- Risveglio difficile per i mercati dopo il weekend. Il petrolio è schizzato nella notte fino a 115 dollari, per poi ripiegare ma restare comunque sopra quota 100.
- Seduta molto pesante a Tokyo, dove l’indice principale è arrivato a perdere oltre il 7% durante gli scambi, prima di ridurre le perdite e chiudere a -5,02%.
- Avvio negativo anche per le Borse europee: a Milano il listino cede quasi tre punti percentuali nelle prime battute, in linea con il clima di forte tensione sui mercati globali.
- Nel frattempo il Financial Times riferisce che i Paesi del G7 starebbero valutando un rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio, una misura pensata per contenere la corsa del greggio e stabilizzare i prezzi dell’energia.
MILANO – L'avvio della settimana sui mercati è segnato da un crollo delle borse asiatiche, spaventate dall'impennata del petrolio, che nella notte aveva superato i 115 dollari al barile. L'Europa apre in rosso, riuscendo poi a contenere le perdite con il greggio sceso sotto i 100 dollari. La potenziale chiusura dello Stretto di Hormuz mantiene alta la pressione sui prezzi energetici, ma giungono rassicurazioni dal G7 e dall'UE riguardo a interventi decisi per mitigarne l'aumento. A Wall Street, la chiusura è positiva, accogliendo le dichiarazioni di Trump sulla fine imminente del conflitto. All'Eurogruppo, Giorgetti evidenzia la vulnerabilità italiana: "Senza indipendenza energetica, la sicurezza economica dell'Italia è a rischio".
La settimana finanziaria si apre con un'ondata di instabilità: i mercati asiatici subiscono un tracollo a causa dell'impennata del prezzo del petrolio, che nella notte sfiora i 115 dollari al barile. Le piazze europee aprono in rosso, per poi attenuare le perdite nel corso della giornata grazie a un ripiegamento del greggio sotto i 100 dollari. La chiusura dello Stretto di Hormuz mantiene alta la pressione sui costi energetici, ma dal G7 e dall'UE giungono rassicurazioni su interventi mirati a contenere gli aumenti. Wall Street chiude in positivo, galvanizzata dalle dichiarazioni di Trump sul conflitto, che egli definisce "praticamente finito". Intanto, all'Eurogruppo, il Ministro Giorgetti sottolinea l'urgenza di misure energetiche, affermando: "Senza indipendenza energetica, la sicurezza economica del nostro Paese è a rischio". **Aggiornamenti in diretta: Iran, la crisi si intensifica**
* Mojtaba Khamenei: Nuova Guida Suprema.
* Trump: "Il successore di Khamenei non resterà in carica senza la nostra approvazione".
* Teheran: "Pioggia di greggio dal cielo, evento senza precedenti".
* Pasdaran: Si segnalano testate cluster contenenti granate assassine. **Cronologia degli eventi:**
* 19:59 - Energia: Giorgetti chiede all'UE misure d'emergenza simili a quelle del 2022.
* 18:25 - Giorgetti: "La mancata indipendenza energetica minaccia la sicurezza economica italiana".
* 17:54 - Milano chiude a -0,29%.
* 16:55 - Iran: Giorgetti avverte che una "stretta monetaria sarebbe grave".
* 13:39 - Analisi: L'impatto critico del petrolio a 100 dollari sull'economia.
* 09:14 - Milano perde il 2,73% in avvio.
* 06:01 - Nikkei crolla oltre il 7%.
* 03:45 - Petrolio: WTI in rialzo del 30%, oltre 116 dollari/barile.
* 02:00 - Tokyo: L'indice Nikkei crolla (-6,86%) per timori di escalation in Medio Oriente.
MILANO – La settimana borsistica si apre all'insegna delle turbolenze. I mercati asiatici registrano un brusco calo, innescato dal repentino rialzo del prezzo del petrolio che, nella notte, ha superato i 115 dollari al barile. In Europa, le piazze finanziarie aprono in rosso, per poi attenuare le perdite nel corso della giornata, complice un arretramento del greggio al di sotto dei 100 dollari. La chiusura dello stretto di Hormuz mantiene alta la tensione sui costi energetici, sebbene G7 e Unione Europea rassicurino su decisi interventi volti a contenere gli aumenti. Wall Street chiude infine in positivo, reagendo favorevolmente alle dichiarazioni di Trump sulla "pratica conclusione" del conflitto. Nel frattempo, l'Eurogruppo vede il ministro Giorgetti ribadire la centralità dell'indipendenza energetica per la sicurezza economica dell'Italia.
Indiscrezioni trapelate da fonti anonime suggeriscono che Mojtaba Khamenei potrebbe essere il successore designato alla Guida Suprema dell'Iran. La nomina deriverebbe da un presunto accordo segreto tra l'attuale Guida Suprema, Ali Khamenei, e l'ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Condizione vincolante di questo patto sarebbe la garanzia di non aggressione da parte delle forze armate statunitensi nei confronti dell'Iran.
Le borse statunitensi hanno chiuso in territorio positivo, trainate dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha minimizzato la crisi con l'Iran, affermando che il conflitto è "praticamente" concluso. Hanno contribuito all'ottimismo anche il calo del greggio WTI, sceso sotto i 100 dollari al barile. Nel dettaglio, il Nasdaq ha registrato un aumento dell'1,38%, il Dow Jones dello 0,5% e lo S&P 500 dello 0,83%.
La settimana sui mercati finanziari si è aperta con un drammatico calo dei titoli azionari asiatici, innescato da una brusca impennata del prezzo del petrolio che, nella notte, ha superato i 115 dollari a barile. Le borse europee hanno inizialmente rispecchiato l'andamento negativo, aprendo in rosso, ma hanno successivamente recuperato terreno. Il prezzo del greggio è sceso sotto i 100 dollari, alleggerendo la pressione immediata. Tuttavia, la possibile chiusura dello stretto di Hormuz mantiene alta la tensione sui prezzi dell'energia. Dal G7 e dall'Unione Europea giungono rassicurazioni circa interventi determinati per contenere gli aumenti. All'Eurogruppo, il ministro Giorgetti ha sottolineato le criticità per l'Italia, affermando: "Senza indipendenza energetica, è a rischio la sicurezza economica del nostro Paese".
MILANO – L'avvio di settimana sui mercati finanziari è stato dominato dalla volatilità, innescata dalla prepotente ascesa del prezzo del petrolio. Nelle prime ore, i titoli asiatici hanno registrato un tonfo significativo, reagendo al superamento dei 115 dollari al barile raggiunto dal greggio durante la notte. Le borse europee hanno aperto in rosso, per poi mostrare un parziale recupero nel corso della giornata, in concomitanza con un calo del prezzo del petrolio che è sceso sotto la soglia dei 100 dollari. La chiusura dello Stretto di Hormuz continua a mantenere alta la pressione sulle quotazioni energetiche, ma le rassicurazioni provenienti dal G7 e dall'Unione Europea indicano l'intenzione di adottare misure incisive per contenere gli aumenti. Parallelamente, all'Eurogruppo, il ministro Giorgetti ha ribadito la centralità della questione energetica per l'Italia, avvertendo che "senza indipendenza energetica, è a rischio la sicurezza economica del nostro Paese".
Piazza Affari archivia la settimana con un bilancio drammatico. Il principale indice, il Ftse Mib, registra un calo del 4,76%, attestandosi a 42.457 punti. Si tratta della peggiore performance dall'agosto 2023, che aggrava ulteriormente il dato del 2025, già in perdita dello 0,71%. Nel listino principale, poche le eccezioni positive: Terna avanza dello 0,2%, Ferrari e Stellantis entrambe dello 0,3%. Il settore energetico chiude in netta flessione: Eni perde il 2,2%, Saipem il 3,5%, Edison l'1,9%. In controtendenza Leonardo, nel comparto della difesa, che segna un +1,9%. Male anche l'editoria, con RCS in calo del 5,4%, e il settore delle utility.
Milano – L'inizio di settimana è stato segnato da forte volatilità sui mercati azionari globali: le piazze asiatiche hanno registrato bruschi cali a causa della fiammata del prezzo del petrolio, che nella notte ha superato i 115 dollari al barile per poi scendere sotto i 100 dollari. Anche le borse europee hanno aperto in rosso per poi riassorbire parzialmente le perdite. La chiusura dello Stretto di Hormuz mantiene alta la tensione sui prezzi energetici, ma dal G7 e dall'Unione Europea giungono rassicurazioni su misure volte a contenere gli aumenti. Durante l'Eurogruppo, il ministro Giorgetti ha acceso i riflettori sulla vulnerabilità italiana: "Senza indipendenza energetica, la sicurezza economica del nostro Paese è a rischio".
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha rilevato "anomali aumenti" nei prezzi medi alla pompa applicati da due delle principali compagnie petrolifere. Tale dinamica, in contrasto con i prezzi raccomandati dalle compagnie di riferimento, sarà oggetto di accertamenti mirati. L'annuncio è giunto al termine della riunione di coordinamento della commissione di allerta. Il Mimit ha precisato che questi controlli rientrano nel piano operativo attivato in accordo col Mef e gestito dalla Guardia di Finanza. Contestualmente, Mr. Prezzi ha annunciato l'invio alle Fiamme Gialle, a partire da domani, di un nuovo elenco di casi anomali per le verifiche del caso.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha rilevato "rincari anomali" nei prezzi alla pompa praticati da due delle principali compagnie petrolifere. Lo ha reso noto il Mimit al termine della cabina di regia della Commissione di allerta rapida. L'aumento dei prezzi medi applicati ai consumatori è risultato superiore rispetto ai prezzi consigliati dalle stesse compagnie. Questa dinamica sarà oggetto di controlli mirati, nell'ambito del piano operativo congiunto tra Mimit e Mef, già attivato dalla Guardia di Finanza. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi ("Mr. Prezzi") anticiperà che domani trasmetterà alle Fiamme Gialle un nuovo elenco di casi sospetti per gli accertamenti del caso.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha denunciato "rincari anomali" sui prezzi dei carburanti al distributore. La nota diffusa dal Mimit, al termine della cabina di regia della Commissione di allerta rapida, evidenzia come "in particolare con riferimento a due delle principali compagnie petrolifere, i prezzi medi applicati alla pompa sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento". Tale dinamica sarà oggetto di controlli mirati; il piano operativo, attivato in sinergia tra Mimit e Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef), delegherà alla Guardia di Finanza le verifiche. "Mr. Prezzi" ha già annunciato la trasmissione di un nuovo elenco di casi anomali alle Fiamme Gialle per gli accertamenti del caso.
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha esortato l'Unione Europea a considerare l'adozione di misure straordinarie per contenere l'aumento dei prezzi energetici, analoghe a quelle implementate nel 2022 in risposta all'invasione russa dell'Ucraina. Durante la discussione all'Eurogruppo sull'impatto della crisi in Medio Oriente, Giorgetti ha sottolineato l'urgenza di "agire subito stoppando i prezzi dell'energia prima che si diffondano su tutti i beni di consumo come nel 2022", evidenziando come l'attuale situazione, sebbene non ancora riconosciuta dall'UE come piena emergenza, richieda interventi immediati.
Il Vietnam sta considerando l'azzeramento dei dazi doganali sulle importazioni di carburante. La misura, proposta dal ministero delle Finanze e riportata da Vietnam News, è diretta a contrastare l'aumento dei prezzi del petrolio, esacerbato dalle tensioni in Medio Oriente. La proposta si inserisce in un decreto volto a modificare le aliquote preferenziali su benzina, gasolio e altri prodotti petroliferi. L'iniziativa giunge in un periodo di forte volatilità sui mercati energetici globali, aggravata dall'escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Tale situazione minaccia, in particolare, la Stretto di Hormuz, cruciale corridoio marittimo per circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio mediorientale.
Il Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha invitato l'Unione Europea ad adottare con urgenza misure d'emergenza nel settore energetico. Secondo Giorgetti, è fondamentale replicare gli interventi straordinari messi in campo nel 2022 per tutelare i consumatori e le imprese di fronte all'attuale scenario di volatilità.
Il Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha esortato l'Unione Europea ad adottare "misure straordinarie" per contrastare i rincari energetici, analoghe a quelle implementate nel 2022 dopo l'invasione russa dell'Ucraina. "Per l'Europa non ci sono le condizioni d'emergenza e invece per noi dovrebbe valutare l'adozione di misure straordinarie", ha dichiarato Giorgetti durante la discussione all'Eurogruppo sull'impatto della crisi mediorientale sui prezzi dell'energia. Il Ministro ha sottolineato l'urgenza di "agire subito stoppando i prezzi dell'energia prima che si diffondano su tutti i beni di consumo come nel 2022".
La settimana finanziaria si apre con forti turbolenze sui mercati internazionali. I listini asiatici registrano un brusco calo, innescato dal repentino rialzo del prezzo del petrolio che, nella notte, supera la soglia dei 115 dollari al barile. Le piazze europee avviano gli scambi in territorio negativo, salvo poi mostrare segni di recupero nel corso della giornata, con il greggio che arretra sotto i 100 dollari. Nonostante la momentanea flessione, la chiusura dello stretto di Hormuz mantiene alta la pressione sui prezzi energetici. Da G7 e Unione Europea giungono intanto rassicurazioni sull’adozione di misure incisive per contenere gli aumenti. Durante l'Eurogruppo, il ministro Giorgetti ha sottolineato l'urgenza di garantire l’indipendenza energetica dell’Italia, indispensabile per la sicurezza economica del Paese.
A New York, le quotazioni del petrolio registrano un aumento del 4,26%, attestandosi a 94,77 dollari al barile. Un incremento più contenuto rispetto ai picchi raggiunti nel pre-mercato, quando il greggio americano aveva superato i 115 dollari al barile.
Le quotazioni del petrolio a New York hanno registrato un incremento del 4,26%, portando il valore del WTI a 94,77 dollari al barile. Tale rialzo si presenta più moderato rispetto ai picchi raggiunti nel pre-market, quando il greggio americano aveva superato i 115 dollari.
"Ho un piano per tutto", ha dichiarato il presidente statunitense Donald Trump, commentando l'impennata dei prezzi del petrolio. "Sarete molto felici". Le sue parole giungono all'indomani della sua affermazione secondo cui il petrolio a 100 dollari rappresenterebbe un "piccolo prezzo da pagare", destinato a "calare rapidamente non appena la distruzione della minaccia nucleare iraniana sarà terminata". Il presidente USA ha inoltre mantenuto aperta la possibilità di confiscare petrolio iraniano, similmente a quanto accaduto in Venezuela. "È troppo presto", ha precisato, "ma qualcuno ne ha parlato". Tale azione potrebbe però compromettere seriamente le relazioni tra Stati Uniti e Cina, considerando che circa l'80% delle esportazioni iraniane di greggio sono destinate proprio al mercato cinese.
"Ho un piano per tutto". Così il presidente statunitense Donald Trump, in un'intervista, ha commentato il recente balzo dei prezzi del petrolio, aggiungendo: "Sarete molto felici". Già ieri, Trump aveva definito il petrolio a 100 dollari "un piccolo prezzo da pagare", prevedendo che il costo "calerà rapidamente, quando la distruzione della minaccia nucleare iraniana sarà terminata". Il presidente USA non esclude la possibilità di confiscare il petrolio iraniano, similmente a quanto avvenuto in Venezuela, dichiarando: "È troppo presto, ma qualcuno ne ha parlato". L'ipotetica acquisizione del controllo su parte delle riserve di Teheran potrebbe, tuttavia, compromettere seriamente le relazioni tra Stati Uniti e Cina, principale acquirente dell'80% delle esportazioni di greggio iraniano.
La crisi in Medio Oriente rappresenta la principale minaccia per l'economia globale. L'agenzia di rating Bloomberg avverte che una perdurante escalation dei prezzi petroliferi potrebbe seriamente compromettere la crescita mondiale.
"La mancata indipendenza economica mette a rischio la sicurezza dell'Italia". Lo ha dichiarato il Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, sottolineando l'importanza strategica dell'autonomia economica nazionale.
Le piazze finanziarie europee chiudono una giornata volatile mitigando le perdite, mentre il prezzo del petrolio scende nuovamente sotto i 100 dollari al barile. L'incertezza sulla durata del conflitto in Medio Oriente continua a gravare sui mercati. L'indice paneuropeo Stoxx 600 cede lo 0,63%, registrando una contrazione di 116 miliardi di euro di capitalizzazione, che si sommano ai 918 miliardi persi la scorsa settimana. Seduta negativa per Parigi (-0,98%), Francoforte (-0,77%) e Londra (-0,34%).
Il costo elevato dell'energia sta distruggendo il potere d'acquisto delle famiglie e alterando la competitività delle imprese italiane. Lo ha ribadito il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo all'Eurogruppo a Bruxelles, secondo quanto precisato in una nota divulgata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF).
Il mercato del gas chiude in rialzo, con il TTF di Amsterdam che ha terminato le contrattazioni a 56,9 euro per megawattora, registrando un incremento del 6,7%.
