Tokyo, 23 marzo 2026 – La giornata si è aperta con forti perdite per le borse asiatiche, in particolare per Tokyo e Seul, che hanno risentito delle crescenti tensioni in Medio Oriente. A pesare è stato il nuovo ultimatum del presidente statunitense Donald Trump nei confronti dell’Iran, minacciando di colpire le infrastrutture energetiche iraniane qualora non venisse riaperto al transito lo Stretto di Hormuz. Questo clima di incertezza ha spinto gli investitori a una fuga generalizzata dagli asset rischiosi.
Borse Tokyo e Seul in profondo rosso
La Borsa di Tokyo ha aperto la seduta con un netto calo del 3,48%, ai minimi da inizio anno, con il Nikkei che ha perso 1.857 punti attestandosi a 51.515,49. Sul fronte valutario, lo yen ha guadagnato terreno sul dollaro, scambiato a 159,50, mentre è rimasto stabile sull’euro a 183,90. A Seul, invece, la flessione è stata ancora più marcata, con un crollo del 6,5%. La Corea del Sud, il Giappone e l’India sono infatti tra i paesi più vulnerabili alle interruzioni delle forniture energetiche globali, fattore che ha amplificato la pressione sui mercati locali. Anche le principali piazze cinesi hanno registrato pesanti perdite: Hong Kong ha ceduto il 4,16%, Shanghai il 3,6% e Shenzhen il 4,19%.
Europa attesa in rosso, ma con segnali di rimbalzo
Dopo la pesante apertura in Asia, le borse europee sono attese in territorio negativo, in linea con l’andamento dei future di Wall Street che mostrano segnali di debolezza. Tuttavia, alcune piazze europee come Milano stanno mostrando segni di rimbalzo, sostenute dalla speranza di un possibile allentamento delle tensioni in Iran. L’indice Ftse Mib ha infatti guadagnato l’1,95% nella seduta precedente grazie anche alle buone performance di alcuni titoli come Lottomatica. Sul fronte energetico, il prezzo del gas ha iniziato a scendere, attestandosi attorno ai 50 euro per megawattora, mentre il petrolio Brent si è stabilizzato intorno agli 81 dollari al barile, riducendo la corsa dei giorni scorsi.
L’instabilità geopolitica continua a rappresentare un elemento di forte pressione sui mercati finanziari globali, con investitori che rimangono cauti in attesa di sviluppi diplomatici che possano favorire una distensione della crisi in Medio Oriente.






