Islamabad, 6 febbraio 2026 – Un grave attentato suicida ha scosso oggi la capitale pakistana, colpendo un imambargah, luogo di culto sciita, durante la preghiera del venerdì. Le autorità locali hanno confermato che l’esplosione è stata causata da un attentatore che si è fatto esplodere, causando una strage tra i fedeli presenti.
Bilancio delle vittime e primo intervento delle autorità
Secondo l’amministrazione distrettuale di Islamabad, il bilancio aggiornato parla di almeno 31 morti e più di 169 feriti, con numerosi feriti trasportati negli ospedali della città, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza. La polizia e le squadre di soccorso sono immediatamente intervenute sul luogo dell’esplosione, un imambargah noto come Qasr-e-Khadijatul Kubra, situato nella zona periferica di Terlai.
Fonti sanitarie hanno riferito di un aumento continuo dei feriti, inizialmente stimati in 25, per poi superare quota 160, a causa della gravità delle ferite riportate da molti dei presenti. La dinamica dell’attacco segue la tragica tradizione di attentati suicidi che hanno colpito il Pakistan negli ultimi decenni, in particolare contro le comunità sciite, spesso bersaglio di violenze settarie.
Contesto di sicurezza in Pakistan e implicazioni
Islamabad, capitale federale del Pakistan con oltre un milione di abitanti, è tradizionalmente considerata una delle città più sicure del Paese, grazie a un sistema di sorveglianza avanzato e alla presenza di forze di sicurezza numerose. Tuttavia, la persistente instabilità nelle regioni limitrofe, come il Khyber Pakhtunkhwa e il Gilgit-Baltistan, caratterizzate da scontri armati, attentati e tensioni religiose, rende il rischio di attacchi terroristici elevato.
L’attentato di oggi rientra in una serie di episodi violenti che hanno segnato la storia recente di Islamabad e del Pakistan, portando a una riaffermazione della necessità di un impegno congiunto contro il terrorismo e la violenza settaria.