Il costo del petrolio ha registrato un'inversione di tendenza significativa. Dopo aver raggiunto un picco di oltre 118 dollari, il West Texas Intermediate (Wti) è sceso sotto i 100 dollari al barile, attestandosi attualmente a 96,54 dollari. Nonostante il calo, registra una progressione del 6,19%. Analogamente, il Brent a Londra si è posizionato a 99,54 dollari al barile, con un aumento del 7,27%.
Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha espresso preoccupazione per le ripercussioni economiche della crisi in Medio Oriente. Durante il G7 delle Finanze, organizzato dalla Francia, Giorgetti ha ammonito contro il rischio di una nuova ondata inflazionistica, paragonabile a quella generata dalla guerra in Ucraina. "Non dimentichiamo la lezione della guerra contro l'Ucraina", ha dichiarato, sottolineando come "il rischio economico sia di nuovo la fiammata provocata dall'aumento dei prezzi dell'energia". Il ministro ha altresì criticato l'eventualità di una risposta basata su una politica monetaria restrittiva, affermando che "sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria". Il commento è stato diffuso tramite un post pubblicato sul profilo X del MEF.
Il prezzo del petrolio registra un'inversione di tendenza dopo aver toccato un picco di oltre 118 dollari. Attualmente, il West Texas Intermediate (WTI) si attesta a 96,54 dollari al barile, segnando comunque un aumento del 6,19%. Il Brent, scambiato a Londra, quota 99,54 dollari al barile, con una progressione del 7,27%.
Chiusura in negativo per le principali Borse europee, che tuttavia hanno contenuto le perdite nel finale grazie al contenimento dei prezzi del petrolio. Francoforte (Dax) cede lo 0,57%, Parigi (Cac 40) arretra dello 0,98% e Londra (Ftse 100) dello 0,27%. Andamento negativo anche per Madrid (Ibex 35), in calo dello 0,71%, mentre Amsterdam (Aex) si distingue con una crescita dello 0,27%.
Milano, 21 mar. - Piazza Affari chiude la prima seduta della settimana in territorio negativo, allineandosi all'andamento delle principali borse europee. L'indice Ftse Mib ha registrato una flessione dello 0,29%, attestandosi a 44.024 punti. La giornata è stata caratterizzata da un'elevata volatilità nel mercato del petrolio, con il WTI che, dopo un picco a 115 dollari, è sceso intorno ai 99 dollari al barile. L'aumento dei prezzi del greggio alimenta i timori di un shock dell'offerta, intensificando le pressioni inflazionistiche e i costi energetici, fattori che hanno influenzato negativamente i mercati azionari. Tra i rialzi spiccano i comparti della difesa e dell'energia: Leonardo ha registrato un +6,38%, Saipem un +4,78% ed Eni un +2,29%. Ottima performance anche per Nexi, che segna un +4,06%. In controtendenza i titoli del lusso, con Brunello Cucinelli in calo del 3,81% e Moncler dell'1,31%. Male anche il settore industriale, con Stellantis che perde il 3,32%. Il comparto bancario ha risentito delle vendite: Unicredit cede l'1,56%, Mps l'1,66%, Mediobanca il 2,13% e Bpm lo 0,87%. Intesa Sanpaolo chiude sulla parità. Generali segna un -0,69%, mentre nel settore delle telecomunicazioni Tim registra una flessione.
Milano riduce le perdite finali, ma chiude in territorio negativo, allineandosi all'andamento degli altri mercati europei. L'indice Ftse Mib registra un calo del 0,29%, attestandosi a 44.024 punti. La settimana borsistica si apre con segno meno, mentre il petrolio registra un'impennata, alimentando tra gli investitori timori di uno shock dell'offerta. Il Wti ha toccato un picco di 115 dollari, per poi riassestarsi intorno ai 99 dollari, in un scenario di estrema volatilità. L'aumento del greggio innalza i costi energetici e le pressioni inflazionistiche, elementi che generalmente impattano negativamente sui mercati azionari. Tra i titoli in evidenza, il settore della difesa vede Leonardo in forte rialzo a +6,38%, mentre l'energia spinge Saipem a +4,78% ed Eni a +2,29%. Bene anche Nexi, che segna un +4,06%. In controtendenza, il comparto del lusso registra flessioni con Brunello Cucinelli a -3,81% e Moncler a -1,31%. L'industria vede Stellantis in calo del 3,32%. Il settore creditizio mostra negatività con Unicredit a -1,56%, Mps a -1,66%, Mediobanca a -2,13% e Bpm a -0,87%, mentre Intesa Sanpaolo chiude sulla parità. Generali arretra dello 0,69%. Nel settore delle telecomunicazioni, Tim cede terreno.
Le piazze finanziarie registrano un'apertura positiva, mitigando le precedenti flessioni notturne innescate dal forte rincaro del petrolio. A New York, il Dow Jones segna un +0,13%, il Nasdaq guadagna lo 0,38% e l'S&P 500 avanza dello 0,18%. Sul fronte europeo, Milano registra un incremento dello 0,62%, Francoforte dello 0,34%, Parigi dello 0,35% e Londra dello 0,53%. Il prezzo del greggio, dopo aver toccato i 115 dollari al barile, si attesta ora sopra la soglia dei 110 dollari.
Seduta dal profilo volatile per lo spread Btp-Bund, che chiude a 76 punti base, registrando un calo frazionale. Dopo un avvio che lo aveva spinto fino a quota 84 punti, il differenziale tra il Btp decennale benchmark e il corrispettivo tedesco si è attestato un punto sotto la chiusura di venerdì. Analoga dinamica per il rendimento del Btp decennale di riferimento: dopo un'impennata al 3,75% in apertura, ha ripiegato attestandosi al 3,62%, contro il 3,63% della chiusura precedente.
Sanlorenzo, leader nel settore della nautica di lusso, ha annunciato di aver raggiunto e superato gli obiettivi prefissati per il 2025, registrando un utile netto consolidato di 107,4 milioni di euro, segnando un incremento del 4,2%. Il Consiglio di Amministrazione ha proposto la distribuzione di un dividendo di 1,05 euro per azione, corrispondente a un payout ratio del 34,6%. La società ha evidenziato una "marcata accelerazione della domanda", con una raccolta ordini che ha raggiunto i 943,1 milioni di euro, in crescita del 16%. In merito alla complessa situazione geopolitica in Medio Oriente, il gruppo ha dichiarato che la propria esposizione diretta nella regione è limitata, attestandosi intorno al 7% dei ricavi. Sanlorenzo continua a monitorare attentamente l'evolversi degli eventi, sottolineando che gran parte della clientela mediorientale predilige l'utilizzo delle proprie imbarcazioni nel Mediterraneo, e conferma l'interesse strategico per la regione, considerandola un mercato promettente per la crescita a lungo termine.
Wall Street mostra una parziale ripresa nel corso della seduta, attenuando le perdite registrate in avvio. Il Dow Jones segna un calo dello 0,81%, attestandosi a 47.118,69 punti. Il Nasdaq, meno impattato, flette dello 0,05% raggiungendo i 22.376,71 punti, mentre l'S&P 500 arretra dello 0,42%, fermandosi a 6.711,63 punti.
Chiusura in calo per l'euro, che si attesta sotto quota 1,16 dollari. La moneta unica scambia a 1,1586 dollari (-0,27%) e 183,17 yen (-0,08%). Il biglietto verde registra un rafforzamento, spinto dall'impennata dei prezzi del petrolio che ha indotto gli investitori a privilegiare la liquidità. Tale tendenza riflette le preoccupazioni che una prolungata escalation in Medio Oriente possa compromettere gravemente le forniture energetiche globali e nuocere alla crescita economica.
L'euro archivia la seduta in calo, attestandosi sotto la soglia di 1,16 dollari. La moneta unica si scambia a 1,1586 dollari, registrando un ribasso dello 0,27%, e a 183,17 yen, con una flessione dello 0,08%. La tendenza al rialzo del dollaro è stata alimentata dall'impennata dei prezzi del petrolio, che ha spinto gli investitori verso valute rifugio, temendo che un prolungato conflitto in Medio Oriente possa compromettere seriamente le forniture energetiche globali e frenare la crescita economica.
Il Vietnam sta valutando l'azzeramento dei dazi doganali sulle importazioni di carburante. Il Ministero delle Finanze ha presentato una proposta formale, anticipata da Vietnam News, per modificare le aliquote preferenziali su benzina, gasolio e altri prodotti petroliferi. L'iniziativa risponde all'impennata dei prezzi del petrolio, innescata dall'escalation delle tensioni in Medio Oriente. La regione è cruciale per i mercati energetici globali: il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran minaccia in particolare lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita quotidianamente circa un quinto della produzione petrolifera mondiale, ovvero 20 milioni di barili.
I Ministri delle Finanze del G7 si sono dichiarati "pronti ad adottare le misure necessarie, anche per sostenere l'approvvigionamento energetico globale, come lo svincolo delle scorte". È quanto emerge dal comunicato finale emesso dopo l'incontro odierno, al quale hanno partecipato anche i vertici di FMI, Banca Mondiale, OCSE e AIE. L'obiettivo della riunione era analizzare il conflitto in Medio Oriente e le sue implicazioni sulla stabilità regionale e le condizioni economiche globali. Il G7 ha ribadito l'impegno a "monitorare attentamente la situazione e gli sviluppi nei mercati energetici", assicurando coordinamento continuo tra i membri e con i partner internazionali.
"Continueremo a monitorare attentamente la situazione e gli sviluppi nei mercati energetici. Ci incontreremo, ove necessario, per scambiare informazioni e coordinarci sia in ambito G7 che con i partner internazionali. Siamo pronti ad adottare le misure necessarie, incluso lo svincolo delle scorte, per sostenere l'approvvigionamento energetico globale." Questa la dichiarazione congiunta dei ministri delle Finanze del G7, rilasciata dopo un incontro con i vertici di FMI, Banca Mondiale, OCSE e AIE, focalizzato sull'impatto del conflitto in Medio Oriente sulla stabilità regionale e sull'economia globale.
Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha espresso preoccupazione per le ripercussioni economiche della crisi in Medio Oriente. Durante il G7 delle Finanze, organizzato dalla Francia, Giorgetti ha ammonito contro il rischio di una nuova ondata inflazionistica, paragonabile a quella generata dalla guerra in Ucraina. "Non dimentichiamo la lezione della guerra contro l'Ucraina", ha dichiarato, sottolineando come "il rischio economico sia di nuovo la fiammata provocata dall'aumento dei prezzi dell'energia". Il ministro ha altresì criticato l'eventualità di una risposta basata su una politica monetaria restrittiva, affermando che "sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria". Il commento è stato diffuso tramite un post pubblicato sul profilo X del MEF.
MILANO – Il lunedì di riapertura dei mercati si rivela traumatico. Il prezzo del petrolio è schizzato nella notte a 115 dollari, per poi attestarsi stabilmente sopra i 100 dollari al barile. La Borsa di Tokyo ha registrato una seduta pesantissima, perdendo fino al 7% in corso d'opera e chiudendo a -5,02%. Male anche le piazze europee: Milano ha aperto in ribasso di quasi tre punti percentuali, dimezzando le perdite a metà giornata. Nel frattempo, il *Financial Times* ha rivelato che il G7 si appresta a discutere oggi un rilascio coordinato di riserve strategiche di petrolio per contenere l'impennata del greggio.
Il WTI, greggio di riferimento per il mercato americano, scende sotto i 100 dollari al barile sul NYMEX. Attualmente i future registrano un incremento dell'8,28%, raggiungendo i 98,43 dollari al barile. Il valore contrasta con i massimi di 119,48 dollari toccati durante la notte, il picco dal 2022.
Le borse europee recuperano terreno, con Milano che si attesta a -0,4%, mentre il prezzo del WTI scende sotto i 100 dollari al barile.
Le principali piazze finanziarie europee mostrano segnali di recupero, spinte dal calo del prezzo del WTI sotto la soglia dei 100 dollari. Milano, dopo una fase negativa, consolida una risalita attestandosi a -0,4%.
Con il prezzo del petrolio che ha superato la soglia dei 100 dollari al barile, l'attenzione dei mercati è catalizzata dalle mosse delle banche centrali, chiamate a intervenire per contenere l'inflazione. Si attendono dichiarazioni e decisioni sia dalla Federal Reserve che dalla Banca Centrale Europea, inserite in un contesto globale dove l'Ucraina continua a influenzare gli equilibri geopolitici e finanziari. L'orientamento prevalente è che eventuali aumenti dei tassi di interesse, piuttosto che riduzioni, potrebbero efficacemente mitigare la spinta rialzista dei prezzi di petrolio e materie prime. Nonostante una crescita economica moderata, l'orizzonte sembra prefigurare una fase di minor inasprimento monetario a livello globale, con le banche centrali che si avvicinano alla conclusione del ciclo di rialzi. Una delle principali cause della crisi energetica è da ricercarsi nella politica di riduzione dei flussi di gas verso l'Europa da parte della Russia, che ha provocato un'escalation dei prezzi fino a quasi 280 euro per megawattora. In questo scenario, il dollaro mantiene una notevole forza, e ulteriori rialzi dei tassi da parte delle banche centrali potrebbero contribuire a riequilibrare la situazione.
Parigi. Il G7 non ha ancora deliberato lo sblocco delle riserve petrolifere strategiche. L'iniziativa, volta a contrastare il vertiginoso aumento delle quotazioni innescato dal conflitto in Iran, non ha trovato, al momento, un consenso definitivo. Lo ha dichiarato Roland Lescure, ministro delle Finanze francese, prima dell'odierna riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles, sottolineando: "Non ci siamo ancora".
I mercati finanziari riaprono dopo il weekend con un risveglio traumatico. Il petrolio ha registrato un'impennata notturna toccando i 115 dollari, per poi stabilizzarsi sopra i 100 dollari. La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 5,02%, dopo aver perso fino al 7% durante la seduta. Male anche le piazze europee, con Milano che in avvio ha ceduto quasi tre punti percentuali, dimezzando poi la perdita a metà giornata. Nel frattempo, il *Financial Times* riporta che il G7 sarebbe pronto a discutere oggi il rilascio congiunto e coordinato delle riserve strategiche di petrolio per contenere l'escalation del prezzo del greggio.
La Francia si dichiara pronta ad attivare tutte le misure necessarie, inclusa l'apertura delle riserve strategiche di petrolio, per stabilizzare i mercati energetici. Lo ha affermato il ministro delle Finanze francese, Roland Lescure, a margine dell'Eurogruppo a Bruxelles. "Continueremo a monitorare attentamente come possiamo contribuire a rendere stabili i flussi e tutto il mercato", ha aggiunto Lescure, specificando che l'opzione è stata discussa anche in sede di G7 Finanza. Ulteriori dettagli sulle decisioni prese emergeranno dal comunicato finale del summit.
Il Vietnam sta considerando l'azzeramento dei dazi doganali sulle importazioni di carburante. La misura, proposta dal ministero delle Finanze e riportata da Vietnam News, è diretta a contrastare l'aumento dei prezzi del petrolio, esacerbato dalle tensioni in Medio Oriente. La proposta si inserisce in un decreto volto a modificare le aliquote preferenziali su benzina, gasolio e altri prodotti petroliferi. L'iniziativa giunge in un periodo di forte volatilità sui mercati energetici globali, aggravata dall'escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Tale situazione minaccia, in particolare, la Stretto di Hormuz, cruciale corridoio marittimo per circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio mediorientale.
Un protrarsi o un'estensione del conflitto in Medio Oriente potrebbe causare uno "shock stagflazionistico sostanziale" per l'economia globale ed europea. Lo ha dichiarato il commissario UE all'Economia, Valdis Dombrovskis, prima dell'Eurogruppo, sottolineando come l'impatto dipenderà "dalla durata e dall'ampiezza regionale del conflitto". Scenari di prolungamento oltre due settimane, con interruzioni delle spedizioni attraverso Hormuz o attacchi alle infrastrutture nel Golfo, potrebbero tradursi in "prezzi dell'energia più alti con conseguente inflazione, effetti negativi sulla fiducia, interruzioni delle catene di approvvigionamento" e una stretta sui finanziamenti.
Un protrarsi o un'estensione del conflitto in Medio Oriente potrebbe causare uno "shock stagflazionistico sostanziale" per l'economia globale ed europea. Lo ha dichiarato il commissario UE all'Economia, Valdis Dombrovskis, prima dell'Eurogruppo, sottolineando come l'impatto dipenderà "dalla durata e dall'ampiezza regionale del conflitto". Scenari di prolungamento oltre due settimane, con interruzioni delle spedizioni attraverso Hormuz o attacchi alle infrastrutture nel Golfo, potrebbero tradursi in "prezzi dell'energia più alti con conseguente inflazione, effetti negativi sulla fiducia, interruzioni delle catene di approvvigionamento" e una stretta sui finanziamenti.
