Roma, 22 gennaio 2026 – Con la pubblicazione della guida aggiornata per il 2026, l’Agenzia delle Entrate ha confermato importanti novità riguardanti il bonus mobili, una delle agevolazioni fiscali più richieste nel settore dell’edilizia e dell’arredamento. La misura, attiva dal 2013, prevede uno sconto Irpef del 50% per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici destinati ad immobili oggetto di lavori di recupero edilizio. La novità principale del 2026 riguarda l’estensione dello sconto anche alle seconde case, senza differenziazioni rispetto all’abitazione principale, a differenza di quanto previsto per altri bonus edilizi come l’ecobonus o il bonus ristrutturazioni.
Le principali novità del bonus mobili 2026
A partire da quest’anno, il bonus mobili si applica con la stessa aliquota del 50% sia per la prima casa sia per le seconde abitazioni. Questa uniformità rappresenta un cambiamento significativo rispetto alle precedenti disposizioni che prevedevano aliquote differenziate: 50% per la prima casa e 36% per le seconde. Inoltre, è stata eliminata la necessità di dimostrare la residenza o la proprietà dell’immobile oggetto degli interventi, semplificando così l’accesso al beneficio.

Resta invece obbligatorio il collegamento tra l’acquisto di mobili o grandi elettrodomestici e la realizzazione di un intervento trainante di ristrutturazione sull’immobile, iniziato almeno dal 1° gennaio dell’anno precedente all’acquisto. Per usufruire dello sconto nel 2026, quindi, i lavori devono essere stati avviati dal 1° gennaio 2025. La spesa massima detraibile rimane fissata a 5.000 euro per unità immobiliare, comprensiva delle spese di trasporto e montaggio, con ripartizione in dieci quote annuali di pari importo.
Un’ulteriore novità riguarda la cumulabilità con altri bonus: dal 2026 il bonus mobili non è più cumulabile con il bonus elettrodomestici introdotto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che premia la sostituzione di vecchi elettrodomestici con modelli ad alta efficienza energetica. Tale scelta nasce dalla volontà di evitare duplicazioni di agevolazioni per l’acquisto degli stessi beni.
Requisiti e modalità di pagamento
L’agevolazione si applica a mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica minima stabilita dalle normative vigenti: ad esempio, i forni devono essere almeno di classe A, mentre per lavatrici, lavastoviglie e lavasciugatrici la classe minima è la E; per frigoriferi e congelatori la classe minima richiesta è F.
Per accedere al bonus è fondamentale dimostrare l’avvio dei lavori di ristrutturazione mediante documentazione amministrativa, come permessi o comunicazioni preventive all’ASL. In mancanza di tali documenti, è comunque possibile presentare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
I pagamenti devono essere effettuati con metodi tracciabili: bonifico bancario, carta di debito o di credito. Non sono ammessi contanti, assegni o bonifici parlanti specifici per lavori edilizi, come invece richiesto da altri incentivi. Nel caso di acquisti a rate, la società finanziaria deve effettuare i pagamenti con le modalità previste e fornire al contribuente la ricevuta.
Bonus mobili anche per i condomini e casi particolari
L’agevolazione si estende anche all’acquisto di mobili destinati alle parti comuni degli edifici condominiali, come ad esempio la portineria o locali di uso comune. In questo caso il bonus si applica sulle quote di spesa relative alla singola quota di proprietà di ciascun condomino, e solo per gli arredi destinati agli spazi comuni.
Il limite di spesa di 5.000 euro si applica a ciascuna unità immobiliare, permettendo quindi di usufruire del bonus anche su più immobili, purché siano rispettati i requisiti previsti. Ad esempio, se nel 2025 un contribuente ha già usufruito di una detrazione su una spesa di 2.000 euro per l’acquisto di mobili, nel 2026 potrà detrarre fino a un massimo di 3.000 euro per la stessa unità immobiliare.
Parallelamente al bonus mobili, la Legge di Bilancio 2026 ha confermato la proroga delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie con sconti Irpef al 50% per la prima casa e al 36% per le seconde abitazioni, mantenendo invariati i massimali di spesa e le condizioni. Questo permette un coordinamento più chiaro e vantaggioso per chi effettua lavori di recupero e arreda gli immobili con nuovi acquisti.
Inoltre, con la fine del 2025 si conclude il percorso del Superbonus, fatta eccezione per alcune zone del Centro Italia colpite dal sisma 2016, dove sono stati stanziati fondi specifici per sostenere interventi di riduzione del rischio sismico e la proroga per la rendicontazione dei lavori fino a fine 2026.
L’insieme di queste misure conferma l’impegno del Governo nel sostenere il settore edilizio e il risparmio energetico, offrendo ai cittadini strumenti concreti per migliorare la qualità delle proprie abitazioni e favorire investimenti in arredamento e tecnologie più efficienti.






