Teheran, 19 marzo 2026 – L’Iran ha annunciato l’arresto di 97 persone accusate di essere “traditori sionisti”, nel corso di una vasta operazione condotta dalle forze di sicurezza in diverse regioni del paese. Contestualmente, sono state eseguite tre impiccagioni di individui condannati per l’omicidio di agenti di polizia e per attività di sostegno a Stati Uniti e Israele durante i recenti disordini interni.
Iran, operazioni anti-terrorismo e arresti multipli
Secondo quanto riferito dal ministero dell’Intelligence iraniano e riportato dall’agenzia Fars, le autorità hanno identificato e neutralizzato diverse cellule armate e mercenarie, accusate di agire sotto la guida di “nemici americani-sionisti” con l’obiettivo di seminare il caos e compiere omicidi. Le operazioni hanno portato al sequestro di armi da fuoco, munizioni e dieci potenti bombe artigianali, specialmente nella provincia strategica del Khuzestan, nell’Iran occidentale affacciato sul Golfo Persico.
Nella regione del Sistan e Baluchistan, al confine con il Pakistan, sono stati arrestati 13 presunti spie e smantellata una cellula terroristica guidata da Nematollah Shahbakhsh, noto come Jamuk, in un’azione coordinata tra la Direzione Generale dell’Intelligence locale, le Guardie Rivoluzionarie e altre forze di sicurezza.
Impiccagioni e accuse di processi sommari
Nella stessa giornata, la magistratura iraniana ha confermato l’esecuzione tramite impiccagione di tre persone condannate per aver ucciso agenti di polizia e per attività favorevoli agli Stati Uniti e a Israele durante i disordini di gennaio. Le esecuzioni sono state riportate sul sito Mizan Online, organo ufficiale della magistratura.
Questi eventi si inseriscono in un contesto di forte repressione interna, soprattutto nella provincia del Sistan-Belucistan, dove – secondo organizzazioni per i diritti umani come Iran Human Rights – i processi avvengono spesso a porte chiuse e senza la possibilità di una difesa adeguata. Le impiccagioni, così come gli arresti di massa, alimentano un clima di paura e tensione, mentre le minoranze etniche e i dissidenti politici sono particolarmente sotto pressione.
Le autorità iraniane hanno reagito con durezza anche dopo recenti attentati contro esponenti delle Guardie della Rivoluzione, eventi che hanno aumentato la tensione nella regione e alimentato timori di ulteriori repressioni. In questo scenario, la comunità internazionale continua ad osservare con preoccupazione l’uso della pena capitale e il trattamento dei prigionieri politici in Iran.