La Borsa di New York ha inaugurato la settimana in ribasso, proseguendo l'andamento negativo indotto dal rialzo ininterrotto dei prezzi del petrolio, in concomitanza con il decimo giorno del conflitto in Medio Oriente. Dopo le prime contrattazioni, il Dow Jones cede lo 0,93%, il Nasdaq arretra dello 0,91% e l'indice S&P 500 registra una flessione dello 0,84%.
La Borsa di New York ha inaugurato la settimana in ribasso, proseguendo l'andamento negativo indotto dal rialzo ininterrotto dei prezzi del petrolio, in concomitanza con il decimo giorno del conflitto in Medio Oriente. Dopo le prime contrattazioni, il Dow Jones cede lo 0,93%, il Nasdaq arretra dello 0,91% e l'indice S&P 500 registra una flessione dello 0,84%.
Il Vietnam sta valutando l'azzeramento dei dazi doganali sull'importazione di carburante per contrastare l'impennata dei prezzi del petrolio, innescata dalle crescenti tensioni in Medio Oriente. Il Ministero delle Finanze, come riferisce Vietnam News, ha presentato una proposta formale nell'ambito di un decreto volto a modificare le aliquote preferenziali su benzina, gasolio e altri prodotti petroliferi. Questa iniziativa giunge in un periodo di marcata instabilità sui mercati energetici globali. L'escalation del conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran minaccia in particolare i transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per circa 20 milioni di barili di petrolio mediorientale al giorno.
Le forze armate iraniane minacciano ritorsioni contro i siti petroliferi regionali qualora Israele persista nell'attaccare le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica. Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando militare centrale iraniano, ha dichiarato alla televisione di Stato che i governi dei Paesi islamici devono "avvertire l'America e il regime sionista di cessare tali azioni codarde e disumane". Ha poi aggiunto: "Altrimenti, misure analoghe saranno adottate nella regione; e se si può tollerare un prezzo del petrolio superiore ai 200 dollari al barile, allora si continui con questo gioco".
Il mercato ora prevede due rialzi dei tassi d'interesse da parte della Banca Centrale Europea entro il 2026. L'aumento del prezzo del petrolio, innescato dalla crisi in Iran, e i conseguenti rischi inflazionistici hanno modificato le aspettative: dalle stime di un singolo rialzo formulate venerdì, si passa a due interventi da 25 punti base ciascuno, con la prima decisione attesa entro giugno. Anche per la Bank of England, la probabilità di un aumento dei tassi entro l'anno sale al 70%.
I rendimenti dei titoli di Stato nell'Eurozona registrano un'impennata, guidati dalle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il BTP decennale di riferimento (scadenza 1° febbraio 2036) ha visto il suo rendimento salire al 3,75%, rispetto al 3,63% della chiusura di venerdì. Parallelamente, lo spread con il Bund tedesco si è ampliato a 84 punti base, in netto aumento dai 77 punti di fine settimana, mentre il Bund rimane al di sotto del 3%.
I mercati finanziari riaprono il lunedì con un risveglio traumatico. Il petrolio ha subito un'impennata notturna fino a 115 dollari, per poi ripiegare e mantenersi sopra i 100 dollari. La Borsa di Tokyo ha registrato una seduta pesantissima, perdendo in corso d'opera il 7% e chiudendo a -5,02%. Analogamente, le piazze europee aprono in forte ribasso, con Milano che cede quasi tre punti percentuali al via, per poi dimezzare le perdite a metà giornata. Nel frattempo, il _Financial Times_ rivela che il G7 sarebbe pronto a discutere oggi un rilascio comune e coordinato delle riserve strategiche di petrolio per contenere la corsa del greggio.
I mercati finanziari riaprono il lunedì con un risveglio traumatico. Il petrolio ha subito un'impennata notturna fino a 115 dollari, per poi ripiegare e mantenersi sopra i 100 dollari. La Borsa di Tokyo ha registrato una seduta pesantissima, perdendo in corso d'opera il 7% e chiudendo a -5,02%. Analogamente, le piazze europee aprono in forte ribasso, con Milano che cede quasi tre punti percentuali al via, per poi dimezzare le perdite a metà giornata. Nel frattempo, il _Financial Times_ rivela che il G7 sarebbe pronto a discutere oggi un rilascio comune e coordinato delle riserve strategiche di petrolio per contenere la corsa del greggio.
I prezzi dell'alluminio hanno toccato i massimi degli ultimi quattro anni, spinti dalle crescenti preoccupazioni per interruzioni prolungate delle rotte di spedizione in Medio Oriente. La speculazione è alimentata dall'intensificazione del conflitto nella regione e dall'attacco all'Iran, che genera incertezza sulle forniture di metallo. L'alluminio ha raggiunto un picco di 4.073,50 dollari a tonnellata, il livello più elevato da marzo 2022 – periodo coincidente con l'inizio del conflitto in Ucraina e le conseguenti apprensioni sulle forniture russe. Successivamente, il prezzo è sceso a 3.386 dollari. L'attuale crisi geopolitica nel Medio Oriente ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz, cruciale per l'export di alluminio regionale verso Stati Uniti ed Europa. L'analista di Marex, Ed Meir, ha sottolineato a Reuters la particolare preoccupazione degli europei: "Il blocco dell'alluminio nel Golfo si verifica proprio mentre il fornitore storico Mozal cesserà le sue attività questo mese". A questo si aggiunge l'impennata del prezzo del petrolio, prospettando un rallentamento economico globale.
I prezzi dell'alluminio hanno toccato i massimi degli ultimi quattro anni, spinti dai timori di prolungate interruzioni delle spedizioni in Medio Oriente a causa dell'escalation del conflitto e delle sue implicazioni sull'Iran. Il metallo ha raggiunto un picco di 4.073,50 dollari a tonnellata, il livello più alto da marzo 2022 (periodo coinciso con l'inizio del conflitto in Ucraina e le preoccupazioni sulle forniture russe), per poi ripiegare a 3.386 dollari. Il conflitto mediorientale sta di fatto bloccando lo Stretto di Hormuz, via cruciale per l'export di alluminio dalla regione verso Stati Uniti ed Europa. "Gli europei sono particolarmente preoccupati, poiché il blocco dell'alluminio nel Golfo si verifica proprio mentre il fornitore storico Mozal cesserà le sue attività questo mese", ha commentato l'analista di Marex, Ed Meir, ripreso da Reuters. L'impennata del prezzo del petrolio acuisce ulteriormente le prospettive di un rallentamento economico.
I prezzi dell'alluminio hanno toccato il picco degli ultimi quattro anni, spinti dai timori di prolungate interruzioni delle rotte di navigazione in Medio Oriente. L'escalation del conflitto nella regione, con implicazioni per l'Iran, ha riacceso le preoccupazioni sulle forniture globali del metallo. L'alluminio ha raggiunto i 4.073,50 dollari a tonnellata, il livello più elevato da marzo 2022 – periodo che coincise con l'inizio del conflitto in Ucraina e i conseguenti timori sulle forniture russe – prima di stabilizzarsi a 3.386 dollari. Le crescenti tensioni in Medio Oriente stanno, di fatto, compromettendo la navigabilità dello Stretto di Hormuz, cruciale per le spedizioni di alluminio dalla regione verso Stati Uniti ed Europa. L'analista Ed Meir di Marex, citato da Reuters, ha evidenziato come "gli europei siano particolarmente allarmati, poiché il blocco dell'alluminio nel Golfo si verifica mentre il fornitore storico Mozal cesserà le operazioni questo mese". Contestualmente, l'impennata del prezzo del petrolio ha innescato previsioni di un rallentamento economico.
La crisi in Iran e il rincaro del petrolio provocano un crollo delle borse asiatiche. A Tokyo, il Nikkei 225 chiude in calo del 5,2% a 52.728,72 punti, pur recuperando parte delle perdite iniziali. Il Kospi sudcoreano scende del 6% a 5.251,87 punti. Mercati cinesi più resilienti: l'Hang Seng di Hong Kong segna un -1,6% a 25.343,77, mentre l'indice composito di Shanghai perde lo 0,7% a 4.097,69. Il listino di Taiwan registra un ribasso del 4,4%, e altri mercati regionali subiscono perdite significative.
I mercati finanziari globali segnano una giornata difficile, con il prezzo del petrolio in forte rialzo e le piazze asiatiche in netta flessione. Il greggio saudita, giunto a Londra, cede terreno ma chiude a 115 dollari al barile, mentre il petrolio americano si attesta sui 100 dollari. Tokyo registra le performance peggiori nel settore dell'elettronica, mentre Hong Kong risente delle previsioni di un aumento dei tassi d'interesse. A Francoforte, Volkswagen subisce un calo del 12% dopo aver respinto le indiscrezioni su una potenziale crisi finanziaria. L'attenzione degli operatori è ora rivolta al nuovo dato sull'inflazione statunitense, atteso per le 14:30.
I mercati finanziari globali segnano una giornata difficile, con il prezzo del petrolio in forte rialzo e le piazze asiatiche in netta flessione. Il greggio saudita, giunto a Londra, cede terreno ma chiude a 115 dollari al barile, mentre il petrolio americano si attesta sui 100 dollari. Tokyo registra le performance peggiori nel settore dell'elettronica, mentre Hong Kong risente delle previsioni di un aumento dei tassi d'interesse. A Francoforte, Volkswagen subisce un calo del 12% dopo aver respinto le indiscrezioni su una potenziale crisi finanziaria. L'attenzione degli operatori è ora rivolta al nuovo dato sull'inflazione statunitense, atteso per le 14:30.
I mercati finanziari globali reagiscono con apprensione all'escalation in Medio Oriente e al blocco persistente dello Stretto di Hormuz, spingendo il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari. Le principali borse europee segnano una seduta in territorio negativo, sebbene riescano a contenere le perdite in vista del G7. A Milano, l'indice prezza un calo dell'1,5%.
I ministri delle Finanze del G7 si riuniranno d'urgenza oggi per discutere un possibile rilascio congiunto di petrolio dalle riserve strategiche. L'operazione, coordinata dall'Agenzia Internazionale per l'Energia, mira a contrastare l'impennata dei prezzi del greggio a seguito del conflitto nel Golfo, come riportato dal Financial Times.
Il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni, parametro di riferimento per i costi di indebitamento europei, ha superato il 2,9%, avvicinandosi ai livelli massimi dal 2011. Questo incremento si registra in un contesto di escalation delle quotazioni petrolifere, che hanno oltrepassato i 100 dollari al barile, alimentando i timori di prolungate interruzioni delle forniture energetiche globali e di un’intensificazione delle pressioni inflazionistiche. La riduzione della produzione da parte dei principali produttori di greggio della regione, unita alla chiusura dello Stretto di Hormuz senza prospettive di rapida risoluzione, ha portato gli investitori a rivedere al rialzo le aspettative inflazionistiche dall'inizio delle ostilità. Ciò rafforza le previsioni di una politica monetaria più restrittiva da parte della BCE, con diversi responsabili politici che avvertono circa il rischio di un’impennata inflazionistica in caso di prolungamento del conflitto che coinvolga Iran e altri Paesi.
Il prezzo del gas naturale sulla piazza TTF di Amsterdam è sceso sotto la soglia dei 62 euro, ridimensionando il picco raggiunto in avvio di seduta. I contratti future per il mese di aprile mostrano un aumento del 15,83% a 61,4 euro, pur mantenendosi su livelli massimi dall'agosto 2022. Sul fronte della crisi in Iran, Bloomberg riferisce che QatarEnergy avrebbe posticipato i progetti di espansione dei propri impianti di gas naturale liquefatto (GNL) a non prima del 2027, a seguito dello stop al sito di Ras Laffan, colpito da droni la scorsa settimana.
I funzionari del G7 si riuniranno in conference call questa settimana per coordinare una risposta congiunta alle turbolenze del mercato. Lo ha annunciato il ministro delle Finanze giapponese, Shunichi Suzuki. "Il G7 terrà una teleconferenza tra i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali martedì, mirata a comunicare al mercato una risposta coordinata del G7, dopo che i mercati azionari e altri settori hanno registrato crolli a seguito delle crescenti preoccupazioni per l'economia globale causate dall'epidemia di coronavirus", ha precisato Suzuki ai giornalisti.
I ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali del G7 terranno una teleconferenza martedì per coordinare la risposta dei mercati. Lo ha annunciato il ministro delle Finanze giapponese, Shunichi Suzuki, sottolineando l'obiettivo di comunicare ai mercati la coesione del G7 dopo il crollo azionario e le crescenti incertezze sull'economia globale, aggravate dagli strascichi della pandemia di coronavirus.
I funzionari del G7 si riuniranno in conference call questa settimana per coordinare una risposta congiunta alle turbolenze del mercato. Lo ha annunciato il ministro delle Finanze giapponese, Shunichi Suzuki. "Il G7 terrà una teleconferenza tra i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali martedì, mirata a comunicare al mercato una risposta coordinata del G7, dopo che i mercati azionari e altri settori hanno registrato crolli a seguito delle crescenti preoccupazioni per l'economia globale causate dall'epidemia di coronavirus", ha precisato Suzuki ai giornalisti.
Il governo sta esaminando la possibilità di un decreto sulle accise per affrontare l'aumento dei prezzi, mentre il greggio supera i 100 dollari. (Rosaria Amato, Lorenzo De Cicco)
Il prezzo del gas naturale sul mercato TTF di Amsterdam balza ai massimi dal 2022, raggiungendo la quota di 64 euro. I contratti future per il mese di aprile registrano un incremento del 20% in apertura di seduta.
Il governo italiano sta valutando l'introduzione di un decreto sulle accise per contenere l'aumento dei prezzi del carburante, in un contesto di petrolio greggio che si avvicina ai 100 dollari al barile. (Fonte: Repubblica.it, Rosaria Amato, Lorenzo De Cicco, 09 marzo 2026)
L'incremento del prezzo del petrolio fino a 100 dollari al barile solleva preoccupazioni significative per la stabilità economica mondiale, alimentando il dibattito sulle sue implicazioni future.
Ultime notizie dal conflitto in Iran rivelano cambiamenti ai vertici della leadership: Mojtaba Khamenei è stato nominato nuova Guida suprema. La reazione degli Stati Uniti non si è fatta attendere, con l'ex presidente Trump che ha dichiarato come il successore di Khamenei "non durerà" senza l'approvazione americana. Da Teheran, intanto, giungono segnalazioni di "greggio che piove dal cielo", un fenomeno definito senza precedenti. Tra le tattiche militari iraniane, spicca l'uso da parte dei Pasdaran di testate cluster equipaggiate con granate. Gli sviluppi completi sono contenuti nel nostro "Dossier Sentieri di guerra".
Nonostante i mercati europei non presentino carenze negli approvvigionamenti di petrolio, i prezzi del greggio hanno registrato marcati aumenti. Nel frattempo, l'attuale escalation in Iran continua a generare ripercussioni. Tra le principali notizie, spicca la nomina di Mojtaba Khamenei a nuova Guida Suprema di Teheran. Sul fronte internazionale, l'ex presidente Trump ha dichiarato che "il successore di Khamenei non durerà se non lo approviamo noi". Dalla capitale iraniana giunge una notizia insolita: "Piove greggio dal cielo, mai visto niente di simile", mentre i Pasdaran avrebbero impiegato testate cluster contenenti granate.
L'impennata del prezzo del petrolio verso la soglia psicologica dei cento dollari al barile rappresenta una significativa sfida per l'economia mondiale. Un tale scenario è foriero di incertezze, potendo innescare pressioni inflazionistiche e rallentare la crescita globale a causa dell'aumento dei costi energetici per imprese e consumatori.
L'ipotetico raggiungimento dei 100 dollari al barile per il petrolio rappresenta uno scenario preoccupante per l'economia mondiale. Un tale aumento del costo energetico innescherebbe un'inflazione diffusa, erodendo il potere d'acquisto di famiglie e imprese. Le catene di approvvigionamento, già fragili, subirebbero nuove pressioni, con conseguenti rincari sui beni di consumo. Si profila dunque il rischio concreto di un rallentamento della crescita economica globale, se non addirittura di una recessione in alcune aree. L'incertezza legata a questa prospettiva spinge analisti e governi a monitorare con attenzione le dinamiche del mercato petrolifero.
Le tensioni in Iran catalizzano l'attenzione della scena internazionale con sviluppi interni e riflessi economici globali. Mojtaba Khamenei è stato designato nuova Guida Suprema, una nomina che ha subito innescato la ferma reazione degli Stati Uniti. L'ex presidente Trump ha infatti avvertito che il successore non avrebbe lunga durata senza l'approvazione americana. Contemporaneamente, Teheran ha denunciato un insolito fenomeno: una "pioggia di greggio" descritta come senza precedenti. Sul fronte economico, i mercati asiatici rispondono con una marcata volatilità: Tokyo registra un crollo, mentre il prezzo del petrolio supera la soglia dei 100 dollari al barile. La situazione evolve rapidamente, tracciando nuovi sentieri di guerra.
