Il caso Epstein torna a infiammare il dibattito politico americano e travolge una delle coppie più potenti della storia democratica. Bill e Hillary Clinton hanno deciso di non presentarsi davanti alla commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti, aprendo un duro braccio di ferro con i repubblicani. Una scelta che, oltre allo scontro politico, potrebbe avere conseguenze penali concrete.
I Clinton disertano Capitol Hill
Convocati con due distinti mandati di comparizione per chiarire la natura dei loro rapporti con Jeffrey Epstein, Bill e Hillary Clinton non si sono presentati alle audizioni fissate a metà gennaio. L’ex presidente e l’ex segretario di Stato hanno accusato il presidente repubblicano della commissione, James Comer, di condurre una persecuzione politica, rifiutandosi di rispondere alle domande dei parlamentari.
Al posto dei Clinton, sulla scrivania di Comer è arrivata una lettera di otto pagine, firmata da entrambi e resa pubblica dal New York Times. Nel documento, la coppia sostiene che le citazioni siano invalide e motivate esclusivamente da pregiudizi politici. Secondo i due, l’inchiesta mirerebbe a colpire avversari politici e a proteggere alleati, spostando l’attenzione dai presunti legami tra Epstein e Donald Trump.
La strategia legale e lo scontro frontale
Attraverso il loro storico avvocato David E. Kendall, i Clinton avevano già avvisato la commissione nei mesi precedenti, chiedendo il ritiro dei mandati di comparizione. Nella lettera, il tono si fa apertamente conflittuale: la coppia rivendica il diritto di “lottare per il Paese, i suoi principi e il suo popolo”, lasciando intendere di essere pronta a sostenere lo scontro istituzionale fino in fondo.
La risposta repubblicana non si è fatta attendere. James Comer ha annunciato che la commissione sta valutando l’apertura di un’indagine per oltraggio al Congresso. Ignorare una citazione in giudizio può comportare una multa fino a 100 mila dollari e una pena detentiva fino a un anno, anche se l’iter richiede il via libera della commissione, della Camera e infine del Dipartimento di Giustizia.
Comer ha chiarito che la convocazione non equivale a un’accusa penale: Epstein avrebbe visitato la Casa Bianca 17 volte durante la presidenza Clinton e i repubblicani intendono chiarire la natura di quei rapporti. Al centro dell’attenzione ci sono anche i viaggi sull’aereo privato del finanziere, il famigerato “Lolita Express”, sui cui registri comparirebbe più volte il nome di Bill Clinton.
I Clinton e Jeffrey Epstein
Secondo la portavoce dell’ex presidente, Clinton avrebbe utilizzato il jet per attività legate alla sua fondazione, accompagnato da agenti dei servizi segreti. Tuttavia, alcune inchieste giornalistiche sollevano dubbi su viaggi all’estero privi di giustificazioni ufficiali. A ciò si aggiungono i finanziamenti di Epstein alle campagne elettorali dei Clinton negli anni Novanta e i legami indiretti con Ghislaine Maxwell.
Nei prossimi mesi si capirà se il Congresso procederà formalmente contro l’ex coppia presidenziale e se il Dipartimento di Giustizia darà seguito all’ipotesi di oltraggio. Di certo, il caso Epstein continua a rappresentare una mina politica inesplosa, capace di travolgere anche figure di primo piano che, da anni, cercano di prendere le distanze dall’ombra del finanziere newyorkese.





