Bruxelles, 18 febbraio 2026 – Alla vigilia della prima riunione del Board of Peace a Washington, cresce l’attenzione sulla composizione e sulle implicazioni politiche di questo organismo internazionale voluto dal presidente statunitense Donald Trump. Secondo fonti informali raccolte a Bruxelles, saranno fino a 13 i Paesi dell’Unione Europea presenti, insieme alla Commissione europea, anche se con livelli di rappresentanza diversi e in molti casi in qualità di osservatori.
La partecipazione europea al Board of Peace
Alla riunione del Board of peace convocata per giovedì 19 febbraio, parteciperanno la Romania e l’Ungheria con i rispettivi capi di Stato e di governo. L’Italia e la Repubblica Ceca saranno rappresentate dai vice premier o ministri degli Esteri, mentre Cipro invierà il ministro degli Esteri e la Grecia un viceministro. La Polonia sarà presente tramite un consigliere della presidenza della Repubblica. Inoltre, Bulgaria, Slovacchia e Croazia parteciperanno con delegazioni di alto livello, mentre Paesi come Olanda, Finlandia e Austria potrebbero essere rappresentati dai loro ambasciatori negli Stati Uniti. La Commissione europea sarà rappresentata in forma di osservatore dalla commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica.
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha confermato che l’Italia prenderà parte all’incontro del Board of peace in qualità di membro osservatore, sottolineando l’importanza di essere coinvolti in un processo volto a creare condizioni di stabilità e pace nella regione mediorientale. Tajani ha evidenziato che, pur non potendo aderire formalmente al Board of Peace per vincoli costituzionali, Roma intende mantenere una posizione “mediana” per tutelare gli interessi nazionali e contribuire alla ricostruzione di Gaza.
Le critiche e le controversie politiche
La decisione italiana di partecipare al Board of Peace non è stata accolta senza polemiche. L’europarlamentare del Partito Democratico Matteo Ricci ha definito il Board un “comitato d’affari di Trump per spartirsi la Palestina”, criticando duramente l’adesione del governo Meloni, accusata di svuotare il ruolo delle Nazioni Unite e di ignorare i diritti dei palestinesi e la soluzione dei due Stati.
In linea con questa posizione, anche l’eurodeputata di Alleanza Verdi Sinistra Ilaria Salis ha definito la partecipazione italiana “una scelta politica scellerata” che trascina il Paese verso una deriva pericolosa, sottolineando come Italia e Ungheria siano diventate “la testa di ponte del trumpismo nell’Unione Europea”. Salis ha chiesto un disallineamento e una maggiore autonomia politica che ponga al centro il diritto internazionale e il multilateralismo.
Il Vaticano, tramite il cardinale Pietro Parolin, ha annunciato che non parteciperà al Board of Peace, evidenziando vari “punti critici” e ribadendo la necessità che siano le Nazioni Unite a gestire queste delicate situazioni internazionali.
Per approfondire: Board of peace per Gaza: scontro alla Camera sulla partecipazione dell’Italia






