Roma, 20 marzo 2026 – Il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2024 mostra una crescita più marcata nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese, ma le differenze con il Nord restano molto significative, con il reddito pro-capite meridionale che si attesta a circa la metà di quello settentrionale. È quanto emerge dall’ultima analisi dell’Istituto Tagliacarne, integrata dagli ultimi dati Svimez, che confermano una crescita economica nel Mezzogiorno, seppur con luci e ombre.
Nord e Sud: divari strutturali nel reddito familiare
Secondo l’indagine Tagliacarne, nel 2024 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 3,38% al Sud, contro il 2,84% del Centro-Nord. Tuttavia, questa crescita più robusta non basta a colmare il divario esistente: Milano guida la classifica nazionale con un reddito pro-capite di 36.188 euro, mentre Foggia chiude la graduatoria con appena 14.953 euro. Le province meridionali rimangono quindi distanziate, con Cagliari come unica eccezione nella prima metà della graduatoria (al 35° posto con 24.226 euro). Al Sud, ben 18 province occupano le ultime 20 posizioni per reddito pro-capite.
L’analisi di Unioncamere e del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne evidenzia inoltre che le città metropolitane mantengono il ruolo di hub economici di rilievo, con un reddito medio superiore del 14% rispetto alle altre province, grazie a retribuzioni più elevate di quasi un terzo dovute alla concentrazione di attività direzionali e a un costo della vita più alto.
Crescita economica e prospettive al Sud: tra investimenti e criticità sociali
Il rapporto Svimez sottolinea che nel 2024 il Mezzogiorno cresce per il secondo anno consecutivo più del Centro-Nord (+0,9% contro +0,7%), grazie soprattutto agli investimenti in costruzioni sostenuti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che nel triennio 2024-2026 rappresentano 1,8 punti percentuali di PIL meridionale. Tuttavia, i consumi delle famiglie al Sud tornano in territorio negativo (-0,1%), frenati da una crescita dimezzata del reddito disponibile rispetto al 2023.
Nonostante la ripresa dell’occupazione nel Mezzogiorno, con un incremento di 330 mila unità dal 2019, permangono forti disuguaglianze sociali: i salari reali sono diminuiti del 5,7% tra il 2019 e la prima metà del 2024, e nel Sud si contano circa 1,4 milioni di lavoratori poveri, pari al 60% del totale nazionale. La precarietà lavorativa si acuisce, con oltre un lavoratore su cinque assunto con contratti a termine e una prevalenza di part-time involontario.
Sul fronte demografico, il Mezzogiorno affronta un progressivo spopolamento e un forte degiovanimento, con una previsione di perdita di 3,6 milioni di abitanti entro il 2050, pari all’82% della diminuzione nazionale. Questo trend impatterà anche sul sistema scolastico, con il rischio di chiusura per circa 3.000 scuole primarie nei comuni meridionali a causa della mancanza di bambini.


