Il traffico di petroliere nel Canale di Suez è aumentato sensibilmente negli ultimi tre giorni, trasformando la storica via d’acqua egiziana in un corridoio energetico ancora più strategico. Secondo fonti marittime consultate dall’ANSA, numerose navi stanno attraversando i porti di Ain Sokhna, Suez e Yanbu per dirigersi verso il Mar Mediterraneo e i terminal di Port Said e Damietta. L’incremento dei transiti è direttamente collegato alle tensioni nella regione del Golfo e alla chiusura dello Stretto di Hormuz alle petroliere internazionali.
Cresce il numero di petroliere in transito
Le fonti marittime riferiscono che solo nella giornata odierna circa 40 petroliere hanno attraversato il tratto compreso tra i porti di Suez e quelli mediterranei di Port Said e Damietta. Un dato che conferma come il Canale di Suez stia assumendo un ruolo sempre più centrale nelle rotte globali del petrolio in un momento di forte instabilità geopolitica.
La via d’acqua egiziana rappresenta infatti una delle rotte più rapide per trasportare greggio verso l’Europa e altri mercati, soprattutto quando altre rotte strategiche risultano difficili o rischiose da percorrere.
Le petroliere che attraversano il Canale possono trasportare carichi molto consistenti. Le VLCC (Very Large Crude Carrier) – grandi navi cisterna utilizzate per il trasporto di greggio – possono arrivare a trasportare fino a 250.000 tonnellate di petrolio. Le altre tipologie di petroliere, invece, hanno una capacità di carico che varia generalmente tra le 50.000 e le 180.000 tonnellate.
Il Canale di Suez come alternativa strategica
Secondo le stesse fonti, il Canale di Suez potrebbe arrivare a gestire fino a 100 petroliere al giorno qualora la domanda di transito aumentasse ulteriormente. Questo consentirebbe di facilitare il trasporto del petrolio saudita attraverso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, da cui le navi possono dirigersi verso Ain Sokhna o altri terminal lungo il canale prima di proseguire verso il Mediterraneo.
In alcuni casi, parte del carico delle petroliere potrebbe essere scaricato nei porti lungo il Canale per essere poi trasferito e instradato attraverso diverse modalità di trasporto, ottimizzando così la distribuzione del greggio.
L’aumento del traffico nel Canale di Suez riflette dunque i profondi cambiamenti nelle rotte energetiche globali causati dalle tensioni nel Golfo Persico. In un contesto di conflitto e instabilità, le infrastrutture strategiche come Suez diventano sempre più cruciali per garantire la continuità delle forniture di petrolio verso i mercati internazionali.






