Ottawa, 22 gennaio 2026 – Per la prima volta in oltre un secolo, il Canada ha elaborato un piano di simulazione per rispondere a una possibile invasione militare degli Stati Uniti, un’ipotesi che fino a poco tempo fa era considerata pura fantascienza. Questo sviluppo emerge in un quadro di crescenti tensioni geopolitiche e diplomatiche tra Ottawa e Washington, alimentate dalle controversie degli ultimi anni e dalle posizioni assunte dall’attuale presidente statunitense Donald Trump, rientrato alla Casa Bianca nel 2025 per un secondo mandato dopo la vittoria sulle elezioni del 2024.
Il piano di difesa canadese contro un’ipotetica incursione americana
Le Forze Armate Canadesi hanno messo a punto un modello teorico di risposta a un attacco statunitense, come riportato da fonti quali The Independent e The Globe and Mail. Il documento, definito precauzionale, prevede un utilizzo massiccio di tattiche asimmetriche, compresi sabotaggi, imboscate e l’impiego intensivo di droni, al fine di contrastare un’avanzata rapida delle truppe americane, ipotizzate in partenza dal confine sud del Canada. Il piano prevede inoltre di chiedere supporto alle potenze nucleari alleate europee, come Francia e Regno Unito, e di ricorrere a un sostegno militare continentale, in particolare dall’Europa.
Nonostante queste misure, le autorità canadesi sottolineano come un’invasione degli Stati Uniti sia altamente improbabile, ma l’esistenza stessa di questo modello è indicativa del netto peggioramento dei rapporti bilaterali. Un sondaggio recente evidenzia che una larga fetta della popolazione canadese oggi percepisce gli Stati Uniti come la principale minaccia alla sicurezza nazionale.
Le radici della crisi: Trump e le tensioni sull’Artico e la Groenlandia
Alla base delle tensioni si collocano le dichiarazioni e le politiche di Donald Trump, il quale ha più volte definito il Canada come un possibile “51° Stato americano” e ha manifestato un forte interesse per il controllo delle risorse e del territorio artico canadese. Inoltre, la sua attenzione si è concentrata sulla Groenlandia, isola strategica appartenente al Regno di Danimarca e membro della NATO, per la quale la Casa Bianca ha valutato, seppur teoricamente, anche l’uso della forza militare in nome della sicurezza nazionale.
Queste posizioni hanno allarmato gli alleati europei della NATO, con Francia e Germania che hanno rafforzato la loro presenza militare in Groenlandia e il Canada che sta valutando un incremento delle proprie forze nella regione artica. Il primo ministro canadese Mark Carney, in carica dal marzo 2025, ha ribadito il fermo sostegno alla sovranità della Groenlandia e della Danimarca, sottolineando la necessità di preservare l’integrità territoriale nell’area.
Cooperazione e divergenze tra Canada e Stati Uniti
Nonostante l’elaborazione di questo piano, i vertici militari canadesi mantengono che la collaborazione con gli Stati Uniti rimane solida, come dimostrato dalla recente partecipazione congiunta a un’esercitazione del NORAD in Groenlandia. Diverse autorità militari in pensione definiscono inoltre “fantasiosa” l’ipotesi di una reale invasione americana, confermando che si tratta di un esercizio teorico volto a verificare la resilienza delle difese nazionali.
Questo clima di diffidenza, tuttavia, riflette una trasformazione profonda nei rapporti tra due Paesi storicamente legati da forti vincoli economici e militari, segnando un momento di grande incertezza nelle dinamiche geopolitiche del Nord America.