L'impennata del prezzo del petrolio greggio WTI oltre la soglia dei 100 dollari al barile, un picco che non si registrava dal 2022, riaccende le preoccupazioni sull'economia mondiale. Questo rialzo, direttamente collegato all'escalation del conflitto in Medio Oriente, alimenta i timori di un'inflazione persistente e di un rallentamento della crescita globale. Gli analisti sono unanimi nel segnalare i rischi che tale scenario comporta per la ripresa economica post-pandemia, già fragile e sottoposta a numerose pressioni.
Pesante battuta d'arresto per il settore siderurgico sulle borse europee. Il declassamento dei titoli delle principali aziende del settore, operato da Jp Morgan, innesca robuste vendite. La più colpita è la Voestalpine, che registra un calo dell'8,8% a 38,67 euro verso le 10:30, ampliando le perdite accumulate la scorsa settimana (-18% in cinque sedute) e posizionandosi in coda all'indice Stoxx Europe 600. Flussi di vendita massicci anche su Arcelor Mittal (-6,5% a 44,81 euro) e Aperam (-6,6% a 34,90 euro) sulla Borsa di Amsterdam, mentre a Francoforte Thyssenkrupp cede il 4,4% a 8,75 euro.
L'euro apre in ribasso rispetto al dollaro americano, registrando un calo superiore allo 0,5% e attestandosi a 1.1559, in un contesto di crescente preoccupazione per il conflitto in Iran. Analoga flessione per la sterlina britannica, che scende a 1.3336 sempre contro il dollaro, mentre quest'ultimo prosegue il suo rafforzamento anche nei confronti dello yen giapponese.
La guerra in Medio Oriente potrebbe rallentare il percorso dell'Italia verso l'uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo, sebbene tale obiettivo rimanga "ancora possibile nel 2026". Lo evidenzia Scope Ratings, sottolineando l'importanza di "avanzo primario e stabilità politica" per fronteggiare una crisi internazionale "prolungata, l'aumento delle spese militari e quelle legate all'invecchiamento della popolazione". L'agenzia prevede inoltre un impatto negativo sulla crescita del PIL.
Il mercato ora prevede due rialzi dei tassi d'interesse da parte della Banca Centrale Europea entro il 2026. L'aumento del prezzo del petrolio, innescato dalla crisi in Iran, e i conseguenti rischi inflazionistici hanno modificato le aspettative: dalle stime di un singolo rialzo formulate venerdì, si passa a due interventi da 25 punti base ciascuno, con la prima decisione attesa entro giugno. Anche per la Bank of England, la probabilità di un aumento dei tassi entro l'anno sale al 70%.
La guerra in Medio Oriente potrebbe rallentare il percorso dell'Italia verso l'uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo, sebbene tale obiettivo rimanga "ancora possibile nel 2026". Lo evidenzia Scope Ratings, sottolineando l'importanza di "avanzo primario e stabilità politica" per fronteggiare una crisi internazionale "prolungata, l'aumento delle spese militari e quelle legate all'invecchiamento della popolazione". L'agenzia prevede inoltre un impatto negativo sulla crescita del PIL.
La crisi in Medio Oriente ha spinto l'indice VIX, noto come il "termometro della paura" di Wall Street, a toccare i massimi dall'aprile 2025. In quell'occasione, l'indicatore aveva registrato picchi ancor superiori a causa dei dazi annunciati dall'allora presidente statunitense Donald Trump. L'indice ha superato quota 35, posizionandosi sui livelli più elevati dal 'Liberation Day', prima di ridiscendere a 31,5 punti, mantenendo tuttavia un rialzo del 6,7%.
Cambio al vertice della Consob. Chiara Mosca, Commissario con la maggiore anzianità in seno all'Istituto, ha assunto oggi l'incarico di presidente vicario. Subentra a Paolo Savona, il cui mandato settennale si è concluso l'8 marzo.
Rallenta a metà mattinata la corsa dei prezzi del petrolio, dopo un balzo iniziale di quasi il 20%. Il WTI del Texas si attesta ora poco sotto la soglia dei 100 dollari al barile, a quota 99,8 dollari, registrando comunque un rialzo di quasi il 10% rispetto a venerdì. Il Brent del Mare del Nord è scambiato a 103,1 dollari, con un aumento dell'11%.
Il Vietnam sta valutando l'azzeramento dei dazi doganali sull'importazione di carburante per contrastare l'impennata dei prezzi del petrolio, innescata dalle crescenti tensioni in Medio Oriente. Il Ministero delle Finanze, come riferisce Vietnam News, ha presentato una proposta formale nell'ambito di un decreto volto a modificare le aliquote preferenziali su benzina, gasolio e altri prodotti petroliferi. Questa iniziativa giunge in un periodo di marcata instabilità sui mercati energetici globali. L'escalation del conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran minaccia in particolare i transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per circa 20 milioni di barili di petrolio mediorientale al giorno.
Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, su indicazione del Ministro Adolfo Urso e in accordo con le altre amministrazioni, ha convocato d'urgenza per le 14:30 odierne la riunione di coordinamento della commissione di allerta. L'obiettivo è analizzare l'andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e fornire al Governo un riscontro immediato per valutare la necessità di eventuali interventi, qualora persistano rincari riconducibili a fenomeni speculativi. La riunione, presieduta dal Ministro Urso, vedrà la partecipazione, oltre alle strutture di Mister Prezzi e della Direzione Generale per il consumatore e la tutela del mercato del Mimit, anche di rappresentanti di Mef e Mase, della Guardia di Finanza, della Direzione delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Le principali piazze finanziarie europee hanno aperto la giornata in netto ribasso, per poi attenuare le perdite nel corso della seduta. A sostenere il recupero ha contribuito il calo del prezzo del petrolio, con il barile sceso sotto la soglia dei 100 dollari. Nonostante la chiusura dello Stretto di Hormuz mantenga alta la tensione sui mercati energetici, rassicurazioni sono giunte da G7 e UE, che hanno annunciato interventi mirati a contenere i rincari. Positiva la chiusura di Wall Street, galvanizzata dalle dichiarazioni del Presidente Trump riguardo alla quasi conclusione del conflitto. Parallelamente, in seno all'Eurogruppo, il Ministro Giorgetti ha ribadito la centralità dell'indipendenza energetica per la sicurezza economica italiana.
Il mercato energetico apre la giornata con un significativo rialzo: il WTI (West Texas Intermediate) registra un incremento del 14,8%, raggiungendo i 116 dollari al barile. Parallelamente, il Brent cresce del 13,7%, attestandosi a 117 dollari. Sul fronte asiatico, si segnala un crollo generalizzato delle borse: Tokyo perde il 7%, Hong Kong il 5,6% e Shanghai il 4,5%. Nel frattempo, Pechino ha rivolto un appello a Washington, esortando a desistere dall'escalation militare in Medio Oriente.
Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, su indicazione del Ministro Adolfo Urso e in accordo con le altre amministrazioni, ha convocato per oggi alle 14:30 una riunione d’urgenza della cabina di regia della Commissione di allerta. L'obiettivo è analizzare l'andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e fornire riscontri immediati al governo. La riunione verificherà la necessità di eventuali interventi, qualora persistano rialzi speculativi. All'incontro, presieduto dal Ministro Urso, parteciperanno anche rappresentanti del Ministero dell'Economia e delle Finanze, del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Guardia di Finanza, del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), dell’ARERA e dell’AGCM, oltre all'Agenzia delle Dogane.
Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, su indicazione del Ministro Adolfo Urso e in accordo con le altre amministrazioni, ha convocato per oggi alle 14:30 una riunione d’urgenza della cabina di regia della Commissione di allerta. L'obiettivo è analizzare l'andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e fornire riscontri immediati al governo. La riunione verificherà la necessità di eventuali interventi, qualora persistano rialzi speculativi. All'incontro, presieduto dal Ministro Urso, parteciperanno anche rappresentanti del Ministero dell'Economia e delle Finanze, del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Guardia di Finanza, del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), dell’ARERA e dell’AGCM, oltre all'Agenzia delle Dogane.
Il prezzo del gas naturale sulla piazza TTF di Amsterdam è sceso sotto la soglia dei 62 euro, ridimensionando il picco raggiunto in avvio di seduta. I contratti future per il mese di aprile mostrano un aumento del 15,83% a 61,4 euro, pur mantenendosi su livelli massimi dall'agosto 2022. Sul fronte della crisi in Iran, Bloomberg riferisce che QatarEnergy avrebbe posticipato i progetti di espansione dei propri impianti di gas naturale liquefatto (GNL) a non prima del 2027, a seguito dello stop al sito di Ras Laffan, colpito da droni la scorsa settimana.
I rendimenti dei titoli di Stato nell'Eurozona registrano un'impennata, guidati dalle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il BTP decennale di riferimento (scadenza 1° febbraio 2036) ha visto il suo rendimento salire al 3,75%, rispetto al 3,63% della chiusura di venerdì. Parallelamente, lo spread con il Bund tedesco si è ampliato a 84 punti base, in netto aumento dai 77 punti di fine settimana, mentre il Bund rimane al di sotto del 3%.
Le principali borse europee mostrano un marginale recupero rispetto all'apertura, pur mantenendo un andamento negativo. L'aumento dei prezzi del petrolio e del gas ha riacceso i timori inflazionistici, condizionando l'umore degli investitori. A Parigi, il Cac 40 segna un -1,92%, a Francoforte il Dax un -1,31%, mentre a Londra il FTSE 100 arretra dell'1,10%. Anche Milano chiude in rosso, con il FTSE MIB a -1,33%.
La crisi in Medio Oriente ha spinto l'indice VIX, noto come il "termometro della paura" di Wall Street, a toccare i massimi dall'aprile 2025. In quell'occasione, l'indicatore aveva registrato picchi ancor superiori a causa dei dazi annunciati dall'allora presidente statunitense Donald Trump. L'indice ha superato quota 35, posizionandosi sui livelli più elevati dal 'Liberation Day', prima di ridiscendere a 31,5 punti, mantenendo tuttavia un rialzo del 6,7%.
Roccia in forte ribasso alla borsa di Zurigo, a seguito dei risultati deludenti emersi dai test avanzati su giredestrant, un farmaco sperimentale destinato al trattamento del tumore al seno. Il titolo della compagnia farmaceutica elvetica è il peggiore dell'indice SMI attorno alle 13, con un calo del 4,4% a 326,30 franchi svizzeri, dopo aver toccato un minimo annuale di 315,60 franchi.
Cambio al vertice della Consob. Chiara Mosca, Commissario con la maggiore anzianità in seno all'Istituto, ha assunto oggi l'incarico di presidente vicario. Subentra a Paolo Savona, il cui mandato settennale si è concluso l'8 marzo.
La Borsa di Tokyo ha concluso la seduta con un profondo ribasso, con l'indice Nikkei che ha perso il 6,16%, chiudendo a 19.400 punti. Per il principale listino giapponese, si tratta della peggiore chiusura dal 2009. Un marcato declino ha coinvolto anche le altre piazze asiatiche: Hong Kong ha ceduto il 5,3%, Shanghai il 4,9% e Seul il 4,5%.
La Borsa di Tokyo ha concluso la seduta con un profondo ribasso, con l'indice Nikkei che ha perso il 6,16%, chiudendo a 19.400 punti. Per il principale listino giapponese, si tratta della peggiore chiusura dal 2009. Un marcato declino ha coinvolto anche le altre piazze asiatiche: Hong Kong ha ceduto il 5,3%, Shanghai il 4,9% e Seul il 4,5%.
Roche registra un forte calo alla Borsa di Zurigo a seguito dei deludenti esiti dei test avanzati su giredestrant, un farmaco sperimentale per il tumore al seno. Il titolo della multinazionale elvetica è il peggiore dell'indice SMI attorno alle 13, con una flessione del 4,4% a 326,30 franchi svizzeri, dopo aver toccato un minimo annuale di 315,60 franchi.
Rallenta a metà mattinata la corsa dei prezzi del petrolio, dopo un balzo iniziale di quasi il 20%. Il WTI del Texas si attesta ora poco sotto la soglia dei 100 dollari al barile, a quota 99,8 dollari, registrando comunque un rialzo di quasi il 10% rispetto a venerdì. Il Brent del Mare del Nord è scambiato a 103,1 dollari, con un aumento dell'11%.
Il prezzo del petrolio registra un'impennata vertiginosa, con il Brent che supera la soglia dei 100 dollari. Le cause principali sono riconducibili al conflitto in Medio Oriente e agli attacchi Houthi nello stretto di Hormuz, fattori che destabilizzano il mercato energetico globale.
Pesante battuta d'arresto per il settore siderurgico sulle borse europee. Il declassamento dei titoli delle principali aziende del settore, operato da Jp Morgan, innesca robuste vendite. La più colpita è la Voestalpine, che registra un calo dell'8,8% a 38,67 euro verso le 10:30, ampliando le perdite accumulate la scorsa settimana (-18% in cinque sedute) e posizionandosi in coda all'indice Stoxx Europe 600. Flussi di vendita massicci anche su Arcelor Mittal (-6,5% a 44,81 euro) e Aperam (-6,6% a 34,90 euro) sulla Borsa di Amsterdam, mentre a Francoforte Thyssenkrupp cede il 4,4% a 8,75 euro.
Il colosso petrolifero saudita Aramco ha avviato una riduzione della produzione in due dei suoi giacimenti. La notizia, riportata da Reuters, cita fonti anonime senza specificare l'entità né i giacimenti coinvolti. Parallelamente, Aramco ha reindirizzato parte delle spedizioni di greggio verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Anche altri paesi limitrofi all'Arabia Saudita, recentemente colpiti da attacchi, hanno adottato analoghe misure di riduzione produttiva.
Il gigante energetico saudita Aramco ha avviato una fase di riduzione della produzione in due dei suoi giacimenti petroliferi, secondo quanto riportato da Reuters che cita fonti qualificate. Al momento restano ignoti i nomi dei giacimenti coinvolti e l'entità esatta della diminuzione produttiva. Parallelamente, Aramco ha reindirizzato parte dei suoi carichi di greggio verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Si registra inoltre una contrazione della produzione anche in diversi paesi limitrofi all'Arabia Saudita, recentemente colpiti da offensive.
Le comunicazioni tra i Paesi del Golfo sono interrotte da giorni. Il presidente ha descritto la situazione come una "guerra lampo". Intanto, gli Stati Uniti hanno lanciato l'Operazione "True North", supportati da altre sette nazioni, inclusa l'Italia, per tutelare le rotte commerciali.
Il gigante petrolifero saudita Aramco ha avviato una riduzione della produzione in due dei suoi giacimenti. La notizia, riportata da Reuters, cita due fonti vicine alla compagnia; non sono stati specificati i giacimenti interessati né l'entità esatta del taglio. Contestualmente, Aramco ha reindirizzato parte dei suoi carichi di greggio verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Anche diverse nazioni limitrofe all'Arabia Saudita, bersaglio di recenti attacchi, hanno annunciato analoghe riduzioni produttive.
"Attualmente non si ravvisa alcuna emergenza petrolifera in Europa; le riserve non sono a rischio. La nostra principale preoccupazione risiede nei prezzi piuttosto che nelle forniture". Così una portavoce della Commissione Europea ha rassicurato il mercato. "La situazione dei flussi energetici in Europa rimane stabile, non sussistono timori per l'approvvigionamento di gas, grazie a una diversificazione efficace dei fornitori e a un mix equilibrato di gasdotti e consegne di GNL", ha aggiunto.
La crisi in Medio Oriente ha spinto l'indice VIX, noto come il "termometro della paura" di Wall Street, a toccare i massimi dall'aprile 2025. In quell'occasione, l'indicatore aveva registrato picchi ancor superiori a causa dei dazi annunciati dall'allora presidente statunitense Donald Trump. L'indice ha superato quota 35, posizionandosi sui livelli più elevati dal 'Liberation Day', prima di ridiscendere a 31,5 punti, mantenendo tuttavia un rialzo del 6,7%.
"Al momento non c'è alcuna emergenza petrolifera in Europa, né pericolo per le riserve; siamo più preoccupati per i prezzi che per le forniture". Lo ha dichiarato una portavoce della Commissione Europea. "La situazione dei flussi energetici in Europa rimane stabile, non abbiamo preoccupazioni per l'approvvigionamento di gas, disponiamo di una buona diversificazione dei fornitori, con un mix di gasdotti e consegne di GNL", ha aggiunto.
Il gigante energetico saudita Aramco ha avviato una riduzione della produzione in due dei suoi giacimenti petroliferi, secondo quanto riferito da Reuters che cita fonti qualificate. Non sono stati specificati i siti interessati né l'entità del taglio produttivo. Nel frattempo, Aramco ha reindirizzato parte dei suoi carichi di greggio verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Anche altre nazioni limitrofe all'Arabia Saudita, recentemente colpite da attacchi, hanno parallelamente diminuito la propria produzione.
