Bruxelles, 9 febbraio 2026 – L’Unione Europea mantiene alta l’attenzione sulla situazione in Medio Oriente, confermando che le sanzioni nei confronti di Israele restano una delle opzioni sul tavolo, in risposta alle tensioni e alla crisi umanitaria in Gaza e Cisgiordania. In particolare, permangono dubbi sulla governance e sul mandato del nuovo Board of Peace per Gaza, istituito come parte del piano di pace globale.
Monitoraggio costante e sanzioni ancora possibili
Un portavoce della Commissione Europea ha sottolineato durante il briefing quotidiano con la stampa che le sanzioni annunciate lo scorso settembre contro Israele, compresa la possibile sospensione dei finanziamenti Horizon, non sono state ritirate e verranno valutate in base ai progressi sul terreno in termini di pace e stabilizzazione. Tali misure non sono rivolte contro lo Stato di Israele o il suo popolo, ma rappresentano una risposta alla grave crisi umanitaria nella Striscia di Gaza e alle azioni in Cisgiordania che ostacolano la soluzione a due Stati. Fra queste, la decisione del gabinetto israeliano di espandere il controllo territoriale, inclusi i piani per insediamenti nell’area E1, è stata condannata dall’Ue come contraria al diritto internazionale e potenzialmente destabilizzante.
Dubbi su mandato e governance del Board per Gaza
Riguardo al neonato Board of Peace per Gaza, Bruxelles ha confermato che permangono una serie di interrogativi sul suo mandato e sulla sua compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite. Il portavoce ha precisato che l’Ue è pronta a collaborare con gli Stati Uniti per la realizzazione del piano di pace globale, ma attende chiarimenti sulle modalità di governance del Board, che dovrebbe operare come amministrazione transitoria nella Striscia. Al momento non è confermata la partecipazione di un rappresentante europeo alla riunione inaugurale prevista a Washington il 19 febbraio.
La situazione in Cisgiordania, con circa 3 milioni di abitanti e una popolazione composta da palestinesi e coloni israeliani, resta particolarmente delicata. Le colonie israeliane, che secondo dati Onu sono circa 279, continuano ad espandersi, alimentando tensioni e ostacolando il processo di pace. La comunità internazionale, compresa l’Ue, considera tali insediamenti illegali secondo il diritto internazionale e un ostacolo alla soluzione dei due Stati. Israele, Stato parlamentare con capitale Gerusalemme, sostiene una posizione diversa, definendo il territorio come “conteso” e sottolineando l’assenza di confini definiti.
L’Unione Europea ribadisce quindi la necessità di un impegno congiunto per una pace duratura e un’accelerazione delle iniziative volte a stabilizzare la regione, mantenendo al contempo un monitoraggio attento della situazione umanitaria e politica sul terreno.






