Milano, 5 gennaio 2026 – Il prezzo del rame continua la sua impetuosa ascesa, raggiungendo per la prima volta la soglia record di 13.000 dollari a tonnellata. L’andamento positivo del metallo, che aveva chiuso la scorsa settimana a 12.600 dollari, prosegue così il trend rialzista dello scorso anno, che si è concluso con un incremento del 42%, il miglior risultato annuale dal 2009. I futures di riferimento segnano un rialzo del 4% a Londra, a conferma della crescente attenzione degli operatori di mercato.
Fattori che spingono il prezzo del rame ai massimi storici
L’impennata del prezzo del rame è influenzata da una serie di fattori legati sia alla domanda sia all’offerta globale. Uno degli elementi più recenti è rappresentato dallo sciopero nella miniera di Mantoverde in Cile, uno dei principali produttori mondiali di rame. Questa interruzione nelle forniture si somma ad altre difficoltà già presenti nel settore estrattivo, aggravando la situazione dell’offerta in un momento in cui la richiesta globale è in espansione.
La domanda di rame è trainata dalla sua ampia utilizzazione in settori strategici quali i data center e le batterie per auto elettriche, che alimentano la transizione energetica e la digitalizzazione. Questo aumento della domanda si accompagna a un contesto geopolitico complesso, con la minaccia di dazi statunitensi sulle importazioni di rame che ha spinto i trader ad accelerare le spedizioni verso le coste americane, riducendo ulteriormente la disponibilità del metallo in altri mercati.
Il ruolo del Cile e le dinamiche del mercato globale
Il Cile, primo esportatore mondiale di rame, riveste un ruolo cruciale nel bilanciamento del mercato globale. La sua economia, fortemente dipendente dall’estrazione mineraria, subisce gli effetti di ogni interruzione produttiva, come quella segnalata a Mantoverde. La situazione si inserisce in un quadro più ampio, in cui il paese sudamericano affronta sfide ambientali e sociali legate alla gestione delle risorse minerarie.
Il rialzo del prezzo del rame riflette quindi un equilibrio delicato tra una domanda in crescita legata a innovazioni tecnologiche e una offerta che fatica a mantenere il passo, sottoposta a pressioni geopolitiche e operazioni sindacali. Gli investitori e gli operatori del settore continueranno a monitorare con attenzione l’evoluzione di questi fattori, determinanti per la stabilità dei mercati delle materie prime.