Cambio al vertice della Consob. Chiara Mosca, Commissario con la maggiore anzianità in seno all'Istituto, ha assunto oggi l'incarico di presidente vicario. Subentra a Paolo Savona, il cui mandato settennale si è concluso l'8 marzo.
Il Vietnam considera l'azzeramento dei dazi doganali sulle importazioni di carburante. La misura mira a contenere l'impennata dei prezzi del petrolio, diretta conseguenza delle crescenti tensioni in Medio Oriente. Il ministero delle Finanze, secondo quanto riportato da Vietnam News, ha già delineato una proposta che include la modifica delle aliquote preferenziali per benzina, gasolio e altri derivati petroliferi. L'iniziativa giunge in un contesto di profonda instabilità dei mercati energetici globali. L'escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran solleva preoccupazioni concrete per i transiti nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il passaggio di circa 20 milioni di barili di petrolio mediorientale al giorno.
Il prezzo del gas naturale sulla piattaforma TTF di Amsterdam arretra sotto i 62 euro, pur restando prossimo ai massimi raggiunti all'avvio delle contrattazioni odierne. I future per il mese di aprile segnano un incremento del 15,83%, attestandosi a 61,4 euro, un livello che non si vedeva dall'agosto 2022. Sul fronte mediorientale, l'agenzia Bloomberg riporta che QatarEnergy ha posticipato i progetti di espansione dei suoi impianti di gas naturale liquefatto (GNL) a non prima del 2027. La decisione segue lo stop delle operazioni nel sito di Ras Laffan, colpito da droni di Teheran la scorsa settimana.
Rallenta a metà mattinata la corsa dei prezzi del petrolio, dopo un balzo iniziale di quasi il 20%. Il WTI del Texas si attesta ora poco sotto la soglia dei 100 dollari al barile, a quota 99,8 dollari, registrando comunque un rialzo di quasi il 10% rispetto a venerdì. Il Brent del Mare del Nord è scambiato a 103,1 dollari, con un aumento dell'11%.
Il prezzo del gas naturale sulla piattaforma TTF di Amsterdam arretra sotto i 62 euro, pur restando prossimo ai massimi raggiunti all'avvio delle contrattazioni odierne. I future per il mese di aprile segnano un incremento del 15,83%, attestandosi a 61,4 euro, un livello che non si vedeva dall'agosto 2022. Sul fronte mediorientale, l'agenzia Bloomberg riporta che QatarEnergy ha posticipato i progetti di espansione dei suoi impianti di gas naturale liquefatto (GNL) a non prima del 2027. La decisione segue lo stop delle operazioni nel sito di Ras Laffan, colpito da droni di Teheran la scorsa settimana.
I rendimenti dei titoli di stato nell'Eurozona registrano un'impennata, spinti dalle intense tensioni sui mercati internazionali legate al conflitto in Medio Oriente. Il BTP decennale di riferimento (scadenza 1 febbraio 2036) vede il suo rendimento salire al 3,75%, in netto rialzo dal 3,63% della chiusura di venerdì. Contemporaneamente, il Bund tedesco si mantiene al di sotto del 3%, determinando un allargamento significativo dello spread, che raggiunge gli 84 punti base contro i 77 di venerdì.
Il Vietnam sta valutando l'azzeramento dei dazi doganali sulle importazioni di carburante. Il Ministero delle Finanze ha presentato una proposta formale, anticipata da Vietnam News, per modificare le aliquote preferenziali su benzina, gasolio e altri prodotti petroliferi. L'iniziativa risponde all'impennata dei prezzi del petrolio, innescata dall'escalation delle tensioni in Medio Oriente. La regione è cruciale per i mercati energetici globali: il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran minaccia in particolare lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita quotidianamente circa un quinto della produzione petrolifera mondiale, ovvero 20 milioni di barili.
I titoli di Stato dell'Eurozona registrano un'impennata dei rendimenti in apertura, riflettendo le crescenti tensioni sui mercati internazionali dovute al conflitto in Medio Oriente. Il BTP decennale di riferimento (scadenza 1 febbraio 2036) ha visto il suo rendimento salire al 3,75%, in netta crescita rispetto al 3,63% della chiusura di venerdì. Contestualmente, il Bund tedesco si mantiene al di sotto del 3%, determinando un allargamento dello spread che si attesta a 84 punti base, in aumento dai 77 punti registrati venerdì.
Rallenta a metà mattinata la vigorosa ascesa del prezzo del petrolio, dopo un balzo iniziale di quasi il 20%. Il WTI del Texas quota ora poco sotto i 100 dollari al barile (99,8 dollari, con un rialzo di quasi il 10% rispetto a venerdì). Il Brent del Mare del Nord è scambiato a 103,1 dollari (+11%).
"Attualmente non si ravvisa alcuna emergenza petrolifera in Europa; le riserve non sono a rischio. La nostra principale preoccupazione risiede nei prezzi piuttosto che nelle forniture". Così una portavoce della Commissione Europea ha rassicurato il mercato. "La situazione dei flussi energetici in Europa rimane stabile, non sussistono timori per l'approvvigionamento di gas, grazie a una diversificazione efficace dei fornitori e a un mix equilibrato di gasdotti e consegne di GNL", ha aggiunto.
L'euro apre in ribasso rispetto al dollaro americano, registrando un calo superiore allo 0,5% e attestandosi a 1.1559, in un contesto di crescente preoccupazione per il conflitto in Iran. Analoga flessione per la sterlina britannica, che scende a 1.3336 sempre contro il dollaro, mentre quest'ultimo prosegue il suo rafforzamento anche nei confronti dello yen giapponese.
La guerra in Medio Oriente rappresenta un fattore di rischio per il percorso dell'Italia verso l'uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo, sebbene tale obiettivo rimanga "ancora possibile nel 2026". Lo evidenzia Scope Ratings, sottolineando come il conflitto possa rallentare la crescita del PIL. L'agenzia ribadisce che "l'avanzo primario e la stabilità politica saranno essenziali" per affrontare una potenziale crisi internazionale prolungata, l'aumento delle spese militari e quelle legate all'invecchiamento della popolazione.
Il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni, parametro di riferimento per i costi di indebitamento europei, ha superato il 2,9%, avvicinandosi ai livelli massimi dal 2011. Questo incremento si registra in un contesto di escalation delle quotazioni petrolifere, che hanno oltrepassato i 100 dollari al barile, alimentando i timori di prolungate interruzioni delle forniture energetiche globali e di un’intensificazione delle pressioni inflazionistiche. La riduzione della produzione da parte dei principali produttori di greggio della regione, unita alla chiusura dello Stretto di Hormuz senza prospettive di rapida risoluzione, ha portato gli investitori a rivedere al rialzo le aspettative inflazionistiche dall'inizio delle ostilità. Ciò rafforza le previsioni di una politica monetaria più restrittiva da parte della BCE, con diversi responsabili politici che avvertono circa il rischio di un’impennata inflazionistica in caso di prolungamento del conflitto che coinvolga Iran e altri Paesi.
Il prezzo del gas naturale sul mercato TTF di Amsterdam balza ai massimi dal 2022, raggiungendo la quota di 64 euro. I contratti future per il mese di aprile registrano un incremento del 20% in apertura di seduta.
MILANO – Avvio di settimana turbolento per i mercati globali, con il petrolio che ha raggiunto i 115 dollari per poi assestarsi sopra quota 100. La Borsa di Tokyo ha registrato un calo significativo, chiudendo a -5,02% dopo aver toccato un -7% in giornata. Anche l'Europa accusa il colpo: Milano perde quasi tre punti percentuali in apertura, per poi dimezzare le perdite. Nel frattempo, il *Financial Times* riporta che il G7 sta valutando un rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio per contenere l'impennata dei prezzi.
Il prezzo del gas naturale sulla piattaforma TTF di Amsterdam arretra sotto i 62 euro, pur restando prossimo ai massimi raggiunti all'avvio delle contrattazioni odierne. I future per il mese di aprile segnano un incremento del 15,83%, attestandosi a 61,4 euro, un livello che non si vedeva dall'agosto 2022. Sul fronte mediorientale, l'agenzia Bloomberg riporta che QatarEnergy ha posticipato i progetti di espansione dei suoi impianti di gas naturale liquefatto (GNL) a non prima del 2027. La decisione segue lo stop delle operazioni nel sito di Ras Laffan, colpito da droni di Teheran la scorsa settimana.
Il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni, parametro di riferimento per i costi di indebitamento europei, ha superato il 2,9%, avvicinandosi ai livelli massimi dal 2011. Questo incremento si registra in un contesto di escalation delle quotazioni petrolifere, che hanno oltrepassato i 100 dollari al barile, alimentando i timori di prolungate interruzioni delle forniture energetiche globali e di un’intensificazione delle pressioni inflazionistiche. La riduzione della produzione da parte dei principali produttori di greggio della regione, unita alla chiusura dello Stretto di Hormuz senza prospettive di rapida risoluzione, ha portato gli investitori a rivedere al rialzo le aspettative inflazionistiche dall'inizio delle ostilità. Ciò rafforza le previsioni di una politica monetaria più restrittiva da parte della BCE, con diversi responsabili politici che avvertono circa il rischio di un’impennata inflazionistica in caso di prolungamento del conflitto che coinvolga Iran e altri Paesi.
I ministri delle Finanze del G7 si riuniranno d'urgenza oggi per discutere un possibile rilascio congiunto di petrolio dalle riserve strategiche. L'operazione, coordinata dall'Agenzia Internazionale per l'Energia, mira a contrastare l'impennata dei prezzi del greggio a seguito del conflitto nel Golfo, come riportato dal Financial Times.
Piazza Affari riduce il suo calo dopo oltre un'ora di scambi, con l'indice Ftse Mib che cede l'1,6% a 43.470 punti. La maggior parte del paniere registra performance negative, ad eccezione di alcuni titoli di spicco come Prysmian, diversi istituti bancari e Stellantis. Contemporaneamente, il differenziale tra BTP decennali e Bund tedeschi sale a 80 punti, con il rendimento annuo italiano in crescita di 6,5 punti al 3,68% e quello tedesco di 2,2 punti al 2,87%.
La guerra in Medio Oriente rappresenta un fattore di rischio per il percorso dell'Italia verso l'uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo, sebbene tale obiettivo rimanga "ancora possibile nel 2026". Lo evidenzia Scope Ratings, sottolineando come il conflitto possa rallentare la crescita del PIL. L'agenzia ribadisce che "l'avanzo primario e la stabilità politica saranno essenziali" per affrontare una potenziale crisi internazionale prolungata, l'aumento delle spese militari e quelle legate all'invecchiamento della popolazione.
Pesante battuta d'arresto per il settore siderurgico sulle borse europee. Il declassamento dei titoli delle principali aziende del settore, operato da Jp Morgan, innesca robuste vendite. La più colpita è la Voestalpine, che registra un calo dell'8,8% a 38,67 euro verso le 10:30, ampliando le perdite accumulate la scorsa settimana (-18% in cinque sedute) e posizionandosi in coda all'indice Stoxx Europe 600. Flussi di vendita massicci anche su Arcelor Mittal (-6,5% a 44,81 euro) e Aperam (-6,6% a 34,90 euro) sulla Borsa di Amsterdam, mentre a Francoforte Thyssenkrupp cede il 4,4% a 8,75 euro.
La crisi in Iran e il rincaro del petrolio provocano un crollo delle borse asiatiche. A Tokyo, il Nikkei 225 chiude in calo del 5,2% a 52.728,72 punti, pur recuperando parte delle perdite iniziali. Il Kospi sudcoreano scende del 6% a 5.251,87 punti. Mercati cinesi più resilienti: l'Hang Seng di Hong Kong segna un -1,6% a 25.343,77, mentre l'indice composito di Shanghai perde lo 0,7% a 4.097,69. Il listino di Taiwan registra un ribasso del 4,4%, e altri mercati regionali subiscono perdite significative.
Il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni, parametro di riferimento per i costi di indebitamento europei, ha superato il 2,9%, avvicinandosi ai livelli massimi dal 2011. Questo incremento si registra in un contesto di escalation delle quotazioni petrolifere, che hanno oltrepassato i 100 dollari al barile, alimentando i timori di prolungate interruzioni delle forniture energetiche globali e di un’intensificazione delle pressioni inflazionistiche. La riduzione della produzione da parte dei principali produttori di greggio della regione, unita alla chiusura dello Stretto di Hormuz senza prospettive di rapida risoluzione, ha portato gli investitori a rivedere al rialzo le aspettative inflazionistiche dall'inizio delle ostilità. Ciò rafforza le previsioni di una politica monetaria più restrittiva da parte della BCE, con diversi responsabili politici che avvertono circa il rischio di un’impennata inflazionistica in caso di prolungamento del conflitto che coinvolga Iran e altri Paesi.
Il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni, parametro di riferimento per i costi di indebitamento europei, ha superato il 2,9%, avvicinandosi al picco registrato nel 2011. L'incremento è correlato al superamento dei 100 dollari al barile per il prezzo del petrolio, alimentando la preoccupazione che un'escalation del conflitto in Medio Oriente possa generare prolungate interruzioni delle forniture energetiche globali e accentuare le pressioni inflazionistiche. La riduzione della produzione da parte dei principali produttori di greggio della regione, con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz e l'assenza di una chiara risoluzione del conflitto, ha spinto gli investitori a rivedere le aspettative inflazionistiche. Questo scenario rafforza le previsioni di una politica monetaria più restrittiva da parte della BCE, con diversi esponenti che hanno già avvertito sui rischi di una guerra prolungata che coinvolga l'Iran e altri Paesi dell'area.
La crisi in Medio Oriente ha spinto l'indice VIX, noto come il "termometro della paura" di Wall Street, a toccare i massimi dall'aprile 2025. In quell'occasione, l'indicatore aveva registrato picchi ancor superiori a causa dei dazi annunciati dall'allora presidente statunitense Donald Trump. L'indice ha superato quota 35, posizionandosi sui livelli più elevati dal 'Liberation Day', prima di ridiscendere a 31,5 punti, mantenendo tuttavia un rialzo del 6,7%.
Pesante battuta d'arresto per il settore siderurgico sulle borse europee. Il declassamento dei titoli delle principali aziende del settore, operato da Jp Morgan, innesca robuste vendite. La più colpita è la Voestalpine, che registra un calo dell'8,8% a 38,67 euro verso le 10:30, ampliando le perdite accumulate la scorsa settimana (-18% in cinque sedute) e posizionandosi in coda all'indice Stoxx Europe 600. Flussi di vendita massicci anche su Arcelor Mittal (-6,5% a 44,81 euro) e Aperam (-6,6% a 34,90 euro) sulla Borsa di Amsterdam, mentre a Francoforte Thyssenkrupp cede il 4,4% a 8,75 euro.
La Borsa di Milano registra un significativo calo: l'indice Ftse Mib scende del 2,78%, attestandosi a 26.437 punti.
L'indice Vix, barometro della volatilità a Wall Street, ha registrato un'impennata significativa questa mattina, raggiungendo i massimi dall'aprile 2025. Il cosiddetto "indice della paura" ha superato quota 35, un valore non toccato dai picchi registrati durante il "Liberation Day". Successivamente l'indicatore è sceso a 31,5, mantenendo comunque un rialzo del 6,7%, effetto evidente delle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente dopo un periodo caratterizzato precedentemente dall'annuncio di dazi da parte dell'allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
I mercati azionari di Hong Kong e della Cina continentale aprono la settimana con un marcato segno negativo. Hong Kong ha registrato un calo del 2,65%, mentre le borse di Shanghai e Shenzhen hanno ceduto rispettivamente lo 0,62% e l'1,78%. La flessione segue il superamento della soglia dei 100 dollari al barile per il petrolio greggio WTI, un livello che non si vedeva dal 2022, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente.
Cambio al vertice della Consob. Chiara Mosca, Commissario con la maggiore anzianità in seno all'Istituto, ha assunto oggi l'incarico di presidente vicario. Subentra a Paolo Savona, il cui mandato settennale si è concluso l'8 marzo.
I mercati azionari di Hong Kong e della Cina continentale aprono la settimana con un marcato segno negativo. Hong Kong ha registrato un calo del 2,65%, mentre le borse di Shanghai e Shenzhen hanno ceduto rispettivamente lo 0,62% e l'1,78%. La flessione segue il superamento della soglia dei 100 dollari al barile per il petrolio greggio WTI, un livello che non si vedeva dal 2022, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente.
Le forze armate iraniane minacciano ritorsioni contro i siti petroliferi regionali qualora Israele persista nell'attaccare le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica. Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando militare centrale iraniano, ha dichiarato alla televisione di Stato che i governi dei Paesi islamici devono "avvertire l'America e il regime sionista di cessare tali azioni codarde e disumane". Ha poi aggiunto: "Altrimenti, misure analoghe saranno adottate nella regione; e se si può tollerare un prezzo del petrolio superiore ai 200 dollari al barile, allora si continui con questo gioco".
