente fino a tre figli per coppia.
Oltre alla tassazione sui contraccettivi, il governo offre una serie di agevolazioni come esenzioni fiscali per prodotti destinati ai bambini, copertura sanitaria per le spese legate al parto e un sostegno economico annuo di 3.600 yuan per ogni bambino sotto i tre anni. In alcune province, inoltre, si stanno sperimentando iniziative come corsi universitari di “educazione all’amore” e giorni extra di congedo matrimoniale, pensati per promuovere una cultura favorevole alla famiglia.
Queste politiche si inseriscono nel contesto di una popolazione in rapido invecchiamento e di un’economia che ha rallentato rispetto agli anni di crescita esponenziale, con un PIL nominale che, nonostante gli sforzi, fatica a mantenere il ritmo. La capitale Pechino, cuore politico e amministrativo, riflette in modo emblematico queste dinamiche, con il suo ruolo strategico e la crescente pressione demografica.

Le sfide strutturali al rilancio demografico
Il calo del tasso di fertilità cinese, sceso sotto un figlio per donna, è un fenomeno complesso che non può essere risolto con semplici misure fiscali. Le ragioni principali sono di natura economica e sociale: l’elevato costo della vita, l’istruzione onerosa, la stagnazione salariale e le incertezze professionali scoraggiano molti giovani dal mettere su famiglia. Questi fattori si sommano a una percezione diffusa di precarietà e disillusione verso il futuro, elementi che pesano notevolmente sulle decisioni di genitorialità.
Sulla scia di questo quadro, la decisione di tassare i contraccettivi ha provocato reazioni critiche e ironiche sui social media, dove molti vedono nel provvedimento un modo controproducente di affrontare il problema. Inoltre, si sono sollevate preoccupazioni riguardo alle potenziali intrusioni nella sfera privata, con segnalazioni di controlli sulle donne in età fertile, come nel caso della provincia dello Yunnan, dove le autorità hanno richiesto informazioni sulle mestruazioni, alimentando il timore di pressioni invasive.






