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Home Esteri

Caso Epstein, la testimonianza di Marina Lacerda: “Ecco come funzionava il sistema”

Lacerda ha deciso di uscire dall’anonimato anche per rendere omaggio a Virginia Giuffre e per lasciare un messaggio alla propria figlia

by Alessandro Bolzani
5 Aprile 2026
L'intervista di Marina Lacerda a Storieus

L'intervista di Marina Lacerda a Storieus | YouTube @Alanews

Per anni è stata identificata negli atti giudiziari come “Vittima minorenne numero 1”. Ora Marina Lacerda ha scelto di raccontare pubblicamente la propria storia a Storieus, format di interviste condotto da Andrea Eusebio, offrendo uno sguardo diretto su uno dei sistemi di sfruttamento più controversi degli ultimi decenni, quello costruito attorno a Jeffrey Epstein. La sua testimonianza ricostruisce un meccanismo organizzato che colpiva soprattutto giovani vulnerabili, spesso immigrate senza documenti, attirate con promesse di aiuto economico o stabilità.

La testimonianza di Marina Lacerda

Lacerda ha deciso di uscire dall’anonimato anche per rendere omaggio a Virginia Giuffre e per lasciare un messaggio alla propria figlia. Per lei definirsi “sopravvissuta” rappresenta un passaggio fondamentale per riprendere il controllo della propria identità.

Alle spalle, una storia segnata da abusi già in età infantile e da un contesto familiare fragile. Dopo aver denunciato il patrigno, inizialmente senza essere creduta, ha dovuto affrontare anche difficoltà economiche importanti, diventando giovanissima un punto di riferimento per la propria famiglia.

Il reclutamento: promesse e manipolazione

L’ingresso nel circuito di Epstein avvenne quando aveva appena 14 anni, attraverso una coetanea che le prospettò un’opportunità per migliorare la sua situazione. Gli incontri venivano inizialmente descritti come innocui, ma si inserivano in un sistema ben più complesso.

La residenza di New York appariva come un luogo costruito per impressionare: ambienti lussuosi, simboli di potere e riferimenti a personalità influenti contribuivano a creare un clima intimidatorio. Epstein, secondo il racconto di Lacerda, si mostrava affabile e interessato, instaurando un rapporto di fiducia che serviva a spingere gradualmente le ragazze oltre i propri limiti.

Abusi, escalation e traumi rimossi

La dinamica descritta segue un percorso preciso: dalle richieste iniziali apparentemente innocue si passava progressivamente a situazioni sempre più esplicite. In cambio venivano promessi aiuti economici o supporto per la regolarizzazione della posizione negli Stati Uniti.

Lacerda racconta di aver vissuto anche una forma di amnesia dissociativa, che le ha fatto rimuovere per anni parte dei ricordi più traumatici, riaffiorati solo successivamente.

Vittime scelte per la loro fragilità

Uno degli aspetti più inquietanti riguarda la selezione delle vittime. Secondo la testimonianza, non si trattava di scelte casuali: venivano individuate ragazze con alle spalle situazioni difficili, segnate da povertà, instabilità familiare o condizioni di irregolarità.

La necessità di sopravvivere, unita alla paura delle autorità e all’isolamento sociale, rendeva queste giovani particolarmente esposte. In molti casi mancavano strumenti e supporti per riconoscere il pericolo o chiedere aiuto.

Le indagini e le pressioni legali

Quando nel 2008 l’FBI entrò in contatto con lei, Lacerda si rivolse paradossalmente proprio all’entourage di Epstein. Gli avvocati messi a disposizione, invece di proteggerla, avrebbero adottato strategie intimidatorie, facendole temere conseguenze legali personali e limitando l’accesso alle informazioni.

I dubbi di Lacerda sulla gestione attuale dei file

Lacerda esprime forte insoddisfazione anche per l’attuale situazione, puntando il dito contro figure istituzionali come Pam Bondi. Secondo la sua ricostruzione, milioni di documenti legati al caso sarebbero ancora nelle mani del Dipartimento di Giustizia senza una reale volontà di renderli pubblici.

Non manca il sospetto che l’attenzione mediatica venga talvolta spostata su altri temi internazionali, lasciando in secondo piano una vicenda che, a suo avviso, richiederebbe piena chiarezza.

Il messaggio di Lacerda

Nel concludere il suo racconto, Lacerda insiste sulla possibilità di ricostruire la propria vita dopo un trauma così profondo. Rifiuta l’idea che una vittima debba restare intrappolata nel dolore e invita a rompere il silenzio.

Critica inoltre quelle culture che tendono a normalizzare relazioni squilibrate tra adulti e minorenni e sottolinea l’importanza della solidarietà tra donne. L’obiettivo resta uno: ottenere giustizia per tutte le persone coinvolte, senza eccezioni legate al potere o alla notorietà.

“Non conta chi hai davanti, conta la tua storia. E hai il diritto di raccontarla”, è il messaggio che lascia.

Tags: Epstein filesJeffrey Epsteinprima pagina

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