Il prezzo del gas naturale russo registra un'inattesa diminuzione. Tale flessione è attribuita all'interruzione delle forniture da Teheran e allo stop degli attacchi droni contro il sito di Ras Laffan la scorsa settimana. Nonostante il calo, i prezzi rimangono su livelli elevati.
L'indice del dollaro statunitense rallenta la sua ascesa. Dopo aver toccato un picco di 105,24, il valore si attesta ora a 104,56.
Il prezzo del petrolio WTI cede terreno, attestandosi sotto i 100 dollari al barile dopo aver toccato i massimi notturni. Le quotazioni segnano ora 99,84 dollari, pur mantenendo un rialzo del 9,9%. Contemporaneamente, il Brent si posiziona a 103 dollari, in aumento dell'11%. Le persistenti tensioni in Medio Oriente e le crescenti preoccupazioni sulla stabilità delle forniture energetiche continuano a influenzare negativamente il mercato.
I mercati finanziari prevedono ora che la Banca Centrale Europea (BCE) attuerà due rialzi dei tassi di interesse entro il 2026, anziché uno solo come stimato venerdì scorso. Questa revisione, che prefigura due aumenti da 25 punti base ciascuno con la prima decisione attesa già a giugno, è alimentata dall'incremento del prezzo del petrolio in seguito alla guerra in Iran e le conseguenti pressioni inflazionistiche. Similmente, il mercato attribuisce alla Bank of England una probabilità del 70% di aumentare i tassi entro l'anno.
I ministri delle Finanze del G7 si riuniranno oggi per un vertice d'emergenza. Sul tavolo la discussione di un possibile rilascio congiunto di petrolio dalle riserve strategiche, un'iniziativa coordinata dall'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE). L'obiettivo è contenere l'impennata dei prezzi del greggio, diretta conseguenza del conflitto nel Golfo, come riportato dal Financial Times.
Rallenta a metà mattinata la corsa dei prezzi del petrolio, dopo un balzo iniziale di quasi il 20%. Il WTI del Texas si attesta ora poco sotto la soglia dei 100 dollari al barile, a quota 99,8 dollari, registrando comunque un rialzo di quasi il 10% rispetto a venerdì. Il Brent del Mare del Nord è scambiato a 103,1 dollari, con un aumento dell'11%.
I ministri delle Finanze del G7 si riuniranno oggi per un vertice d'emergenza. Sul tavolo la discussione di un possibile rilascio congiunto di petrolio dalle riserve strategiche, un'iniziativa coordinata dall'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE). L'obiettivo è contenere l'impennata dei prezzi del greggio, diretta conseguenza del conflitto nel Golfo, come riportato dal Financial Times.
Apertura in profondo rosso per i principali indici azionari europei, in linea con il crollo dei listini asiatici e pacifici e con i future USA in declino. Parigi, inizialmente a -0,11% a 7.984 punti, ha subito accelerato le perdite, cedendo dopo pochi minuti il 2,66% e attestandosi a 7.782 punti. Segni meno anche per Londra (-1,29% a 10.152 punti), mentre più marcate le flessioni di Francoforte (-2,51% a 22.998 punti) e Madrid (-2,97% a 16.547 punti).
Il WTI ha superato la soglia dei 110 dollari al barile, recuperando parzialmente le perdite notturne con un incremento dell'8,5% che lo porta a quota 110,5 dollari. Contemporaneamente, il Brent del Mare del Nord ha oltrepassato i 106 dollari, registrando un +7,7%. Dalle 6 di questa mattina, il valore del greggio ha segnato un'impennata del 15% in poco più di tre ore.
Piazza Affari apre la settimana in rosso: l'indice Mibtel di Milano arretra dell'1,5% nei primi quindici minuti di contrattazione. A zavorrare il listino sono prevalentemente i titoli del settore energetico. Il resto d'Europa, invece, contiene le perdite in attesa del vertice G7 straordinario, convocato per affrontare la crisi mediorientale.
Piazza Affari apre la settimana in rosso: l'indice Mibtel di Milano arretra dell'1,5% nei primi quindici minuti di contrattazione. A zavorrare il listino sono prevalentemente i titoli del settore energetico. Il resto d'Europa, invece, contiene le perdite in attesa del vertice G7 straordinario, convocato per affrontare la crisi mediorientale.
La Borsa di Milano apre la settimana in forte calo, con il perdurare delle tensioni in Medio Oriente e il boom dei prezzi del petrolio che pesano negativamente sui mercati. Dopo i primi scambi, il Ftse Mib registra un decremento del 2,73%. Tra i titoli più colpiti si segnalano Prysmian (-5,07%), Popolare di Sondrio (-4,94%), Stm (-4,44%), Tim (-3,04%) e Stellantis (-2,98%). Controcorrente, invece, Lottomatica (+1,73%), Leonardo (+1,33%), Eni (+0,78%) e Nexi (+0,36%), che evidenziano rialzi.
La Borsa di Milano apre la settimana in forte calo, con il perdurare delle tensioni in Medio Oriente e il boom dei prezzi del petrolio che pesano negativamente sui mercati. Dopo i primi scambi, il Ftse Mib registra un decremento del 2,73%. Tra i titoli più colpiti si segnalano Prysmian (-5,07%), Popolare di Sondrio (-4,94%), Stm (-4,44%), Tim (-3,04%) e Stellantis (-2,98%). Controcorrente, invece, Lottomatica (+1,73%), Leonardo (+1,33%), Eni (+0,78%) e Nexi (+0,36%), che evidenziano rialzi.
"Attualmente non si ravvisa alcuna emergenza petrolifera in Europa; le riserve non sono a rischio. La nostra principale preoccupazione risiede nei prezzi piuttosto che nelle forniture". Così una portavoce della Commissione Europea ha rassicurato il mercato. "La situazione dei flussi energetici in Europa rimane stabile, non sussistono timori per l'approvvigionamento di gas, grazie a una diversificazione efficace dei fornitori e a un mix equilibrato di gasdotti e consegne di GNL", ha aggiunto.
Lunedì nero per le Borse asiatiche, con Tokyo che registra un calo superiore al 5% nella mattinata. La seduta è dominata dal forte rialzo del petrolio, che supera la soglia dei 100 dollari. Anche Wall Street apre in territorio negativo, alimentando le preoccupazioni sui mercati globali.
Lunedì nero per le Borse asiatiche, con Tokyo che registra un calo superiore al 5% nella mattinata. La seduta è dominata dal forte rialzo del petrolio, che supera la soglia dei 100 dollari. Anche Wall Street apre in territorio negativo, alimentando le preoccupazioni sui mercati globali.
La Borsa di Tokyo chiude in forte ribasso, con l'indice Nikkei 225 che registra un calo record dell'8,05%, attestandosi a 18.891,33 punti. A pesare sull'andamento sono stati il sell-off di Wall Street di venerdì, il crollo dei prezzi del petrolio e l'escalation del conflitto in Medio Oriente.
Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha avvertito che il prezzo del petrolio potrebbe nuovamente oltrepassare i 100 dollari al barile, a causa delle tensioni in Medio Oriente. La Casa Bianca ha precisato che l'Amministrazione sta "monitorando attentamente la situazione" e si consulterà con i partner internazionali per "ridurre al minimo le conseguenze sui mercati energetici". È stata ribadita la piena prontezza ad affrontare ogni scenario.
L'euro avvia la seduta odierna in ribasso, risentendo delle crescenti tensioni geopolitiche internazionali. La moneta unica europea cede oltre lo 0,5% nei confronti del dollaro statunitense, attestandosi a quota 1.1559. Analoga flessione per la sterlina britannica, che scende a 1.3336, mentre il dollaro rafforza la sua posizione anche sullo yen giapponese.
"Attualmente non si ravvisa alcuna emergenza petrolifera in Europa; le riserve non sono a rischio. La nostra principale preoccupazione risiede nei prezzi piuttosto che nelle forniture". Così una portavoce della Commissione Europea ha rassicurato il mercato. "La situazione dei flussi energetici in Europa rimane stabile, non sussistono timori per l'approvvigionamento di gas, grazie a una diversificazione efficace dei fornitori e a un mix equilibrato di gasdotti e consegne di GNL", ha aggiunto.
Il prezzo del gas naturale sul mercato TTF di Amsterdam balza ai massimi dal 2022, raggiungendo la quota di 64 euro. I contratti future per il mese di aprile registrano un incremento del 20% in apertura di seduta.
L'euro apre in ribasso rispetto al dollaro americano, registrando un calo superiore allo 0,5% e attestandosi a 1.1559, in un contesto di crescente preoccupazione per il conflitto in Iran. Analoga flessione per la sterlina britannica, che scende a 1.3336 sempre contro il dollaro, mentre quest'ultimo prosegue il suo rafforzamento anche nei confronti dello yen giapponese.
Il prezzo del gas naturale sul mercato TTF di Amsterdam ha raggiunto i 64 euro, il livello più alto dal 2022. I contratti future per il mese di aprile hanno registrato un'apertura di seduta con un incremento del 20%.
L'euro apre in ribasso rispetto al dollaro americano, registrando un calo superiore allo 0,5% e attestandosi a 1.1559, in un contesto di crescente preoccupazione per il conflitto in Iran. Analoga flessione per la sterlina britannica, che scende a 1.3336 sempre contro il dollaro, mentre quest'ultimo prosegue il suo rafforzamento anche nei confronti dello yen giapponese.
Il mercato ora prevede due rialzi dei tassi d'interesse da parte della Banca Centrale Europea entro il 2026. L'aumento del prezzo del petrolio, innescato dalla crisi in Iran, e i conseguenti rischi inflazionistici hanno modificato le aspettative: dalle stime di un singolo rialzo formulate venerdì, si passa a due interventi da 25 punti base ciascuno, con la prima decisione attesa entro giugno. Anche per la Bank of England, la probabilità di un aumento dei tassi entro l'anno sale al 70%.
I ministri delle finanze del G7 si riuniranno in emergenza oggi per discutere un possibile rilascio coordinato di petrolio dalle riserve strategiche. L'iniziativa, gestita dall'Agenzia internazionale per l'energia, mira a contenere i prezzi del greggio, in forte crescita a seguito del conflitto nel Golfo. Lo riferisce il Financial Times.
I ministri delle Finanze del G7 si riuniranno d'urgenza oggi per discutere un possibile rilascio congiunto di petrolio dalle riserve strategiche. L'operazione, coordinata dall'Agenzia Internazionale per l'Energia, mira a contrastare l'impennata dei prezzi del greggio a seguito del conflitto nel Golfo, come riportato dal Financial Times.
Il prezzo del gas naturale sulla piattaforma TTF di Amsterdam arretra sotto i 62 euro, pur restando prossimo ai massimi raggiunti all'avvio delle contrattazioni odierne. I future per il mese di aprile segnano un incremento del 15,83%, attestandosi a 61,4 euro, un livello che non si vedeva dall'agosto 2022. Sul fronte mediorientale, l'agenzia Bloomberg riporta che QatarEnergy ha posticipato i progetti di espansione dei suoi impianti di gas naturale liquefatto (GNL) a non prima del 2027. La decisione segue lo stop delle operazioni nel sito di Ras Laffan, colpito da droni di Teheran la scorsa settimana.
I ministri delle finanze del G7 si riuniranno in emergenza oggi per discutere un possibile rilascio coordinato di petrolio dalle riserve strategiche. L'iniziativa, gestita dall'Agenzia internazionale per l'energia, mira a contenere i prezzi del greggio, in forte crescita a seguito del conflitto nel Golfo. Lo riferisce il Financial Times.
Il mercato ora prevede due rialzi dei tassi d'interesse da parte della Banca Centrale Europea entro il 2026. L'aumento del prezzo del petrolio, innescato dalla crisi in Iran, e i conseguenti rischi inflazionistici hanno modificato le aspettative: dalle stime di un singolo rialzo formulate venerdì, si passa a due interventi da 25 punti base ciascuno, con la prima decisione attesa entro giugno. Anche per la Bank of England, la probabilità di un aumento dei tassi entro l'anno sale al 70%.
Piazza Affari ha avviato la seduta con un marcato calo. L'indice Ftse MIB registra attualmente una flessione del 2,7%, evidenziando una reazione negativa dei mercati.
Il prezzo del petrolio continua la sua corsa al rialzo. Dopo il balzo di quasi il 20% registrato venerdì, il greggio Wti statunitense fa segnare un ulteriore incremento del 6,46%, attestandosi a 116,34 dollari al barile. Analoga tendenza per il Brent del Mare del Nord, che guadagna il 7,34%, raggiungendo quota 118,18 dollari.
Il prezzo del petrolio Light Sweet Crude (WTI) del Texas ha effettuato un brusco ripiegamento, scendendo sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. La flessione segue un'impennata notturna che aveva spinto le quotazioni oltre i 116 dollari, con un balzo del 30%. Attualmente, il WTI si attesta intorno ai 99 dollari al barile, registrando un incremento dell'8,9% rispetto alla rilevazione precedente. Parallelamente, a Londra, il Brent ha corretto la sua corsa, posizionandosi a 103,4 dollari, dopo aver raggiunto un picco di 118,5 dollari, segnando un aumento del 9,9%.
Le quotazioni del petrolio registrano un'impennata: il WTI ha guadagnato il 30% nelle ultime ore, superando i 110 dollari al barile e toccando valori non registrati da marzo 2022. Il Brent, scambiato a Londra, supera i 118 dollari al barile. L'escalation è attribuibile alla chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito del greggio, in conseguenza del conflitto in Medio Oriente. Gli effetti si ripercuotono sui mercati asiatici, con il Nikkei in calo di oltre il 6%, e sui future di Wall Street, che cedono il 2%.
I prezzi del petrolio registrano un'impennata all'apertura delle borse europee. Il Wti del Texas ha superato i 104 dollari, attestandosi a 104,6 dollari al barile con un aumento del 19,1%. Analogamente, il Brent del Mare del Nord è scambiato a 107,4 dollari, segnando un incremento del 17,9%.
I contratti future sul petrolio registrano un'impennata significativo. A marzo, il Light Sweet Crude (WTI), riferimento per il greggio texano, segna un aumento del 17%. Il Brent, petrolio del Mare del Nord, guadagna il 15%. Questa escalation delle quotazioni, che superano i 100 dollari al barile, è driven da crescenti tensioni in Medio Oriente e dalla minaccia di blocco dello Stretto di Hormuz.
Piazza Affari apre in profondo rosso, segnando la peggiore performance fra le Borse europee. L'indice Ftse Mib cede il 2,73% attestandosi a 43.133 punti, risentendo delle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e del conseguente impennata dei prezzi del petrolio. Il greggio Wti supera i 115 dollari al barile, toccando quotazioni che non si vedevano da quasi due anni, mentre il Brent schizza a 117 dollari. Il comparto bancario registra le perdite più significative: UniCredit cede il 4,34%, Mps il 3,92%, Mediobanca il 3,30% e Banco Bpm il 2,43%. Male anche il settore industriale, con Stellantis in flessione del 3,45%. Il lusso non è esente da cali, con Moncler che perde il 2,24% e Brunello Cucinelli l'1,93%. Tra le altre blue chip, Generali arretra dell'1,27% e Intesa Sanpaolo dello 0,87%. Sotto pressione Tim, che registra un -1,51%. In controtendenza, spicca il settore della difesa con Leonardo che guadagna il 2,73%. Segno positivo anche per Saipem (+0,62%) ed Eni (+0,34%), beneficiando della dinamica del greggio.
Le piazze finanziarie asiatiche archiviano la prima sessione settimanale con perdite significative, risentendo del brusco rialzo dei prezzi petroliferi e delle crescenti preoccupazioni per un'escalation del conflitto mediorientale, in seguito all'attacco iraniano di lunedì contro obiettivi militari strategici israeliani.
La Borsa di Milano ha registrato un avvio di seduta nettamente negativo, con l'indice principale che segna una perdita del 2,73%.
Piazza Affari avvia le contrattazioni in marcato ribasso, registrando un calo del 2,73%. L'andamento della borsa milanese si allinea a quello degli altri principali mercati europei.
Il prezzo del petrolio registra un'impennata notturna, raggiungendo i 115 dollari prima di stabilizzarsi stabilmente sopra la soglia dei 100 dollari. L'ascesa è alimentata dall'incertezza legata al conflitto in Medio Oriente e dal crescente timore di una prolungata interruzione del traffico nello Stretto di Hormuz, cruciale arteria di accesso al Golfo Persico.
