Il caso Epstein continua a scuotere la politica britannica, coinvolgendo ora l’ex ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, Peter Mandelson. La pubblicazione dei primi documenti governativi relativi alla sua nomina ha sollevato nuove polemiche, evidenziando come l’ex ministro laburista abbia mantenuto contatti con Jeffrey Epstein, condannato per pedofilia e traffico sessuale, anche dopo la sua condanna negli Stati Uniti.
Le carte, diffuse dal governo, mostrano che i funzionari avevano segnalato un significativo “rischio reputazionale” legato alla nomina di Mandelson già nel dicembre 2024, mesi prima dell’incarico, e che il premier in carica Keir Starmer era stato informato dei possibili rischi legati ai legami dell’ex ambasciatore con Epstein.
I contenuti dei documenti e le preoccupazioni interne
I documenti, un fascicolo di 147 pagine, contengono messaggi e rapporti transitati per Downing Street all’epoca della designazione di Peter Mandelson. Emergono riferimenti a un’inchiesta della banca d’affari JP Morgan del 2009, che evidenziava la “relazione particolarmente vicina” di Mandelson con Epstein, mantenuta anche dopo la prima condanna del faccendiere statunitense.
Inoltre, i documenti citano un incontro fra Tony Blair, allora primo ministro, e Epstein, facilitato personalmente da Mandelson. Questi elementi sembrano contrastare con la versione difensiva di Starmer, che ha dichiarato in Parlamento di non essere stato pienamente informato sui legami tra Mandelson ed Epstein.
Il fascicolo rivela anche preoccupazioni interne sul processo di nomina. Jonathan Powell, ex consigliere per la sicurezza nazionale, definì la procedura “stranamente affrettata” e sollevò dubbi sulla reputazione dell’ex ambasciatore. Analogamente, Phillip Barton, massimo funzionario del ministero degli Esteri, aveva espresso riserve sulla designazione.
Polemiche e buonuscita di Peter Mandelson
La pubblicazione dei documenti ha riacceso il dibattito sulle decisioni del governo laburista. Le opposizioni hanno subito contestato la gestione della nomina e la trasparenza di Starmer.
Inoltre, le carte hanno riportato l’attenzione sulla mega buonuscita di Mandelson, inizialmente pari a 547mila sterline (circa 633mila euro) per soli nove mesi di mandato, poi ridotta a 75mila sterline dopo una transazione negoziata con il Tesoro nel pieno dello scandalo.
L’ex ambasciatore è già al centro di indagini della polizia britannica per cattiva condotta nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche, ma ha negato qualsiasi illecito e non è accusato di condotta sessuale.
La vicenda continua dunque a sollevare interrogativi sulla gestione della nomina, sulla trasparenza del governo e sulle relazioni tra funzionari pubblici e figure controverse, mantenendo alta l’attenzione dei media e del Parlamento britannico.






