Roma, 14 febbraio 2026 – Le banche in Italia continuano a mostrare segnali positivi con un aumento del credito concesso a famiglie e imprese, accompagnato da una riduzione delle sofferenze. Il rapporto mensile dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) evidenzia una crescita significativa dei prestiti e una stabilità nei tassi di interesse, mentre l’analisi dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese (CGIA) di Mestre mette in luce alcune criticità per le piccole realtà economiche e le differenze territoriali.
Banche, crescita dei prestiti e stabilità dei tassi
Secondo i dati di gennaio 2026, l’ammontare complessivo dei prestiti erogati a famiglie e imprese è aumentato dell’1,9% su base annua, raggiungendo quota 1.283 miliardi di euro. Si tratta dell’undicesimo mese consecutivo di crescita per il credito, con un trend positivo che negli ultimi tre mesi si è mantenuto tra l’1,9% e il 2,2%. Questo miglioramento è stato favorito dalla riduzione dei tassi di interesse decisa dalla Banca Centrale Europea, che ha rilanciato l’erogazione del credito dopo una contrazione dello 0,8% registrata a gennaio 2025.
I tassi applicati sui prestiti rimangono sostanzialmente stabili, attestandosi al 3,97% a gennaio 2026, un livello simile a quello di ottobre e novembre 2025. Per quanto riguarda i mutui, il tasso medio si è leggermente rialzato al 3,47% rispetto al 3,38% del mese precedente, ma resta comunque quasi un punto percentuale più basso rispetto al 4,42% di dicembre 2023.
Riduzione delle sofferenze e disparità territoriali
Il rapporto ABI segnala anche un miglioramento sul fronte dei crediti deteriorati. Il valore netto di sofferenze e inadempienze probabili, al netto di svalutazioni e accantonamenti, è sceso a 28,3 miliardi di euro a dicembre 2025, rispetto ai 30 miliardi registrati a settembre 2025. Questi dati rappresentano un netto miglioramento rispetto ai picchi di 40,1 miliardi del 2021 e 50,5 miliardi del 2020.
Tuttavia, l’analisi della CGIA di Mestre evidenzia che il miglioramento del credito non coinvolge tutte le imprese allo stesso modo. Le piccole e piccolissime imprese, che costituiscono il 98% del tessuto economico italiano e impiegano il 52% dei lavoratori privati, hanno subito una riduzione dei prestiti del 5%, pari a 5 miliardi di euro nel novembre 2025. Invece, il dato aggregato sembra nascondere questa realtà negativa, registrando una crescita dei prestiti di 5 miliardi (+0,8%).
Le differenze si manifestano anche a livello territoriale. Circa la metà delle regioni italiane ha visto una contrazione nell’erogazione del credito alle imprese. Le flessioni più marcate si sono registrate in Sardegna (-370,9 milioni, -4,7%), Umbria (-335,8 milioni, -3,9%) e Basilicata (-94,8 milioni, -3,6%). In termini assoluti, il Veneto ha subito la riduzione più significativa con un calo di 1,8 miliardi (-2,9%). Al contrario, alcune regioni hanno registrato un incremento nei finanziamenti: Calabria (+278,6 milioni, +5,4%), Lazio (+4,1 miliardi, +6,6%) e Valle d’Aosta (+158,6 milioni, +10%).
L’andamento complessivo del credito riflette quindi una realtà complessa e frammentata, dove il miglioramento generale convive con situazioni di difficoltà per le piccole imprese e in alcune aree del Paese.