I listini asiatici chiudono in profondo ribasso, alimentati dal timore di una rapida escalation del conflitto mediorientale. Il prezzo del petrolio Wti ha superato i 115 dollari al barile, registrando un balzo di quasi il 20% e innescando una vasta ondata di vendite sui mercati europei. Milano conclude la giornata con un calo del 2,73%. A Tokyo, l'indice ha perso il 6,86%. L'impennata del greggio ha trascinato al rialzo anche il prezzo del gas. Le piazze europee reagiscono negativamente nonostante la chiusura positiva di Wall Street durante la notte. L'Eurogruppo registra le preoccupazioni del Ministro Giorgetti sulla sicurezza economica italiana: "Senza indipendenza energetica, il nostro Paese è a rischio", ha dichiarato. Le parole del presidente Trump a proposito del conflitto, definite "praticamente finito", hanno contribuito al recupero di Wall Street.
Il perdurare delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e l'impennata dei prezzi del petrolio spingono Piazza Affari in forte calo nella prima sessione settimanale. Il Ftse Mib cede il 2,73% nei primi scambi, con cospicui ribassi che colpiscono Prysmian (-5,07%), Popolare di Sondrio (-4,94%), Stm (-4,44%), Tim (-3,04%) e Stellantis (-2,98%). Controcorrente, invece, gli aumenti di Lottomatica (+1,73%), Leonardo (+1,33%), Eni (+0,78%) e Nexi (+0,36%).
La crisi in Iran e il rincaro del petrolio provocano un crollo delle borse asiatiche. A Tokyo, il Nikkei 225 chiude in calo del 5,2% a 52.728,72 punti, pur recuperando parte delle perdite iniziali. Il Kospi sudcoreano scende del 6% a 5.251,87 punti. Mercati cinesi più resilienti: l'Hang Seng di Hong Kong segna un -1,6% a 25.343,77, mentre l'indice composito di Shanghai perde lo 0,7% a 4.097,69. Il listino di Taiwan registra un ribasso del 4,4%, e altri mercati regionali subiscono perdite significative.
Il prezzo del gas naturale sul mercato TTF di Amsterdam balza ai massimi dal 2022, raggiungendo la quota di 64 euro. I contratti future per il mese di aprile registrano un incremento del 20% in apertura di seduta.
Il Brent, riferimento europeo per il greggio, ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. L'impennata è conseguenza diretta della scelta dell'OPEC di mantenere invariata la produzione.
Il Brent, riferimento europeo per il greggio, ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. L'impennata è conseguenza diretta della scelta dell'OPEC di mantenere invariata la produzione.
La Borsa di Tokyo ha registrato una chiusura drammatica, con l'indice Nikkei che ha ceduto il 5,02%. La forte contrazione è da attribuire alle crescenti tensioni in Medio Oriente, che hanno innescato un'accelerazione significativa dei prezzi del petrolio, portandoli oltre i 100 dollari al barile.
I mercati azionari asiatici registrano forti perdite in chiusura di settimana: Tokyo cede il 7,36%, Hong Kong il 4,28% e Shanghai il 2,88%. A Wall Street, il Dow Jones chiude con un ribasso del 2,78%, l'S&P 500 del 2,55% e il Nasdaq del 2,63%.
Il prezzo del petrolio registra un'impennata notturna, raggiungendo i 115 dollari prima di stabilizzarsi stabilmente sopra la soglia dei 100 dollari. L'ascesa è alimentata dall'incertezza legata al conflitto in Medio Oriente e dal crescente timore di una prolungata interruzione del traffico nello Stretto di Hormuz, cruciale arteria di accesso al Golfo Persico.
Il prezzo del petrolio registra un'impennata notturna, raggiungendo i 115 dollari prima di stabilizzarsi stabilmente sopra la soglia dei 100 dollari. L'ascesa è alimentata dall'incertezza legata al conflitto in Medio Oriente e dal crescente timore di una prolungata interruzione del traffico nello Stretto di Hormuz, cruciale arteria di accesso al Golfo Persico.
"La situazione è tesa, ma è imperativo che i governi rifuggano il panico e che i mercati evitino speculazioni eccessive". Così il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine del G7 delle Finanze a Parigi. Urso ha precisato: "Certamente, potremmo considerare l'opportunità di intervenire sui prezzi dei carburanti, qualora il flusso di notizie negative dovesse persistere, ma ciò non deve in alcun modo trasformarsi in un'occasione per manovre speculative".
La Borsa di Tokyo ha registrato un crollo nella notte, qualificandosi per la peggiore apertura mondiale.
La Borsa di Tokyo ha registrato un crollo nella notte, qualificandosi per la peggiore apertura mondiale.
Il prezzo del petrolio registra un'impennata del 30%, con il Brent che sfonda quota 100 dollari al barile, un livello non raggiunto dal 2008. Questo rialzo è stato innescato dagli attacchi Houthi nello Stretto di Hormuz. In forte ribasso le borse asiatiche, con Tokyo che apre a -7%.
Le quotazioni del petrolio registrano un'impennata del 30%, con il Brent che supera la soglia dei 100 dollari al barile. L'attacco Houthi nello stretto di Hormuz ha innescato questo forte rialzo, portando il prezzo del greggio a livelli che non si vedevano dal 2008. In forte ribasso le Borse asiatiche, con Tokyo che ha aperto la giornata segnando un -7%.
Il prezzo del petrolio registra un'impennata del 30%, con il Brent che sfonda quota 100 dollari al barile, un livello non raggiunto dal 2008. Questo rialzo è stato innescato dagli attacchi Houthi nello Stretto di Hormuz. In forte ribasso le borse asiatiche, con Tokyo che apre a -7%.
Il costo del petrolio ha superato la soglia dei 116 dollari al barile, in attesa delle deliberazioni dell'OPEC. I future del petrolio greggio WTI sono quotati a 116,3 dollari al barile, registrando un incremento del 5,9%. Contemporaneamente, i future del Brent si attestano a 118,5 dollari al barile, con un aumento del 5,1%.
Caduta inattesa per Roche alla Borsa di Zurigo, con il titolo che registra un calo del 4,4% a 326,30 franchi svizzeri. La flessione segue i risultati deludenti emersi dai test avanzati sul giredestrant, un farmaco sperimentale destinato al trattamento del tumore al seno. Il titolo, che ha toccato un minimo annuale di 315,60 franchi, si posiziona come il peggiore dell'indice SMI attorno alle 13:00.
Il prezzo del greggio registra un'accelerazione significativa sui mercati internazionali, spinto dalle crescenti preoccupazioni relative alla sicurezza dello Stretto di Hormuz. Questa via marittima strategica è cruciale per il transito di circa il 20% del petrolio globale. Le recenti minacce iraniane di bloccare il passaggio in caso di un attacco statunitense a Teheran, inasprite dagli attacchi delle scorse ore, hanno alimentato l'impennata delle quotazioni. L'escalation segue la notizia di un presunto attacco iraniano a una nave da guerra statunitense nel Golfo.
Le Borse asiatiche hanno chiuso la giornata con cali significativi. Tokyo ha registrato una flessione del 5,02%, Hong Kong del 3,56% e Shanghai del 2,83%. Controcorrente Seul, che ha chiuso in rialzo dello 0,5%. A pesare sui mercati la perdurante preoccupazione degli investitori per una possibile escalation del conflitto in Medio Oriente. Gli attacchi missilistici iraniani, in particolare, hanno causato un brusco aumento del prezzo del greggio, che ha superato la soglia dei 100 dollari al barile.
Il costo del petrolio WTI (West Texas Intermediate) ha registrato un'impennata, raggiungendo i 115 dollari al barile, un livello inedito dal 2012. Il balzo, che porta il WTI vicino al record storico di 147 dollari del 2008, giunge in seguito all'attacco degli Usa all'Iran. Contestualmente, il Brent del Mare del Nord ha toccato i 118,5 dollari, per poi sfiorare i 120 dollari al barile nel corso della giornata, prezzo che non si registrava dal luglio 2008. L'amministrazione statunitense, tuttavia, non prevede ulteriori "eventi militari molto importanti" nelle prossime 48 ore. L'attuale trend dei prezzi del greggio sta già impattando negativamente sui mercati azionari globali: il Nikkei 225 asiatico ha chiuso con un -7,4%, l'Hang Seng di Hong Kong con un -4,1%. In Europa, la borsa di Francoforte (DAX) ha aperto a -3,5%, mentre Piazza Affari (FTSE MIB) ha segnato un -2,73%.
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha escluso l'introduzione di dazi sul petrolio russo, misure proposte per contenere l'impennata delle quotazioni del greggio dopo l'invasione dell'Ucraina. "Non è questo il momento" per un provvedimento simile, ha dichiarato Draghi in una conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca con il Presidente americano Joe Biden.
La Borsa di Tokyo registra un drammatico calo. L'indice Nikkei ha segnato un ribasso del 7% nelle prime ore di contrattazione per poi attestarsi a metà mattinata su un decremento del 6,86%.
Il prezzo del grano raggiunge livelli record. L'intensificarsi del conflitto in Ucraina e le crescenti incertezze sulle forniture globali spingono al rialzo i future sul grano tenero europeo, che a Parigi guadagnano il 12%, attestandosi a 422 euro la tonnellata. Il grano statunitense, quotato al Chicago Board of Trade, non riesce a formare un prezzo a causa dell'eccessivo rialzo.
Le piazze finanziarie asiatiche chiudono in forte ribasso, risentendo del crollo di Wall Street e delle crescenti tensioni in Medio Oriente dopo l'attacco iraniano a Israele. L'indice Nikkei di Tokyo ha concluso la seduta con una perdita del 7,13% (-2.176 punti), attestandosi a 28.260,16 punti. A Hong Kong, l'Hang Seng ha registrato un calo del 4,87% (-1.242 punti), chiudendo a 24.244,14 punti.
"Rischiamo la chiusura totale dello Stretto di Hormuz se il conflitto dovesse allargarsi", ha dichiarato il Ministro dell'Energia russo, Nikolaj Shulginov, secondo quanto riportato dall'agenzia Tass. Shulginov ha specificato: "La Russia è pronta a mantenere gli attuali livelli di produzione di petrolio, ma un'espansione del conflitto potrebbe portare alla completa interruzione del transito nello Stretto". Il prezzo del greggio ha superato i 116 dollari al barile dopo gli attacchi iraniani alle infrastrutture petrolifere dell'Arabia Saudita, che hanno causato una drastica contrazione dell'offerta. "Esistono riserve per mitigare eventuali carenze", ha rassicurato il ministro russo, aggiungendo tuttavia che "una chiusura dello Stretto avrebbe conseguenze incalcolabili". Questa mattina, tuttavia, il prezzo del petrolio è sceso sotto i 100 dollari al barile a seguito delle dichiarazioni di Trump, che ha annunciato un piano risolutivo per la crisi e ha definito la guerra "praticamente finita".
La Borsa di Tokyo ha concluso la giornata con l'indice Nikkei in calo dell'1,3%, attestandosi a 41.879 punti. Durante le prime ore di contrattazione, l'indice aveva registrato perdite fino al 3%. A influenzare negativamente gli scambi sono state le crescenti preoccupazioni legate alla crisi in Medio Oriente, in particolare il timore di un conflitto prolungato che potrebbe innescare un rialzo dei prezzi del petrolio e compromettere la crescita economica globale.
L'oro prosegue la sua corsa, superando la soglia psicologica dei 2.000 dollari l'oncia e toccando i massimi dall'agosto 2020. I future sull'oro con consegna a giugno registrano un aumento dell'1%, raggiungendo i 2.000,50 dollari, dopo aver toccato i 2.007,30 dollari nel pre-mercato.
Forte rialzo per il petrolio WTI nel mercato dei future di New York. Il contratto ha toccato quota 116,12 dollari al barile, con un incremento del 30%, dopo aver raggiunto un picco di 119,48 dollari, massimo dal 2022. Contemporaneamente, il Brent cresce del 25% a 114,89 dollari.
Il perdurare delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e l'impennata dei prezzi del petrolio spingono Piazza Affari in forte calo nella prima sessione settimanale. Il Ftse Mib cede il 2,73% nei primi scambi, con cospicui ribassi che colpiscono Prysmian (-5,07%), Popolare di Sondrio (-4,94%), Stm (-4,44%), Tim (-3,04%) e Stellantis (-2,98%). Controcorrente, invece, gli aumenti di Lottomatica (+1,73%), Leonardo (+1,33%), Eni (+0,78%) e Nexi (+0,36%).
L'indice di riferimento giapponese, Nikkei 225, ha registrato un crollo di oltre il 7% questa mattina. Contestualmente, anche altri mercati azionari asiatici hanno subito forti cali, reagendo all'aumento dei prezzi del petrolio, ora attestati a circa 114 dollari al barile.
Il perdurare delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e l'impennata dei prezzi del petrolio spingono Piazza Affari in forte calo nella prima sessione settimanale. Il Ftse Mib cede il 2,73% nei primi scambi, con cospicui ribassi che colpiscono Prysmian (-5,07%), Popolare di Sondrio (-4,94%), Stm (-4,44%), Tim (-3,04%) e Stellantis (-2,98%). Controcorrente, invece, gli aumenti di Lottomatica (+1,73%), Leonardo (+1,33%), Eni (+0,78%) e Nexi (+0,36%).
L'indice di riferimento giapponese, Nikkei 225, ha registrato un crollo di oltre il 7% questa mattina. Contestualmente, anche altri mercati azionari asiatici hanno subito forti cali, reagendo all'aumento dei prezzi del petrolio, ora attestati a circa 114 dollari al barile.
Avvio in profondo rosso per la Borsa di Milano. L'indice principale Ftse Mib cede il 2,73% nelle prime fasi di scambio, dopo aver registrato perdite vicine al 7% nelle prime ore della mattinata.
Avvio di settimana turbolento per i mercati globali, con il petrolio che nella notte ha toccato i 115 dollari prima di stabilizzarsi sopra i 100 dollari. La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 5,02%, dopo aver perso il 7% durante la seduta. L'Europa segue la tendenza negativa: Milano apre con una flessione di quasi tre punti percentuali. Intanto, il Financial Times anticipa che i ministri del G7 si riuniranno oggi per valutare un possibile rilascio coordinato di riserve strategiche di petrolio, al fine di contenere l'impennata dei prezzi del greggio.
Avvio di settimana turbolento per i mercati globali, con il petrolio che nella notte ha toccato i 115 dollari prima di stabilizzarsi sopra i 100 dollari. La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 5,02%, dopo aver perso il 7% durante la seduta. L'Europa segue la tendenza negativa: Milano apre con una flessione di quasi tre punti percentuali. Intanto, il Financial Times anticipa che i ministri del G7 si riuniranno oggi per valutare un possibile rilascio coordinato di riserve strategiche di petrolio, al fine di contenere l'impennata dei prezzi del greggio.
La spinta rialzista sui mercati petroliferi prosegue inesorabile. Il greggio WTI ha raggiunto quota 116 dollari al barile, mentre il Brent, riferimento per il mercato europeo, si attesta a 119 dollari. Questa impennata è alimentata dai crescenti timori di un'escalation della crisi in Medio Oriente, successiva all'attacco iraniano contro un'unità navale statunitense nel Golfo Persico. La preoccupazione maggiore riguarda la potenziale estensione del conflitto all'intera regione, con conseguenti e gravi ripercussioni sull'offerta globale di greggio.
Forte rialzo per il greggio sul mercato di New York. Il WTI registra un incremento del 23,93%, raggiungendo quota 116,5 dollari al barile.
I mercati asiatici subiscono un tracollo generalizzato. L'indice Nikkei di Tokyo chiude in forte ribasso, perdendo il 6,86% e attestandosi a 21.300 punti. Anche l'indice Shanghai Composite registra una significativa flessione (-4,7%), così come la Borsa di Hong Kong (-5,1%). La crisi mediorientale, con la minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz, ha provocato un'impennata notturna dei prezzi del petrolio, con il WTI che ha brevemente toccato i 116 dollari al barile. Le crescenti tensioni alimentano i timori di una nuova recessione globale.
Avvio di giornata profondamente negativo per i mercati azionari asiatici, con brusche flessioni innescate dal crollo del prezzo del petrolio. L'indice Nikkei 225 di Tokyo registra una perdita del 7%, mentre l'Hang Seng di Hong Kong scende del 6,5%. Nelle borse di Shanghai e Shenzhen si osservano cali superiori al 6%. La chiusura dello Stretto di Hormuz, confermata da Teheran, è indicata come il principale fattore scatenante di questa crisi economica.
Mojtaba Khamenei, figlio della Guida suprema iraniana, è stato nominato a capo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), il braccio militare-ideologico di Teheran. Questa nomina lo pone in una posizione chiave all'interno della struttura di potere, in un momento critico per il Paese, con l'acuirsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti. L'ex presidente Trump ha commentato: "Il successore di Khamenei non durerà se non lo approviamo noi".
Chiusura drammatica per la Borsa di Tokyo: l'indice Nikkei ha registrato un calo superiore al 7%, segnando una delle peggiori performance degli ultimi anni.
