Milano, 2 marzo 2026 – La Borsa di Milano ha aperto la seduta di oggi in netto calo, risentendo degli effetti della crisi in Medio Oriente scatenata dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran. L’indice principale, il Ftse Mib, ha ceduto l’1,87% nelle prime fasi di contrattazione, attestandosi a 46.325 punti, per poi peggiorare progressivamente durante la giornata fino a un calo complessivo del 2,5%.
Seduta in rosso per Piazza Affari e le principali borse europee
La tensione geopolitica ha impattato pesantemente su tutto il comparto finanziario italiano, con perdite diffuse tra i principali settori. Tra le azioni più colpite si segnalano il gruppo automobilistico Stellantis, che ha registrato un calo del 5,96%, e il settore bancario con Bper (-4,5%), Monte dei Paschi di Siena (-4,56%) e Mediobanca (-4,4%). Anche il comparto moda ha risentito della crisi, con ribassi per Moncler (-4,38%) e Cucinelli (-4,18%).
In controtendenza si sono invece posizionati i titoli della difesa, con Leonardo in rialzo del 4,61%, e quelli dell’energia, con Eni che ha guadagnato il 3,9%. Anche Fincantieri ha chiuso la giornata in positivo (+2,2%).
L’andamento negativo di Milano si è riflesso sulle altre piazze europee, con Francoforte che ha perso il 2,33% e Londra lo 0,91%, mentre Parigi ha mostrato un andamento più stabile (-0,04%). Analogamente, i mercati asiatici hanno chiuso in calo, con Tokyo a -1,35%, Hong Kong -2%, e Mumbai -1,8%, mentre Shanghai ha fatto eccezione con un modesto rialzo dello 0,5%.
Impatto globale sui mercati e prezzo del petrolio
L’instabilità geopolitica ha influenzato anche i mercati statunitensi, con i future di Wall Street in forte calo: il Nasdaq 100 ha perso il 2%, mentre l’S&P 500 ha ceduto l’1,6%. Il timore di un’interruzione del traffico nello stretto di Hormuz, via cruciale per il commercio petrolifero globale, ha portato a un significativo aumento del prezzo del petrolio, con il WTI in rialzo del 7,1% a 71,77 dollari al barile e il Brent che ha segnato un +7,5% a 78,36 dollari.
La crisi ha inoltre favorito il rally delle materie prime preziose, con l’oro in crescita del 3,9% a 5.378 dollari l’oncia e l’argento a 91,15 dollari (+6%). Questo scenario riflette l’aumento della domanda di asset rifugio in un contesto di crescente incertezza geopolitica e finanziaria.
In questo contesto, il gruppo Stellantis, multinazionale dell’automotive nata dalla fusione tra Fiat Chrysler e PSA, con sede legale ad Amsterdam e forte presenza anche in Italia, ha subito un duro colpo in borsa. Il calo delle sue azioni riflette le preoccupazioni degli investitori legate alla volatilità dei mercati e all’incertezza globale.
Le tensioni in Medio Oriente, e in particolare l’attacco all’Iran, continuano a influenzare i mercati finanziari mondiali, con ripercussioni che si estendono dal settore industriale a quello energetico, passando per la finanza e la moda.






