Bruxelles, 22 febbraio 2026 – Domani, durante il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea, l’Ungheria ha annunciato che bloccherà il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, sottolineando una netta contrapposizione con la linea adottata da Bruxelles. La decisione è stata comunicata dal ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, che ha evidenziato come l’Ucraina debba prima riprendere il transito di petrolio greggio attraverso l’oleodotto Druzhba verso Ungheria e Slovacchia affinché il Paese consenta l’avanzamento delle misure restrittive.
Ungheria: opposizione alle sanzioni contro la Russia
Il blocco ungherese riflette una posizione di forte dissenso rispetto al pacchetto di sanzioni Ue, che mira a colpire il settore energetico della Russia. Budapest e Bratislava hanno espresso preoccupazioni sui rischi per la sicurezza energetica nazionale, denunciando che la Commissione vuole vietare l’acquisto di gas e petrolio russo a basso costo, con conseguenze gravose sui costi dei servizi pubblici e sull’economia locale. L’Ungheria, secondo quanto riportato dal portavoce Zoltan Kovacs, ha risposto interrottamente alle forniture di diesel verso l’Ucraina, misura che rappresenta circa il 10% delle sue importazioni, e ha bloccato il pacchetto di aiuti militari da 90 miliardi di euro destinato a Kiev.
Il governo ungherese ha inoltre denunciato quella che definisce una forma di ricatto politico da parte dell’Ucraina, che ha sospeso le forniture di petrolio greggio all’Ungheria. Questa situazione, secondo Szijjártó, rischia di provocare un aumento del prezzo del carburante e interruzioni strategiche in vista delle elezioni parlamentari ungheresi. L’Ungheria ha già attivato le proprie riserve strategiche di petrolio e ha iniziato a garantire le forniture marittime in corso.
La frattura con Bruxelles e il futuro delle relazioni Ue-Ucraina
La controversia si estende anche al sostegno politico all’Ucraina. Péter Szijjártó ha ribadito che l’Ungheria si opporrà a qualsiasi dichiarazione favorevole all’ingresso di Kiev nell’Unione Europea, chiedendo il rispetto dei diritti della minoranza ungherese nella regione della Transcarpazia, oggetto di tensioni con il governo ucraino. Questa posizione è isolata all’interno dell’Ue, dove 26 Stati membri sostengono attivamente l’adesione dell’Ucraina.
Nel contesto attuale, il blocco ungherese rappresenta una sfida significativa all’unità europea sulla politica verso la Russia e l’Ucraina. Mentre Bruxelles insiste sulla necessità di una linea dura per tagliare le forniture energetiche russe entro il 2027, Budapest e Bratislava richiamano l’attenzione sulle conseguenze economiche e sociali interne, evidenziando un difficile equilibrio fra solidarietà europea e sovranità nazionale.






