Bilzen, 12 febbraio 2026 – È tornato al centro del dibattito europeo il tema degli eurobond, con un acceso scontro tra il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, alla vigilia del vertice dei leader Ue che si terrà al castello di Alden Biesen, in Belgio, a pochi chilometri da Bruxelles.
Merz netto: “Non posso acconsentire agli eurobond”
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiarito con fermezza la posizione del governo di Berlino, escludendo la possibilità di finanziare l’Unione europea tramite eurobond. “Ho chiarito molto chiaramente che non posso accettare finanziamenti tramite eurobond – ha affermato Merz –. Anche se volessi, non potrei, perché la Corte costituzionale tedesca ha fissato limiti precisi. Abbiamo emesso debito comune solo in situazioni eccezionali. Ora però l’eccezione sta diventando la regola e dobbiamo usare le risorse che abbiamo”. Merz ha sottolineato che il finanziamento dell’Unione sarà discusso nei prossimi mesi nel quadro del nuovo bilancio pluriennale, ma oggi “ha avuto solo un ruolo marginale”. Un funzionario tedesco ha inoltre spiegato a Politico che Berlino considera la proposta di un debito comune una distrazione dalla vera sfida, cioè la produttività europea. La Germania spinge per una riforma profonda del bilancio Ue, criticando l’attuale destinazione di due terzi delle risorse a spese di consumo nei settori agricolo e della coesione.
Macron rilancia: “Non sono un tabù”
Dal canto suo, il presidente francese Emmanuel Macron ha rilanciato la necessità degli eurobond come strumento fondamentale per finanziare innovazione, difesa e intelligenza artificiale, settori chiave per la competitività europea. Al termine del vertice Ue ad Alden Biesen, Macron ha dichiarato: “Manteniamo la calma sugli eurobond, è chiaro che abbiamo bisogno di più innovazione e dobbiamo finanziarla anche con finanziamenti pubblici”. Ha ricordato che l’Ue ha già emesso prestiti comuni, come quelli per l’Ucraina e il programma Safe, che rappresentano forme di eurobond. Macron ha stimato in 1200 miliardi l’investimento necessario per permettere all’Europa di diventare una superpotenza economica, finanziaria, militare e democratica, affermando che non ci sono “tabù” nel ricorrere a strumenti innovativi di debito comune.
Il diverbio tra Parigi e Berlino riflette una spaccatura profonda sulle strategie per il futuro finanziario e industriale dell’Unione europea, con Berlino orientata verso una gestione prudente e riformista del bilancio, mentre Parigi spinge per un ruolo più attivo e interventista della UE sui mercati finanziari. Il confronto proseguirà nei prossimi mesi, in vista del Consiglio europeo di marzo, che dovrà definire le priorità e le risorse per la competitività e la crescita del continente.






