Roma, 8 gennaio 2026 – Aleppo, la storica città siriana dal passato millenario, è da tre giorni teatro di intensi bombardamenti da parte delle forze governative siriane guidate da Ahmad al-Sharaa, leader riconosciuto del governo di transizione siriano, sostenuto dalla Turchia. La situazione umanitaria è critica, con almeno 30mila persone sfollate secondo i dati delle Nazioni Unite, mentre Ankara minaccia un intervento militare a fianco di Damasco. Nel frattempo Israele ha definito i curdo-siriani una “minoranza” da proteggere, complicando ulteriormente il quadro geopolitico.
La situazione ad Aleppo
La Aleppo curda continua a subire pesanti attacchi di artiglieria e droni, con bombardamenti concentrati soprattutto nei quartieri di Sheikh Maqsud, Ashrafiye e Bani Zaid. Le forze curdo-siriane, impegnate nella resistenza, riferiscono di aver respinto numerosi assalti, distrutto un carro armato e abbattuto diversi droni. Le autorità curde denunciano la mancanza di corridoi umanitari effettivi e l’uso di droni di fabbricazione turca contro obiettivi civili, tra cui l’ospedale Othman situato ad Ashrafiye, dove decine di civili feriti hanno trovato rifugio. Media curdo-siriani riportano inoltre la presenza di cecchini vicino alla struttura sanitaria, sottolineando gravi violazioni del diritto umanitario.
Dall’altra parte, le forze fedeli ad al-Sharaa accusano le milizie curde di aver preso di mira quartieri a maggioranza araba e descrivono le operazioni come una risposta difensiva a un’aggressione iniziale. I media filo-governativi hanno diffuso avvertimenti rivolti ai civili, con un linguaggio simile a quello usato dall’esercito israeliano in Libano contro Hezbollah.
Curdi contro governativi
Da mesi, i quartieri curdi di Aleppo sono sotto assedio da parte delle forze governative, che cercano così di esercitare pressione sulla leadership curda affinché accetti le condizioni turche per l’integrazione delle milizie curde nelle forze di Damasco. Tuttavia, Mazlum Abdi, capo delle forze curde, ha espresso preoccupazione che gli scontri in corso possano compromettere l’accordo quadro firmato lo scorso 10 marzo tra Damasco e le autorità curde, che prevedeva una road map per la loro integrazione nelle istituzioni statali siriane, finora non attuata.
Secondo l’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), circa un terzo degli sfollati si è diretto verso l’ex enclave curda di Afrin, al confine con la Turchia, mentre oltre mille civili sono stati accolti in centri di assistenza vicino alla città. Molte famiglie restano intrappolate nelle proprie abitazioni con accesso limitato a cibo e riscaldamento, in un contesto di temperature prossime allo zero. L’ong Save the Children segnala che circa la metà degli sfollati sono minori.





