Roma, 4 gennaio 2026 – Ian Bremmer, politologo e fondatore di Eurasia Group, in un’intervista al Corriere della Sera ha commentato la situazione politica in Venezuela alla luce degli ultimi sviluppi internazionali e delle tensioni attuali nel Paese sudamericano. Secondo Bremmer, non si prevedono nuovi raid militari statunitensi, poiché l’esercito venezuelano rimarrà fedele a Donald Trump e alle sue direttive, orientate principalmente a controllare le risorse strategiche del Venezuela, come il petrolio e il narcotraffico.
Il ruolo dell’esercito e la gestione del potere
Bremmer ha sottolineato come i militari venezuelani non abbiano effettuato un colpo di Stato, ma abbiano collaborato con gli Stati Uniti nelle recenti operazioni. Washington avrebbe stretto rapporti intensi con i vertici militari e alcune figure politiche del regime di Nicolás Maduro. Un ruolo chiave sarebbe stato svolto dalla CIA e dai servizi segreti militari. Il politologo ipotizza che Maduro e sua moglie siano stati arrestati prima dell’intervento diretto delle forze speciali americane, che si sarebbero limitate a prenderli in custodia.
Riguardo alla vicepresidente Delcy Rodríguez, Bremmer riferisce che potrebbe mantenere un ruolo nel nuovo assetto politico se sceglierà di collaborare con la nuova gestione, come sostenuto dal senatore Marco Rubio.
María Corina Machado e il futuro politico del Venezuela
Nel dibattito sull’opposizione, Bremmer ha escluso che sarà María Corina Machado a governare il Venezuela, nonostante la sua recente assegnazione del Premio Nobel per la Pace nel 2025. Machado, figura di spicco dell’opposizione e fondatrice del movimento politico Vente Venezuela, è da tempo simbolo della resistenza al regime di Maduro. Tuttavia, secondo Bremmer, l’amministrazione americana non è interessata principalmente a ripristinare la democrazia, ma a stabilire un controllo stabile tramite l’esercito e pezzi del vecchio regime.
Machado, che ha una lunga esperienza politica e un passato segnato da dure opposizioni al chavismo, è stata politicamente inabilitata nel 2023 da un organismo governativo venezuelano. La sua candidatura rimane al centro del dibattito interno, ma la sua presunta leadership appare subordinata alla gestione militare e alle strategie degli Stati Uniti.
L’obiettivo ultimo di Washington rimane il controllo delle immense riserve petrolifere venezuelane e la lotta contro il narcotraffico, temi cruciali per la stabilità regionale e gli interessi geopolitici. Bremmer conclude definendo l’operazione statunitense come “chirurgica”, senza vittime, e compatibile con la linea politica dei gruppi conservatori americani, inclusi i MAGA, che tradizionalmente sono contrari alle guerre prolungate.
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