Washington, 19 febbraio 2026 – Nel corso della prima riunione del Board of Peace tenutasi oggi a Washington, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso un giudizio positivo sul potenziale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), sottolineando l’importanza del nuovo organismo da lui promosso per garantirne il corretto funzionamento. Il Board of Peace, istituito ufficialmente il 22 gennaio 2026 durante il Forum Economico Mondiale di Davos, è concepito come un organismo internazionale con l’obiettivo di promuovere la stabilità e assicurare una pace duratura nelle aree minacciate o afflitte da conflitti.
Trump: “L’ONU ha un grande potenziale, il Board of Peace vigilerà sul suo funzionamento”
Nel suo intervento, Donald Trump ha definito l’ONU come un’organizzazione con “un grande potenziale, davvero un grande potenziale”, ma ha contestualmente ribadito la necessità di un organismo che ne sorvegli l’efficacia. A tal fine, ha posto il Board of Peace come garante del corretto operato dell’ONU, assicurando che l’organizzazione funzioni adeguatamente. Ha inoltre annunciato che, qualora l’ONU dovesse necessitare di supporto finanziario, il Board è pronto a intervenire per fornire assistenza.
In riferimento al conflitto nella Striscia di Gaza, Trump ha affermato che “siamo impegnati a fare in modo che Gaza sia ben governata” e ha escluso la necessità di inviare truppe americane a combattere, affermando: “Non credo che sarà necessario mandare soldati a combattere”. Ha inoltre segnalato che l’ufficio delle Nazioni Unite per l’assistenza umanitaria sta raccogliendo due miliardi di dollari per sostenere Gaza.
Contributi internazionali per la pace a Gaza
Durante la riunione, Trump ha annunciato che gli Stati Uniti contribuiranno al Board of Peace con un finanziamento di 10 miliardi di dollari destinati alla stabilizzazione e alla ricostruzione di Gaza, definendo questa cifra “molto piccola” se confrontata con i costi degli scontri bellici. Contestualmente, ha elencato i paesi che hanno promesso fondi per la ricostruzione della Striscia di Gaza: Kazakhstan, Azerbaigian, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Bahrain, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan e Kuwait, con un impegno complessivo superiore a sette miliardi di dollari.
Sul fronte militare, il generale statunitense Jasper Jeffers, comandante della forza di stabilizzazione internazionale (ISF) a Gaza, ha indicato che i contingenti provengono da Indonesia, Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania, con la vicecomandanza affidata all’Indonesia.
In un passaggio dedicato al contrasto alle fazioni armate, Trump ha dichiarato: “Sembra che Hamas si stia disarmando, ma dobbiamo accertarlo; altrimenti saranno inflitte punizioni durissime”.
Un aspetto particolare emerso dalla riunione riguarda il sostegno della Federazione Internazionale di Calcio (FIFA), che si è impegnata a raccogliere 75 milioni di dollari per progetti sportivi a Gaza. Trump ha elogiato il presidente della FIFA, Gianni Infantino, sottolineando il ruolo del calcio come strumento di pace e coesione sociale nelle zone di conflitto.
La struttura e le controversie internazionali sul Board of Peace
Il Board of Peace, promosso da Donald Trump nel settembre 2025 e formalmente costituito a gennaio 2026, è composto da 24 paesi membri, con ulteriori sei paesi e la Commissione europea in qualità di osservatori. L’adesione al Board è subordinata a un invito diretto dal presidente e al pagamento di una quota di un miliardo di dollari per un seggio permanente.
L’organizzazione ha suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale. Alcuni Stati europei, come Francia, Germania, Regno Unito e Svezia, hanno espresso critiche o hanno rifiutato l’adesione, evidenziando preoccupazioni per la sovrapposizione con il ruolo delle Nazioni Unite e per il rischio di concentrazione eccessiva di poteri nelle mani del presidente statunitense. La Francia, in particolare, ha respinto l’invito definendo il Board come un’organizzazione che interferisce con le competenze dell’ONU.
Anche l’Italia, inizialmente contraria per motivi di costituzionalità, ha accettato l’invito in qualità di Paese osservatore, suscitando dibattito interno. Il Regno Unito ha manifestato preoccupazione per la possibile presenza nel Board del presidente russo Vladimir Putin.
Gli aspetti critici del Board of Peace
Il Board è presieduto a vita da Donald Trump, che detiene poteri molto ampi come la possibilità di sciogliere l’organismo ogni due anni e di designare il proprio successore, caratteristiche che hanno fatto sorgere critiche sulla natura autoritaria e privatistica dell’istituto, definito da alcuni analisti come una sorta di “holding privata” con ambizioni globali.
Il documento fondativo del Board non cita esplicitamente Gaza, nonostante l’organizzazione sia nata nell’ambito delle trattative per la pace nella Striscia. Lo statuto assegna al Board un mandato generico di intervento nelle aree di conflitto senza limiti geografici, aprendo a un potenziale coinvolgimento globale che va ben oltre il Medio Oriente.






