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Belgrado: “Il tentato sabotaggio del TurkStream è un caso di rilevanza internazionale”

Le indagini sul tentato attentato al gasdotto in Serbia coinvolgono sospetti internazionali, esplosivi di fabbricazione USA e reazioni politiche tra Budapest, Mosca e Kiev

by Alessandro Bolzani
6 Aprile 2026
TurkStream

TurkStream | Photo by Nicolay Sidorov licensed under CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en) - Alanews.it

Belgrado, 6 aprile 2026 – Il presunto tentativo di sabotaggio del gasdotto TurkStream in territorio serbo è stato definito di carattere internazionale dalle autorità di Belgrado. A dichiararlo è stato Milovan Drecun, presidente della Commissione per la Sicurezza e gli Affari interni del Parlamento serbo, sottolineando che l’atto criminale coinvolge un autore non cittadino serbo e un ordigno esplosivo di fabbricazione statunitense.

Il sabotaggio di TurkStream

Secondo le dichiarazioni di Milovan Drecun rilasciate all’emittente pubblica serba Rts, è essenziale identificare se il vero organizzatore del tentato sabotaggio sia un’entità statale o non statale. Tuttavia, resta chiaro che si tratta di un complotto di natura internazionale, poiché l’autore diretto del reato è una persona appartenente a un gruppo di migranti presente in Serbia. Il mezzo utilizzato per compiere l’azione è stato un esplosivo fabbricato negli Stati Uniti, un elemento che, pur non indicando direttamente il committente, evidenzia la complessità del caso.

Drecun ha inoltre escluso che l’azione sia stata ideata da un’organizzazione criminale locale, ritenendo improbabile che tali gruppi possano trarre vantaggio da un simile attentato. Tuttavia, non esclude la possibile partecipazione di individui legati alla criminalità nell’attuazione materiale dell’attacco.

Il rischio di sabotaggio ha potenziali conseguenze di portata internazionale, in quanto avrebbe potuto compromettere gravemente la sicurezza energetica non solo della Serbia, ma anche della vicina Ungheria. A conferma di ciò, la questione è stata già politicizzata in Ungheria dall’opposizione, un segnale che il caso si inserisce in un contesto di tensioni geopolitiche più ampie.

Il ritrovamento degli esplosivi e le reazioni ufficiali

Il direttore del servizio di intelligence militare serbo (Vba), Djuro Jovanić, ha precisato che l’episodio è stato preceduto da mesi di avvertimenti circa un possibile pericolo per le infrastrutture del gas. Le autorità avevano però accolto le segnalazioni con scetticismo, fino al ritrovamento, lo scorso 5 aprile, di due zaini contenenti cariche esplosive confezionate e sigillate in modo speciale, con detonatori e micce, rinvenuti nella località di Kanjiža, in Vojvodina, vicino al confine ungherese.

Jovanić ha confermato che le marcature sugli esplosivi indicano una fabbricazione statunitense, ma ha negato che ciò implichi una responsabilità diretta degli Stati Uniti nell’attacco. Il servizio di intelligence serbo ha assicurato che la persona responsabile sarà arrestata a breve.

La reazione di Orbán al tentato sabotaggio del TurkStream

L’episodio ha suscitato una pronta reazione anche in Ungheria. Il primo ministro Viktor Orbán ha convocato un consiglio di difesa straordinario, definendo l’atto un possibile sabotaggio e rafforzando la protezione militare del gasdotto sul territorio ungherese. Il ministro degli Esteri, Péter Szijjártó, ha parlato di un “attacco diretto alla sovranità nazionale”.

Nel contesto della crisi energetica causata dalla guerra tra Russia e Ucraina, la tensione tra Budapest e Kiev si è acuita, con l’Ungheria che ha implicitamente accusato l’Ucraina di essere dietro a un’escalation di atti contro le infrastrutture energetiche. Kiev ha respinto fermamente tali accuse, definendo l’episodio una possibile operazione sotto “false flag”, ovvero un tentativo di attribuire la colpa a terzi per motivi politici. Nel frattempo, Mosca ha sostenuto la posizione di Budapest, rafforzando la narrazione di un attacco esterno volto a compromettere le forniture di gas.

Un episodio di alta tensione a ridosso delle elezioni ungheresi

Il tentato sabotaggio giunge a pochi giorni dalle elezioni in Ungheria, previste per il 12 aprile, in un momento in cui Viktor Orbán si trova a fronteggiare un’opposizione più compatta. Il governo ungherese ha inserito la sicurezza energetica al centro della campagna elettorale, contrapponendola alle posizioni di chi è ritenuto più vicino a Bruxelles e Kiev.

Fonti di intelligence ungheresi hanno inoltre riferito di discussioni preliminari sull’eventualità che un evento legato al gasdotto potesse influenzare il clima politico interno. Il leader dell’opposizione Péter Magyar ha espresso dubbi sulla genuinità dell’attacco, suggerendo che l’episodio possa essere stato strumentalizzato a fini elettorali.

Il TurkStream rappresenta oggi una delle principali arterie per l’importazione di gas russo verso l’Europa sud-orientale, e la sua sicurezza è cruciale in un contesto di forte tensione geopolitica e riduzione delle alternative energetiche. Negli stessi giorni, la Russia ha denunciato un attacco con droni contro una stazione di compressione del gasdotto sul proprio territorio, evidenziando un’escalation di pressioni su queste infrastrutture strategiche.

Resta però aperto il giallo su molteplici aspetti: mancano ancora immagini ufficiali e dettagli tecnici indipendenti sugli esplosivi, così come una ricostruzione verificata e unanime dei fatti. Tra accuse incrociate, interessi geopolitici e tensioni elettorali, il tentato attentato al TurkStream si configura come un episodio emblematico della complessità della guerra ibrida in Europa, dove energia, sicurezza e informazione si intrecciano in modo sempre più stretto.

Tags: prima paginaTurkStream

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