Milano, 21 gennaio 2026 – Roberto Vecchioni, figura iconica della musica d’autore italiana, continua a confrontarsi pubblicamente con il tema del dolore personale, dopo la tragica perdita del figlio nel 2023, vittima di una lunga battaglia contro una malattia mentale. L’artista, che ha recentemente celebrato il successo del suo brano “Sogna Ragazzo Sogna”, premiato con il disco d’oro e presentato al Festival di Sanremo 2024, ha rilasciato un’intensa intervista a La Stampa, in cui riflette sull’impatto duraturo della sofferenza e sull’impegno culturale contro lo stigma legato alla salute mentale.

Il dolore come compagno di vita
«Si dice che il dolore passi con il tempo, ma è il contrario: è il tempo che va avanti, mentre il dolore resta sempre lì», ha spiegato Vecchioni, sottolineando una verità universale sulla perdita e la sofferenza. Il cantautore, che da decenni coniuga la sua attività artistica con un ruolo di educatore e intellettuale, ha trasformato questa tragedia privata in un progetto di solidarietà pubblica insieme alla moglie, fondando la Fondazione Vecchioni. L’obiettivo è quello di combattere i pregiudizi sulle malattie mentali attraverso la diffusione culturale e l’assistenza alle famiglie che affrontano tali difficoltà.
Vecchioni evidenzia come la società tenda spesso a relegare le patologie psichiche nell’ombra, ignorandone la diffusione e la complessità: «La sofferenza si quadruplica se pensiamo a chi è vicino a chi vive questi disturbi, che sia un genitore o un partner». Nonostante il dolore rimanga un nucleo centrale e persistente, l’artista invita a cercare «costruzioni di alternative», ovvero momenti di sollievo attraverso l’amore per la famiglia, la cultura, la lettura e il cinema, elementi che nutrono l’umanità e la forza interiore.
Roberto Vecchioni e un messaggio per le nuove generazioni
Nel dialogo con i giovani, Vecchioni critica la tendenza a rifugiarsi nelle competizioni digitali come poker o scacchi online, dove «non c’è un vero avversario». Secondo lui, è fondamentale recuperare una “cultura della sconfitta”, intesa non come un fallimento definitivo, ma come un confronto necessario per la crescita personale. «Molti ragazzi sono fragilissimi, e appena hanno un momento di crisi si sentono persi. Invece le crisi avvengono a tutti, e noi adulti dobbiamo spiegare che c’è sempre una soluzione».
Questa visione si integra con il lavoro di sensibilizzazione della Fondazione Vecchioni, che mira a fornire strumenti culturali e psicologici per affrontare il disagio mentale, in un momento storico in cui il tema è sempre più al centro del dibattito pubblico e mediatico.
L’eredità artistica e culturale di Vecchioni
Roberto Vecchioni, classe 1943, è uno dei più grandi cantautori italiani, noto per la sua capacità di intrecciare la propria esperienza personale con riferimenti mitologici, letterari e storici. Tra i suoi numerosi riconoscimenti spiccano il Premio Tenco (1983), i successi al Festivalbar e Sanremo, e l’ultimo riconoscimento Lunezia per la sua antologia. Oltre alla musica, Vecchioni ha una lunga carriera come insegnante di lettere classiche, attività che ha sempre mantenuto parallelamente alla sua produzione artistica.
Di recente, ha anche ampliato il suo contributo culturale con la pubblicazione di libri come Lezioni di Volo e di Atterraggio (Einaudi, 2023), e con corsi universitari dedicati alla contemporaneità dell’antico, confermando il suo ruolo di intellettuale impegnato nella diffusione della cultura.
L’attività della Fondazione, l’impegno contro il pregiudizio e il messaggio di speranza rivolto alle nuove generazioni sono quindi la testimonianza di un artista che, pur attraversando un dolore profondo, continua a offrire al pubblico una riflessione intensa e costruttiva sui temi più delicati della vita.