Il petrolio WTI segna un rialzo record superiore al 30% nelle ultime ore, superando i 116 dollari al barile e toccando i massimi da oltre un decennio. Il greggio è schizzato arrivando a 119,48 dollari questa notte, in seguito a un attacco iraniano mirato contro infrastrutture petrolifere in Arabia Saudita. Attualmente, il valore si attesta a 116,07 dollari, con un incremento del 29,6%. L'escalation militare in Medio Oriente, caratterizzata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, ha innescato una vertiginosa impennata dei prezzi.
La Borsa di Tokyo chiude con un ribasso superiore al 7%, una contrazione che non si registrava dal "lunedì nero" del 1987. In quell'occasione, il mercato giapponese accusò un calo del 15%, recuperando il 10% nella seduta successiva, in un contesto di vendite forzate.
La Borsa di Tokyo ha sospeso gli scambi a causa di problemi tecnici. In precedenza, alla riapertura, l'indice Nikkei 225 aveva registrato un crollo del 6%, sull'onda delle notizie riguardanti gli attacchi in Iran.
La Borsa di Tokyo ha sospeso le contrattazioni a causa di problemi tecnici. In precedenza, alla riapertura, l'indice Nikkei 225 aveva registrato un crollo del 6%, innescato dalle notizie relative agli attacchi in Iran.
Il prezzo del petrolio ha toccato un picco storico nella notte, superando i 115 dollari al barile, spinto dall'intensificarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Dopo la fiammata iniziale registrata in avvio di contrattazioni, alimentata dal timore di un'escalation del conflitto in Medio Oriente che aveva spinto il WTI oltre la soglia dei 115 dollari al barile, i prezzi del petrolio hanno ridimensionato il rialzo a metà mattinata in Asia. Intorno alle 5 (ora italiana), il WTI si attesta a 108,7 dollari al barile (+20,4%), mentre il Brent scambia a 111,7 dollari al barile (+18,1%).
Dopo una fase iniziale di forte rialzo, alimentata dai timori di un'escalation del conflitto in Medio Oriente che aveva spinto il WTI ben oltre i 115 dollari, i prezzi del petrolio hanno ridotto i guadagni a metà mattinata in Asia. Intorno alle 5 (ora italiana), il WTI si attesta a 108,7 dollari al barile (+20,4%), mentre il Brent scambia a 111,7 dollari al barile (+18,1%).
I prezzi del petrolio registrano un'impennata senza precedenti. Il greggio WTI segna un rialzo superiore al 30%, mentre il Brent avanza di circa il 27%, con entrambi i benchmark che superano quota 116 dollari al barile. Il mercato è in preda alla volatilità a causa della guerra in Medio Oriente e del prolungato blocco dello Stretto di Hormuz.
I prezzi del petrolio registrano un'impennata senza precedenti. Il greggio WTI segna un rialzo superiore al 30%, mentre il Brent avanza di circa il 27%, con entrambi i benchmark che superano quota 116 dollari al barile. Il mercato è in preda alla volatilità a causa della guerra in Medio Oriente e del prolungato blocco dello Stretto di Hormuz.
Il prezzo del petrolio registra un'impennata nelle contrattazioni asiatiche. Il greggio WTI ha superato i 116 dollari al barile, estendendo i guadagni dopo un aumento di oltre il 20% nella sessione precedente. Il Brent del Mare del Nord ha avvicinato la soglia dei 120 dollari, segnando un balzo del 18% nell'ultima giornata della settimana.
Le principali piazze finanziarie della Cina continentale e Hong Kong hanno registrato significative contrazioni all'apertura, con ribassi fino al 2,65%. La flessione segue il superamento, per la prima volta dal 2022, della soglia dei 100 dollari al barile per il greggio West Texas Intermediate (WTI), a causa dell'escalation del conflitto in Medio Oriente. Le borse di Shanghai e Shenzhen hanno avviato le contrattazioni post-weekend in calo rispettivamente dello 0,62% e dell'1,78%.
Le principali piazze finanziarie della Cina continentale e Hong Kong hanno registrato significative contrazioni all'apertura, con ribassi fino al 2,65%. La flessione segue il superamento, per la prima volta dal 2022, della soglia dei 100 dollari al barile per il greggio West Texas Intermediate (WTI), a causa dell'escalation del conflitto in Medio Oriente. Le borse di Shanghai e Shenzhen hanno avviato le contrattazioni post-weekend in calo rispettivamente dello 0,62% e dell'1,78%.
I ministri delle Finanze del G7 si riuniranno d'urgenza oggi per discutere un possibile rilascio congiunto di petrolio dalle riserve strategiche. L'operazione, coordinata dall'Agenzia Internazionale per l'Energia, mira a contrastare l'impennata dei prezzi del greggio a seguito del conflitto nel Golfo, come riportato dal Financial Times.
I mercati azionari di Hong Kong e della Cina continentale aprono la settimana con un marcato segno negativo. Hong Kong ha registrato un calo del 2,65%, mentre le borse di Shanghai e Shenzhen hanno ceduto rispettivamente lo 0,62% e l'1,78%. La flessione segue il superamento della soglia dei 100 dollari al barile per il petrolio greggio WTI, un livello che non si vedeva dal 2022, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente.
I mercati asiatici registrano un'impennata significativa nei prezzi del petrolio. Il Brent ha raggiunto i 105,43 dollari al barile, segnando un incremento del 20%, mentre il WTI è scambiato a 103,45 dollari, con un aumento del 19%. Si tratta del rialzo più robusto dal 1991, in occasione della Guerra del Golfo. Questa forte crescita è direttamente collegata alla crescente minaccia di un conflitto in Medio Oriente, la cui escalation potrebbe compromettere gravemente le forniture globali di greggio.
L'indice Nikkei di Tokyo segna un tracollo del 6,86%, equivalenti a 1.280 punti, attestandosi a 17.374,99. Si tratta del calo percentuale più marcato da marzo 2011, con una contrazione del valore di 2.450 miliardi di yen.
Il prezzo del petrolio WTI segna un'impennata all'apertura dei mercati, raggiungendo i 116 dollari al barile. Tale quotazione rappresenta un incremento del 30% rispetto ai valori di chiusura registrati ieri.
La Borsa di Tokyo segna un crollo vertiginoso: l'indice Nikkei perde oltre il 7%, segnalando una giornata di forte turbolenza sui mercati asiatici.
Avvio di seduta drammatico per l'indice di riferimento Nikkei della Borsa di Tokyo, che ha registrato un tracollo di oltre il 6%, perdendo 3.300 punti e scendendo sotto la soglia dei 53.000. Il forte ribasso è alimentato dai crescenti timori di un'escalation del conflitto in Medio Oriente. La discesa segue la correzione degli indici azionari statunitensi dello scorso venerdì, in un contesto dove le quotazioni del petrolio hanno superato i 105 dollari al barile, un livello inedito dal 2022.
La Borsa di Tokyo archivia la seduta con un marcato ribasso del 6,86%. A innescare il calo sono stati la chiusura negativa di Wall Street e l'aumento del prezzo del petrolio, che ha superato i 116 dollari al barile. Tale congiuntura ha spinto gli investitori ad allontanarsi dai mercati percepiti come più rischiosi.
La Borsa di Tokyo registra un crollo significativo: l'indice Nikkei perde il 6,86%, riflettendo la crescente preoccupazione degli investitori per un'escalation del conflitto in Medio Oriente.
La Borsa di Tokyo ha registrato una chiusura in profondo rosso, con l'indice Nikkei che ha ceduto il 6,86%. Un calo significativo che evidenzia la volatilità nei mercati asiatici e le crescenti preoccupazioni economiche globali.
Le comunicazioni tra i Paesi del Golfo sono interrotte da giorni. Il presidente ha descritto la situazione come una "guerra lampo". Intanto, gli Stati Uniti hanno lanciato l'Operazione "True North", supportati da altre sette nazioni, inclusa l'Italia, per tutelare le rotte commerciali.
Le borse asiatiche chiudono in forte calo, risentendo delle crescenti tensioni in Medio Oriente. Tokyo segna un -6,86%, mentre Hong Kong e Sidney registrano perdite significative rispettivamente del 4,73% e del 3,68%.
Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile, un picco che non si registrava dal 2022. La dinamica è alimentata dalle crescenti tensioni in Medio Oriente. Il WTI statunitense si attesta a oltre 110 dollari, mentre il Brent londinese raggiunge quota 109,10 dollari.
L'esercito iraniano ha lanciato un avvertimento diretto: se Israele continuerà a prendere di mira le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica, adotterà misure analoghe sui siti petroliferi regionali. "Ci si aspetta che i governi dei Paesi islamici avvertano l'America criminale e il selvaggio regime sionista il prima possibile di tali azioni codarde e disumane", ha dichiarato alla televisione di Stato Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando militare centrale iraniano. Ha aggiunto: "Altrimenti, misure simili saranno adottate nella regione, e se si può tollerare un prezzo del petrolio superiore ai 200 dollari al barile, allora bisogna continuare con questo gioco".
L'esercito iraniano ha lanciato un avvertimento diretto, minacciando di colpire infrastrutture petrolifere regionali qualora Israele proseguisse con gli attacchi ai siti energetici della Repubblica Islamica. Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando militare centrale iraniano, ha dichiarato alla televisione di Stato: "Ci si aspetta che i governi dei Paesi islamici avvertano la criminale America e il selvaggio regime sionista il prima possibile di tali azioni codarde e disumane". Zolfaghari ha poi aggiunto: "Altrimenti, misure simili saranno adottate nella regione, e se si può tollerare un prezzo del petrolio superiore ai 200 dollari al barile, allora bisogna continuare con questo gioco".
La crisi in Iran e il rincaro del petrolio provocano un crollo delle borse asiatiche. A Tokyo, il Nikkei 225 chiude in calo del 5,2% a 52.728,72 punti, pur recuperando parte delle perdite iniziali. Il Kospi sudcoreano scende del 6% a 5.251,87 punti. Mercati cinesi più resilienti: l'Hang Seng di Hong Kong segna un -1,6% a 25.343,77, mentre l'indice composito di Shanghai perde lo 0,7% a 4.097,69. Il listino di Taiwan registra un ribasso del 4,4%, e altri mercati regionali subiscono perdite significative.
L'esercito iraniano ha lanciato un avvertimento diretto: se Israele continuerà a prendere di mira le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica, adotterà misure analoghe sui siti petroliferi regionali. "Ci si aspetta che i governi dei Paesi islamici avvertano l'America criminale e il selvaggio regime sionista il prima possibile di tali azioni codarde e disumane", ha dichiarato alla televisione di Stato Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando militare centrale iraniano. Ha aggiunto: "Altrimenti, misure simili saranno adottate nella regione, e se si può tollerare un prezzo del petrolio superiore ai 200 dollari al barile, allora bisogna continuare con questo gioco".
L'esercito iraniano ha lanciato un avvertimento diretto, minacciando di colpire infrastrutture petrolifere regionali qualora Israele proseguisse con gli attacchi ai siti energetici della Repubblica Islamica. Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando militare centrale iraniano, ha dichiarato alla televisione di Stato: "Ci si aspetta che i governi dei Paesi islamici avvertano la criminale America e il selvaggio regime sionista il prima possibile di tali azioni codarde e disumane". Zolfaghari ha poi aggiunto: "Altrimenti, misure simili saranno adottate nella regione, e se si può tollerare un prezzo del petrolio superiore ai 200 dollari al barile, allora bisogna continuare con questo gioco".
Le forze armate iraniane minacciano ritorsioni contro i siti petroliferi regionali qualora Israele persista nell'attaccare le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica. Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando militare centrale iraniano, ha dichiarato alla televisione di Stato che i governi dei Paesi islamici devono "avvertire l'America e il regime sionista di cessare tali azioni codarde e disumane". Ha poi aggiunto: "Altrimenti, misure analoghe saranno adottate nella regione; e se si può tollerare un prezzo del petrolio superiore ai 200 dollari al barile, allora si continui con questo gioco".
I ministri delle Finanze del G7 hanno raggiunto un accordo strategico per fronteggiare la crisi innescata dal conflitto in Iran, come annunciato dal ministro francese Bruno Le Maire. "La priorità assoluta è stabilizzare i mercati energetici", ha dichiarato Le Maire. A tal fine, il G7 è pronto a coordinare misure che includano lo svincolo delle riserve strategiche di petrolio. Le Maire ha inoltre ribadito la "ferma condanna" del G7 per l'attacco di Teheran nello Stretto di Hormuz, definendolo "inaccettabile" e una minaccia alla libertà di navigazione.
Seduta drammatica per i mercati asiatici, con l'indice Nikkei di Tokyo che registra un ribasso di oltre il 7%. Il quadro è aggravato dal nuovo record del petrolio, oltre i 115 dollari al barile. La tensione geopolitica in Medio Oriente, con l'annuncio del premier israeliano Netanyahu di un "attacco imminente" e la conseguente risposta degli USA con un "blocco aereo anti-terrorismo" nel Golfo, alimenta forti timori. La situazione è precipitata, con scenari che sembrano condurre a una guerra aperta.
La settimana finanziaria si è aperta con un brusco calo dei mercati asiatici, innescato da un'impennata del prezzo del petrolio che ha superato i 115 dollari a barile durante la notte. Le piazze europee hanno replicato l'andamento negativo iniziale, salvo poi mostrare segnali di ripresa mentre il greggio scendeva sotto la soglia dei 100 dollari. La chiusura dello Stretto di Hormuz mantiene alta la pressione sui prezzi energetici, ma giungono rassicurazioni di interventi decisi da parte di G7 e Unione Europea per mitigare gli aumenti. All'Eurogruppo, il ministro Giorgetti ha sottolineato l'urgenza per l'Italia: "Senza indipendenza energetica, la sicurezza economica del nostro Paese è a rischio".
Crollo generalizzato per le Borse asiatiche, innescato dal nuovo minimo del petrolio e dai crescenti timori di un'escalation del conflitto in Medio Oriente. L'indice Nikkei ha registrato una perdita finale del 7,04%.
La settimana sui mercati si è aperta all'insegna di forti tensioni. I listini asiatici sono crollati, spaventati dalla fiammata dei prezzi del petrolio che, nella notte, ha superato i 115 dollari al barile. In Europa, dopo un avvio in profondo rosso, le Borse hanno progressivamente riassorbito le perdite, grazie anche a un calo del greggio che è sceso al di sotto dei 100 dollari. La chiusura dello Stretto di Hormuz mantiene alta la pressione sui prezzi dell'energia, ma rassicurazioni giungono dal G7 e dall'UE, che promettono interventi decisi per contenere i rincari. Wall Street, in chiusura, ha registrato un andamento positivo, accogliendo con favore le dichiarazioni di Trump secondo cui il conflitto sarebbe "praticamente concluso". Al centro del dibattito dell'Eurogruppo, la preoccupazione per la sicurezza energetica italiana, con Giorgetti che ha avvertito: "Senza indipendenza energetica, la sicurezza economica del nostro Paese è a rischio".
Le principali borse asiatiche aprono in forte contrazione, colpite dal brusco rialzo del prezzo del petrolio, che ha superato i 115 dollari al barile. Il timore di un'estensione del conflitto in Medio Oriente e le sue potenziali ripercussioni sull'offerta di greggio dominano il sentiment degli investitori. L'indice Nikkei di Tokyo registra un calo del 6,86%, Hong Kong del 4,53% e Shanghai del 3,72%.
Le piazze finanziarie asiatiche archiviano la seduta con marcate perdite, riflettendo le crescenti preoccupazioni per un'escalation del conflitto in Medio Oriente. Il prezzo del petrolio ha superato i 115 dollari al barile, alimentando la pressione sui mercati. Tokyo registra un calo del 6,86%, Hong Kong del 4,63% e Shanghai del 3,8%. Flessioni significative anche per Seoul (-3,08%), Taipei (-2,68%), Jakarta (-1,76%), Manila (-1,71%) e Singapore (-1,19%).
I mercati finanziari globali registrano bruschi cali in scia alle crescenti incertezze geopolitiche. Milano in apertura perde il 2,73%. Tokyo crolla su timori di una più ampia espansione del conflitto in Medio Oriente, con l'indice Nikkei che scende di oltre il 7%, attestandosi a -6,86%. Contemporaneamente, il prezzo del petrolio WTI subisce un rialzo significativo, superando i 116 dollari al barile con un aumento del 30%. Si analizzano le implicazioni di un petrolio a 100 dollari sull'economia globale.
I mercati finanziari globali registrano bruschi cali in scia alle crescenti incertezze geopolitiche. Milano in apertura perde il 2,73%. Tokyo crolla su timori di una più ampia espansione del conflitto in Medio Oriente, con l'indice Nikkei che scende di oltre il 7%, attestandosi a -6,86%. Contemporaneamente, il prezzo del petrolio WTI subisce un rialzo significativo, superando i 116 dollari al barile con un aumento del 30%. Si analizzano le implicazioni di un petrolio a 100 dollari sull'economia globale.






