Roma, 3 aprile 2026 – La pressione fiscale in Italia ha raggiunto nel 2025 il livello più alto degli ultimi 11 anni, attestandosi al 43,1% su base annua e toccando il picco del 51,4% nell’ultimo trimestre, secondo i dati grezzi diffusi dall’Istat. Il dato più recente evidenzia che per ogni cento euro di Pil, l’Erario ne incassa quasi 52, un livello che non si registrava dal 2014.
Rallentamento del reddito disponibile e del potere d’acquisto delle famiglie
Contestualmente all’aumento della pressione fiscale, l’Istat segnala un rallentamento della crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto delle famiglie. Nel 2025, il reddito disponibile ha registrato un incremento del 2,4%, mentre il potere d’acquisto è cresciuto solo dello 0,9%, entrambi valori inferiori rispetto all’anno precedente. Nel quarto trimestre dell’anno, entrambi i parametri sono addirittura scesi in territorio negativo, indicando un peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie italiane.
Anche il Misery Index di Confcommercio, un indicatore che misura il disagio sociale, è aumentato a marzo a 9,6, sette decimi di punto in più rispetto a febbraio. Questo incremento è dovuto principalmente al rialzo dell’inflazione sui beni e servizi ad alta frequenza di acquisto, passata dal 1,9% al 3,1%. L’ufficio studi di Confcommercio sottolinea inoltre che il protrarsi delle tensioni in Medio Oriente, in particolare il conflitto in Iran, potrebbe causare ulteriori aumenti dei prezzi energetici, con conseguenze negative sulle già modeste prospettive di crescita economica e sul mercato del lavoro, che si mantiene poco dinamico.
Aumento pressione fiscale: le reazioni politiche e le spiegazioni economiche
L’opposizione politica ha espresso critiche nette nei confronti dell’aumento della pressione fiscale e del calo del reddito familiare. Nicola Fratoianni, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e segretario di Sinistra Italiana, ha dichiarato che “un Paese dove sale la pressione fiscale e diminuisce il reddito delle famiglie è un Paese in difficoltà”. Mariolina Castellone, senatrice del Movimento 5 Stelle e vicepresidente del Senato, ha definito questi dati come “numeri che parlano da soli e che certificano il fallimento delle politiche economiche del Governo”.
Dal governo, invece, si motiva l’aumento della pressione fiscale con la crescita dell’occupazione, che porta a un maggior numero di contribuenti. Viene inoltre sottolineato che la riforma fiscale in corso punta a ridurre la tassazione complessiva nel medio termine.
L’economista Carlo Cottarelli ha spiegato che l’aumento “a sorpresa” della pressione fiscale è dovuto a più fattori: il fiscal drag, ovvero il fenomeno per cui l’aumento dei redditi lordi non è accompagnato dall’adeguamento delle detrazioni e degli scaglioni Irpef; la tassazione sui prodotti finanziari sostenuta da un andamento positivo della Borsa nel 2024; e un significativo calo dell’evasione fiscale, favorito dalla diffusione della fatturazione elettronica e dei pagamenti digitali, che nel 2024 hanno superato l’uso del contante. Cottarelli ricorda che un livello così alto di pressione fiscale non è sostenibile e che è necessario intervenire sulla spesa pubblica, che ha raggiunto il 51,2% del Pil, secondo i dati grezzi Istat.
Le tensioni economiche e sociali che emergono da questi indicatori evidenziano le sfide che l’Italia dovrà affrontare nel breve termine, con particolare attenzione al bilanciamento tra entrate fiscali, spesa pubblica e sostegno al reddito delle famiglie.





