Camerota, 9 gennaio 2026 – Tra i numerosi cittadini di origine italiana detenuti in Venezuela, spicca il caso di Anderson Daniel Farnetano, militare italo-venezuelano di 27 anni, incarcerato dal 2019 e condannato a 22 anni di reclusione per ribellione civile e associazione per delinquere.
Il caso di Anderson Daniel Farnetano
Farnetano è figlio di un padre italiano originario di Camerota, in provincia di Salerno, e di madre venezuelana. Il giovane, membro dell’esercito venezuelano, è detenuto nel carcere militare di Ramo Verde, una struttura spesso denunciata da organizzazioni per i diritti umani per le condizioni disumane di detenzione. L’arresto risale al 30 aprile 2019, durante la cosiddetta “Operación Libertad”, un tentativo di sollevazione contro il governo di Nicolás Maduro.
Secondo i familiari, Farnetano stava svolgendo un servizio di ordine pubblico senza che si verificassero scontri. Il giorno successivo l’arresto, si presentò spontaneamente con il padre al comando militare, dove venne fermato. Il processo, considerato dai familiari e dagli avvocati privo delle garanzie fondamentali della difesa, ha portato a una condanna pesante e a una detenzione prolungata in condizioni difficili. Il padre, Delfino José Farnetano, recentemente rientrato in Venezuela dopo un periodo in Italia, segue da vicino la vicenda del figlio, sollecitando un intervento per la sua liberazione.
La situazione degli italiani detenuti in Venezuela: speranze e rilascio parziale
Nelle ultime settimane, il governo venezuelano ha annunciato la liberazione di alcuni prigionieri stranieri, tra cui due italiani: l’imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista e politico Biagio Pilieri. Tuttavia, restano in carcere almeno altri venti cittadini italiani o italo-venezuelani, detenuti per motivi politici o con accuse ritenute arbitrarie.
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, è in costante contatto con l’ambasciatore a Caracas e la rete consolare per accelerare il rilascio dei detenuti e monitorare la situazione. Tra i più noti casi ancora aperti figurano il cooperante Alberto Trentini e l’imprenditore Mario Burlò. Le condizioni di detenzione, soprattutto in strutture come l’Helicoide di Caracas, sono spesso caratterizzate da isolamento, difficoltà di comunicazione con le famiglie e rischi per la salute.
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