Sarajevo, 20 febbraio 2026 – Il Consiglio dei Ministri della Bosnia-Erzegovina ha disposto il congelamento dei beni e delle risorse finanziarie di 11 cittadini bosniaci accusati di essersi uniti, oltre un decennio fa, all’Isis in Siria e Iraq, molti dei quali in qualità di combattenti jihadisti. Tra questi, alcuni sono stati condannati in patria per reati legati al terrorismo o al traffico di esseri umani.
Congelamento dei beni e profili degli ex foreign fighter
Tra i soggetti coinvolti figura Muradif Hamzabegović, 65 anni, che ha combattuto in Siria dal 2013 ed è stato condannato in contumacia dal Tribunale di Sarajevo per traffico di esseri umani. Sua moglie, Sena Hamzabegović, unica donna nell’elenco, è stata processata per il presunto finanziamento di attività terroristiche tra il 2013 e il 2018 ma è stata assoldata nel 2022 perché il tribunale non ha ritenuto dimostrata la sua consapevolezza circa l’uso del denaro fornito al marito. Successivamente, è stata risarcita con 27.000 marchi bosniaci (circa 13.500 euro) per danni morali. Durante il processo, è emerso che Sena aveva inviato tramite bonifici bancari circa 116.670 euro al marito, senza però essere coinvolta nella raccolta o consapevole del loro impiego per attività illegali.
Tra gli altri casi spicca quello di Nusret Imamović, 54 anni, figura di spicco del movimento salafita bosniaco e tra i terroristi più ricercati a livello internazionale, incluso nella lista nera del Dipartimento di Stato USA. Imamović è noto per aver combattuto con il gruppo Al-Nusrah Front in Siria e per aver reclutato numerosi bosniaci per la guerra civile siriana. Attualmente, risiederebbe nella regione di Idlib, sotto il controllo di fazioni jihadiste.
La strategia di Sarajevo contro il finanziamento al terrorismo
Da decenni, la Bosnia-Erzegovina affronta il problema della partenza di cittadini verso teatri di guerra stranieri, in particolare Siria e Iraq. Il recente congelamento dei beni rappresenta un tentativo mirato a impedire il finanziamento delle attività terroristiche, bloccando le risorse economiche di coloro che hanno preso parte o supportato materialmente il terrorismo jihadista. Ad oggi, 46 persone sono state condannate in Bosnia per reati connessi al terrorismo, con 13 detenute per tali motivi. Le autorità bosniache continuano a monitorare attentamente i flussi finanziari e le reti di sostegno a gruppi estremisti per contrastare la minaccia sul territorio nazionale e oltre i suoi confini.





