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Home Economia

Bce conferma i tassi al 2%, stime di inflazione riviste al rialzo per il 2026

La BCE segnala nuove incertezze per l’economia europea a causa della guerra in Medio Oriente, rivede al rialzo inflazione e Pil e monitora i rischi sui mercati finanziari

by Alessandro Bolzani
19 Marzo 2026
Lagarde lascia la Bce

Lagarde lascia la Bce | Shutterstock - alanews

Roma, 19 marzo 2026 – La Banca centrale europea (BCE) ha confermato oggi la decisione di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento al livello del 2%, come ampiamente previsto dagli operatori di mercato. Nel contempo, l’istituto di Francoforte ha rivisto al rialzo le stime di inflazione e di crescita economica per l’area euro, segnalando tuttavia un quadro di incertezza accentuato dagli sviluppi geopolitici in Medio Oriente.

La BCE conferma i tassi al 2% ma alza le stime sull’inflazione e sul Pil

Nel comunicato diffuso al termine del Consiglio direttivo, la BCE ha sottolineato che la guerra in Medio Oriente, in particolare il conflitto in Iran, ha introdotto nuove incertezze significative per l’economia europea. Secondo la banca centrale, il conflitto porterà a un impatto rilevante sull’inflazione nel breve termine, soprattutto attraverso i maggiori costi energetici. Le implicazioni di medio termine dipenderanno dall’evoluzione del conflitto e dalle conseguenze sui prezzi dell’energia e sul contesto economico.

Nonostante tale scenario, la BCE ha scelto di mantenere fermi i tassi, con il tasso sui depositi al 2%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. Si tratta della quarta conferma consecutiva dei tassi fermi a questo livello, raggiunto lo scorso giugno dopo una serie di otto tagli nell’arco di un anno.

Le nuove previsioni dell’istituto indicano un’inflazione complessiva media del 2,6% per il 2026, in netto rialzo rispetto all’1,9% stimato a dicembre, seguita da un 2,0% nel 2027 e un 2,1% nel 2028. L’inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari, dovrebbe attestarsi al 2,3% nel 2026, per poi scendere leggermente negli anni successivi. Parallelamente, le stime di crescita del PIL sono state riviste leggermente al ribasso per il 2026, con un +0,9% rispetto all’1,2% previsto a dicembre, ma migliorate per il 2025 (+1,4%) e per il 2027 (+1,4%).

L’approccio della BCE rimane “guidato dai dati”: le decisioni sui tassi verranno adottate di volta in volta, valutando attentamente le prospettive di inflazione e crescita, nonché i rischi associati, senza impegni a percorsi prestabiliti.

L’effetto della guerra in Iran e le ripercussioni sul mercato dei mutui

Il conflitto in Medio Oriente ha già condizionato i mercati finanziari europei, con borse in calo e spread in aumento, e si riflette anche sul settore del credito alle famiglie. Sebbene la BCE mantenga i tassi fermi, il costo dei mutui in Italia ha mostrato dinamiche divergenti fra tassi variabili e fissi.

Secondo il Codacons, i tassi medi dei mutui alle famiglie italiane sono saliti dal 3,50% di gennaio al 3,73% in ottobre 2025, con un aggravio medio annuo di circa 200 euro su un mutuo tipo. Questo aumento è legato principalmente alla crescita dell’indice IRS (Interest Rate Swap), parametro di riferimento per i mutui a tasso fisso, che nel corso del 2025 è passato dal 2,4% al 3,1%. Di conseguenza, mentre i mutui variabili hanno visto una lieve diminuzione della rata media mensile (circa 50 euro in meno), i tassi fissi si sono inaspriti, facendo aumentare il costo per i nuovi contratti.

Gli esperti di Facile.it spiegano che l’andamento dei tassi fissi è influenzato dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato europei, trainato anche dal mercato azionario statunitense molto performante. Per il 2026, i futures indicano stabilità per i tassi variabili, mentre i tassi fissi potrebbero continuare a salire finché i rendimenti obbligazionari europei rimarranno elevati.

Un futuro incerto per la crescita e i consumi

La BCE ha avvertito che un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas, come potrebbe avvenire a causa della guerra, comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita economica più bassa rispetto allo scenario base. Gli effetti negativi si rifletteranno anche sui consumi, con un rischio di riduzione del potere d’acquisto delle famiglie.

La situazione ha già suscitato preoccupazioni nei settori più esposti ai rincari energetici, come quello turistico e balneare in Italia, dove operatori economici prevedono una stagione estiva condizionata dall’aumento delle bollette e da una domanda più debole, con possibile impatto sui flussi turistici internazionali.

Il Consiglio direttivo della BCE, guidato dalla presidente Christine Lagarde, continua dunque a monitorare attentamente l’evolversi degli scenari economici e geopolitici per adeguare, se necessario, la politica monetaria nel prossimo futuro, con l’obiettivo di mantenere l’inflazione al 2% nel medio termine e garantire la stabilità economica nell’area euro.

Tags: BCEChristine LagardeGuerra in Iranprima pagina

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