Bruxelles, 20 marzo 2026 – A pochi giorni dal vertice europeo che ha visto emergere una forte tensione tra Budapest e Kiev, il primo ministro ungherese Viktor Orbán torna a far sentire la sua voce, minacciando di porre il veto sul bilancio dell’Unione Europea qualora questo includa aiuti finanziari all’Ucraina. Una posizione dura, che si inserisce in un contesto di crescenti difficoltà e tensioni geopolitiche nell’Europa orientale.
Orbán: “Molte carte in mano” per bloccare gli aiuti all’Ucraina
Durante una conferenza stampa a Bruxelles, Orbán ha ribadito con fermezza il suo rifiuto di approvare il prossimo bilancio settennale europeo qualora questo preveda finanziamenti a Kiev. Il premier ungherese ha spiegato che il governo di Budapest ha “molte carte in mano” e ha fatto riferimento a un’arma strategica nel conflitto: “Il 40% dell’approvvigionamento elettrico dell’Ucraina passa attraverso l’Ungheria”, sottolineando come l’Ungheria possa esercitare pressione su Kiev anche attraverso il controllo del transito energetico.
Nel merito, l’Ungheria ha formalizzato un blocco sul prestito UE da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, vincolandolo alla ripresa delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, interrotte da Kiev. Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha infatti accusato l’Ucraina di un “ricatto” politico, sostenendo che il blocco energetico sia un tentativo di destabilizzare il governo ungherese a ridosso delle elezioni del 12 aprile. Orbán ha inoltre scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo un intervento per far rispettare gli accordi sul transito del greggio.
Lo scontro politico e le tensioni europee
La decisione di Budapest ha scatenato una dura reazione internazionale. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito il veto ungherese un “atto di grave slealtà”. Orbán ha replicato con una nota polemica, ricordando l’anniversario dell’occupazione nazista dell’Ungheria e accusando Bruxelles di voler condizionare le elezioni ungheresi con pressioni politiche.
Il veto di Orbán rischia di compromettere il sostegno finanziario cruciale per l’Ucraina, già sotto pressione militare ed economica, e solleva interrogativi sul futuro dell’unità e della solidarietà europea di fronte alla guerra in corso.






