Parigi, 13 gennaio 2026 – Si apre oggi nel Palazzo di Giustizia di Parigi l’appello decisivo nel procedimento giudiziario che vede coinvolta Marine Le Pen, leader del Rassemblement National (RN), insieme ad altri 11 imputati, per il caso degli assistenti del partito all’Europarlamento. Un processo che potrebbe determinare il futuro politico della leader di estrema destra e la sua possibilità di candidarsi alle Presidenziali del 2027.
Il caso Marine Le Pen e le accuse
I giudici di primo grado hanno condannato Marine Le Pen per aver organizzato tra il 2004 e il 2016 un sistema illecito finalizzato a sottrarre fondi europei destinati agli assistenti parlamentari. Tali somme, quantificate in un danno complessivo di 3,2 milioni di euro – al netto di 1,1 milioni già rimborsati da parte degli imputati – sarebbero state utilizzate per finanziare attività del partito, allora Front National, anziché per gli assistenti che lavoravano ufficialmente al Parlamento europeo a Bruxelles e Strasburgo.

L’accusa sostiene che gli assistenti coinvolti prestassero in realtà servizio esclusivamente al partito o ai suoi dirigenti, violando così le regole sul corretto impiego dei fondi pubblici europei. Tra gli imputati, oltre a Marine Le Pen, figurano il suo ex compagno Louis Aliot, sindaco di Perpignan, il deputato Julien Odoul, l’eurodeputato Nicolas Bay e il dirigente Bruno Gollnisch.
Marine Le Pen ha dichiarato di sperare di convincere i magistrati della sua innocenza, confermando che la sua strategia sarà quella di “dire la verità”, ribadendo di non aver agito con intenzionalità criminale, pur senza negare i fatti contestati.
La condanna in primo grado, emessa lo scorso 31 marzo, prevedeva 4 anni di carcere (di cui 2 senza condizionale, con l’obbligo del braccialetto elettronico), un’ammenda di 100.000 euro e 5 anni di ineleggibilità con esecuzione immediata, misura che, in caso di conferma, le impedirebbe di candidarsi alle prossime presidenziali. Tuttavia, la legge francese consente la candidatura a condizione che la pena non superi i 2 anni senza condizionale e che non sia previsto il braccialetto elettronico. Marine Le Pen ha già annunciato che la decisione della Corte d’Appello, attesa per l’estate, sarà decisiva per il suo futuro politico.
La leadership del RN e la sfida interna
L’attesa sentenza di appello arriva in un momento delicato per il Rassemblement National, che ha visto affievolirsi il consenso per Marine Le Pen a favore del suo successore alla guida del partito, Jordan Bardella, il quale gode di un gradimento crescente tra l’elettorato. Secondo gli ultimi sondaggi, Bardella è ritenuto il candidato con maggiori chance di vittoria alle presidenziali 2027 dal 49% dei francesi, contro il 16% per Marine Le Pen, che pure continua a essere una figura centrale del movimento.
Jordan Bardella, 30 anni e presidente del RN dal novembre 2022, è considerato il volto giovane e rinnovato del partito. Nato a Drancy da origini italiane e algerine, Bardella ha scalato rapidamente le gerarchie del partito, diventando eurodeputato e leader carismatico. La sua ascesa ha alimentato il dibattito interno sul futuro della leadership, soprattutto in caso di conferma dell’ineleggibilità di Marine Le Pen. In tal scenario, la competizione per la guida del partito potrebbe vedere il ritorno di figure come Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen e figura di spicco del movimento.
Nonostante la condanna, Marine Le Pen mantiene un solido sostegno nel suo elettorato, e il RN continua a puntare all’istituzionalizzazione e alla conquista di un ruolo di governo, come dimostrato dalla recente campagna elettorale e dall’attività parlamentare.





