Bruxelles, 20 febbraio 2026 – In un clima di crescente tensione transatlantica, gli Stati Uniti d’America hanno lanciato un chiaro avvertimento all’Unione Europea riguardo a possibili ritorsioni qualora venissero introdotte clausole vincolanti di Buy European nel settore degli armamenti. La posizione di Washington è stata espressa attraverso una dichiarazione del Pentagono e un contributo al recente processo di consultazione pubblica della Commissione europea.
Gli Stati Uniti contro il Buy European nel comparto difesa
Gli Stati Uniti riconoscono e sostengono il processo di riarmo europeo e la rivitalizzazione della base industriale della difesa nel Vecchio Continente, ma sottolineano che tali iniziative non devono compromettere la base industriale della difesa transatlantica né la capacità collettiva di fornire equipaggiamenti essenziali. Il Dipartimento della Difesa americano ha infatti espresso preoccupazione per una possibile introduzione di requisiti che favoriscano esclusivamente prodotti europei negli appalti per la difesa, definendo questa linea come protezionista e dannosa per l’interoperabilità della NATO e la prontissima risposta comune.
Tra le misure di ritorsione ventilate da Washington si annovera lo stop alle deroghe previste dalla normativa statunitense Buy American che attualmente consentono alle aziende europee facilità di accesso a determinate gare pubbliche americane. Il Pentagono ha inoltre evidenziato come una clausola di preferenza europea sarebbe in contrasto con l’accordo tra UE e USA sui dazi, e ha ribadito che la difesa rimane principalmente una competenza nazionale degli Stati membri dell’Unione.
Il contesto europeo e le prossime tappe normative
Questa presa di posizione arriva a pochi giorni dalla presentazione, prevista per il 26 febbraio, del piano complessivo dell’UE per l’industria della difesa, che con tutta probabilità includerà clausole di Buy European per gli appalti nei settori strategici. Successivamente, nel terzo trimestre del 2026, è atteso un aggiornamento della direttiva comunitaria del 2009 sugli appalti per la difesa.
L’Unione Europea ha già introdotto criteri di contenuto minimo europeo in programmi rilevanti come il programma Safe da 150 miliardi di euro e nel prestito da 90 miliardi destinato all’Ucraina, stabilendo che almeno il 65% del valore degli equipaggiamenti deve provenire dall’Europa. Anche la Camera di commercio americana, pur con toni più moderati, ha espresso preoccupazioni in merito a una preferenza europea troppo stringente, sottolineando i rischi di un irrigidimento delle regole di accesso ai mercati.
Alla luce di queste posizioni, il confronto tra Washington e Bruxelles si configura come un nodo cruciale per il futuro della cooperazione industriale e militare tra le due sponde dell’Atlantico, con implicazioni strategiche per la sicurezza collettiva e l’assetto economico della difesa in Europa e negli Stati Uniti.






