Washington, 15 febbraio 2026 – Il Board of Peace, organismo internazionale voluto dal presidente statunitense Donald Trump, si appresta a svolgere un ruolo centrale nel sostegno umanitario e nella ricostruzione di Gaza, grazie a un impegno finanziario di oltre 5 miliardi di dollari da parte dei suoi membri. L’annuncio è stato dato dallo stesso Trump in vista della riunione del 19 febbraio presso il Donald J. Trump Institute of Peace di Washington, D.C.
Il Board of Peace e il sostegno a Gaza
Donald Trump ha sottolineato il potenziale “illimitato” del Board of Peace, ricordando la sua proposta, presentata lo scorso ottobre, per la risoluzione definitiva del conflitto a Gaza. Secondo Trump, la visione proposta è stata adottata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e ha permesso di accelerare gli aiuti umanitari e il rilascio degli ostaggi nella regione. Lo scorso mese, una ventina di membri fondatori si sono riuniti a Davos, in Svizzera, per sancire la costituzione ufficiale del Consiglio e presentare una visione ambiziosa per la pace non solo a Gaza, ma a livello globale.
Il Board di Peace si è quindi impegnato a finanziare con oltre 5 miliardi di dollari le iniziative umanitarie e di ricostruzione a Gaza, oltre a sostenere la Forza Internazionale di Stabilizzazione e la Polizia Locale, con l’obiettivo di garantire sicurezza e pace alla popolazione della Striscia.
Critiche e controversie
Nonostante le dichiarazioni ottimistiche di Trump, il Board of Peace è al centro di forti critiche a livello internazionale. Secondo analisi approfondite, il Consiglio non rappresenterebbe un vero organismo internazionale, bensì una sorta di entità privata con una struttura autoritaria che concentra il potere nelle mani del suo fondatore, Donald Trump, che ne detiene la carica di “Chairman” a vita, con diritto di designare i successori e sciogliere il Board ogni due anni.
La Carta costitutiva del Board, firmata a Davos, esclude la menzione esplicita di Gaza, nonostante la risoluzione ONU ne avesse indicato il ruolo principale. Inoltre, la partecipazione a tempo e i seggi permanenti sono legati a contributi economici, con quote da un miliardo di dollari, creando un sistema che privilegia gli Stati più ricchi a discapito della parità tra nazioni.
In Europa, la maggioranza dei grandi Paesi, tra cui l’Italia, si è mostrata scettica o contraria all’adesione al Board, ritenendolo incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione italiana, che prevede la partecipazione a organismi internazionali solo in condizioni di parità con gli altri Stati. Il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, valuta di partecipare come osservatore senza sottoscrivere impegni formali.
Il Board è stato inoltre definito da diverse organizzazioni per i diritti umani come una minaccia al diritto internazionale e all’architettura multilaterale rappresentata dall’ONU. In un appello congiunto, esponenti del mondo accademico e della società civile hanno invitato i governi a non aderire a quello che viene considerato un organismo eversivo, volto a sostituire le regole internazionali con la legge del più forte.
Il dibattito sull’efficacia e la legittimità del Board of Peace prosegue quindi in un contesto di forte tensione diplomatica globale, mentre si avvicina la sua prima riunione ufficiale a Washington.





