Roma, 27 marzo 2026 – A poche ore dalla riunione del Consiglio dei Ministri prevista per oggi, prende forma il decreto fiscale 2026 voluto dal governo Meloni, che si propone di dare una svolta alle politiche economiche e fiscali italiane, soprattutto dopo la recente sconfitta al referendum sulla giustizia. La manovra si inserisce in un contesto politico teso, con l’esecutivo che cerca di ricompattare la maggioranza e rispondere alle richieste delle imprese e del mondo produttivo. Il decreto, che rappresenta la prima tappa verso una riforma fiscale più ampia e complessiva, punta a concludere il percorso entro l’estate con l’approvazione del Codice unico fiscale.
Misure chiave del decreto fiscale: stop alla tassa sui pacchi e non solo
Il provvedimento introduce quattro interventi principali, già anticipati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nelle note di fine febbraio e inizio marzo, con un impatto immediato su commercio, investimenti e fisco:
- Sospensione temporanea della tassa sui mini-pacchi extra Ue, il contributo fisso di 2 euro sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra Unione Europea, che sarà fermo fino al 30 giugno 2026. Questa misura, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, sarà rimandata, in attesa di adeguamenti tecnici dell’Agenzia delle Dogane e in risposta a un mutato scenario europeo. Infatti, dal primo luglio entrerà in vigore un dazio europeo di 3 euro sulle stesse spedizioni, che rende incompatibile la doppia tassazione nazionale, come evidenziato da fonti parlamentari e dal MEF in audizioni recenti.
- Eliminazione del vincolo “Made in Ue” per l’iperammortamento, una modifica importante che amplia il beneficio fiscale anche agli investimenti in macchinari e tecnologie acquistati da fornitori extra Unione Europea. Questa norma, soprannominata “norma Caterpillar” in riferimento al colosso statunitense dei macchinari per l’industria, mira a favorire la competitività delle imprese italiane, consentendo di accedere all’incentivo sugli investimenti effettuati fino al 30 settembre 2028. Si attende ancora la pubblicazione del decreto attuativo.
- Chiarimenti sull’IVA nelle operazioni di permuta, per evitare ambiguità fiscali. La base imponibile sarà calcolata sull’ammontare complessivo dei costi, con applicazione delle nuove regole ai contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026, mentre per i contratti precedenti resta in vigore il vecchio criterio.
- Proroga del rinvio delle ritenute del 23% per agenzie di viaggio e turismo, originariamente previste dal 1° marzo 2026, spostate al 1° maggio per consentire l’adeguamento dei sistemi informativi. La base imponibile varia in base alla struttura dell’agenzia, con aliquote differenziate e dichiarazioni obbligatorie.
La tassa sui pacchi: verso una fine definitiva
L’imposizione sui mini-pacchi ha incontrato fin dall’inizio forti critiche e difficoltà applicative. Le spedizioni di basso valore, spesso provenienti dall’Asia, avevano finora goduto di una franchigia doganale sotto i 150 euro, abolita dall’Unione Europea per garantire una concorrenza più equa con i rivenditori europei, soggetti a IVA e dazi. Dal primo luglio 2026 scatterà infatti un dazio europeo forfettario di 3 euro sulle stesse spedizioni, mentre la tassa italiana da 2 euro è destinata a essere definitivamente soppressa.
Il MEF ha difeso le stime prudenziali del gettito, che nel 2026 erano già state dimezzate, ma l’entrata in vigore del dazio comunitario rende insostenibile la convivenza delle due misure, anche per questioni di compatibilità giuridica con il diritto europeo. Di fatto, la tassazione nazionale sui mini-pacchi è destinata a tramontare, con un impatto significativo sulle entrate fiscali, che però saranno compensate dal nuovo sistema doganale Ue, seppur con una quota rilevante di gettito che confluirà nel bilancio comunitario.
Incentivi per le imprese e novità fiscali
Tra le altre misure di rilievo, il decreto consolida l’iperammortamento fino al 2028, con maggiorazioni fiscali che arrivano al 180% per gli investimenti più rilevanti in beni tecnologici e innovativi, favorendo così la transizione 4.0 e oltre. Questo intervento è particolarmente apprezzato dal settore produttivo, che potrà ampliare la gamma di fornitori anche oltre i confini europei grazie alla rimozione del vincolo geografico.
Restano invece esclusi per ora interventi sui prezzi dei carburanti: il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha chiarito che la questione è ancora al vaglio, ma difficilmente sarà oggetto di provvedimenti concreti nel decreto fiscale in arrivo.
Il governo Meloni conferma così la sua attenzione verso una politica fiscale che coniughi esigenze di crescita e rigore, in un momento delicato per l’Italia e l’Europa.
