L’INPS ha appena confermato: anche nel 2026 sarà possibile ottenere un bonus in busta paga rinunciando alla pensione anticipata. Un’opportunità che riguarda chi ha già maturato i requisiti per lasciare il lavoro prima dell’età pensionabile, ma decide di restare. Il vantaggio, però, dura solo fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia o fino a quando non si cambia idea e si opta per l’uscita anticipata. Il meccanismo vale sia per i dipendenti pubblici sia per quelli privati, con qualche differenza nelle modalità di applicazione.
Il bonus INPS per chi rinuncia alla pensione anticipata
Nel 2026, chi ha maturato o maturerà i requisiti per la pensione anticipata – ovvero 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne – può scegliere di rinunciare a una parte dei propri contributi. In pratica, si tratta del 9,19% della retribuzione lorda che solitamente finisce nei contributi per invalidità, vecchiaia e superstiti. Invece di versare questa quota, il lavoratore la riceve direttamente in busta paga.
Così facendo, il datore di lavoro non è più obbligato a versare la quota contributiva a carico del dipendente, mentre rimane a suo carico la parte dell’azienda. Questo fa sì che la posizione assicurativa del lavoratore resti comunque aggiornata. Importante: il bonus non concorre a formare il reddito imponibile, quindi non si paga tasse su questa somma.
L’INPS, con una circolare, ha chiarito che il cosiddetto Bonus Maroni, prorogato dalla legge di Bilancio 2026, vale solo per chi entro fine 2025 ha già maturato i requisiti per la pensione anticipata flessibile, o chi li raggiungerà entro il 2026 per la pensione anticipata ordinaria.
Quando l’incentivo finisce: età e revoca
Il bonus dura fino a quando il lavoratore non raggiunge l’età prevista per la pensione di vecchiaia dalla propria gestione previdenziale. Appena si supera questa soglia, il bonus si interrompe. Stesso discorso se si decide di revocare la rinuncia alla pensione anticipata: dal mese successivo alla revoca, si perde il diritto al bonus.
Per i dipendenti pubblici, il bonus termina comunque al raggiungimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, anche se si continua a lavorare dopo.
L’INPS ricorda che il lavoratore deve comunicare la volontà di usufruire del bonus. L’Istituto ha 30 giorni dalla richiesta, o dall’invio di eventuali documenti integrativi, per verificare i requisiti e dare risposta sia al lavoratore sia al datore di lavoro.
Questa procedura serve a garantire che il bonus venga concesso correttamente e protegge sia il contribuente sia l’amministrazione. Oltre a sostenere chi vuole restare in servizio, il bonus aiuta a limitare l’uscita anticipata, mantenendo attivi più a lungo i lavoratori.





