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Home Cultura

Morto Goffredo Fofi, voce critica e militante della cultura italiana del Novecento

by Marco Viscomi
11 Luglio 2025
L'intellettuale Goffredo Fofi

L'intellettuale Goffredo Fofi | YouTube - YOUMEDIA

Roma, 11 luglio 2025 – Si è spento all’età di 88 anni Goffredo Fofi, una delle personalità più autorevoli e anticonformiste del panorama culturale italiano. Nato a Gubbio il 15 aprile 1937, saggista, attivista, giornalista e critico cinematografico, letterario e teatrale, Fofi ha attraversato con sguardo acuto e radicale il secondo Novecento, dedicando la sua vita alla difesa di una cultura libera da condizionamenti di mercato e consumistici. Il suo decesso è avvenuto a Roma, presso l’Ospedale Cavalieri di Malta, dove era ricoverato dopo una frattura al femore.

Fofi, un intellettuale impegnato fuori dal coro

Goffredo Fofi si è distinto per la sua militanza culturale, mai legata a partiti ma sempre ancorata ai valori della giustizia sociale, dell’emancipazione e della non violenza. Fin da quando nel 1955 partì da Gubbio per raggiungere la Sicilia, fu affascinato dall’esperienza di Danilo Dolci e dalla sua battaglia pacifista contro la mafia e per i diritti dei disoccupati. In questi anni partecipò agli “scioperi al rovescio”, forme di protesta attiva in cui i lavoratori disoccupati si mettevano spontaneamente al lavoro per rivendicare il diritto al lavoro stesso.

Il suo impegno si estese poi a Napoli, dove fu tra gli animatori della Mensa dei bambini proletari e si confrontò con i maggiori esperti sulla questione meridionale, come Manlio Rossi-Doria e Gaetano Salvemini. A Torino, invece, Fofi approfondì il tema dell’immigrazione interna con l’inchiesta giornalistica L’immigrazione meridionale a Torino. Fu pubblicata da Feltrinelli dopo un iniziale rifiuto da parte di Einaudi, a causa delle critiche rivolte alla Fiat.

Fofi è stato un animatore instancabile di numerose riviste culturali di rilievo come Quaderni piacentini, La Terra vista dalla Luna, Ombre Rosse, Linea d’Ombra, Lo Straniero e Gli Asini, di cui era direttore editoriale. Ha inoltre collaborato con testate nazionali come Il manifesto, Avvenire, Il Sole 24 Ore, l’Unità e riviste di settore come FilmTv e Internazionale. La sua attività ha segnato il dibattito culturale italiano degli ultimi decenni, offrendo sempre un punto di vista critico e indipendente.

Il ruolo chiave nella rivalutazione di Totò

Un capitolo fondamentale del lavoro di Fofi è stato quello dedicato alla rivalutazione di Totò, grande comico napoletano simbolo del Novecento italiano, spesso disprezzato dalla critica durante la sua vita. Sulla scia di Pier Paolo Pasolini, che lo volle nel film Uccellacci e uccellini, Fofi, insieme a Franca Faldini, vedova dell’attore, pubblicò nel 1968 il saggio Totò. L’uomo e la maschera, una delle prime analisi approfondite sulla figura del Principe della risata, che contribuì a restituire all’artista napoletano il ruolo che gli spetta nella storia del cinema italiano.

Oltre a Totò, Fofi ha dedicato studi approfonditi ad altre figure di rilievo del cinema, come Alberto Sordi e Marlon Brando, collaborando anche con registi come Mario Monicelli. La sua critica cinematografica si è sempre concentrata sul rapporto tra realtà sociale e rappresentazione artistica, valorizzando il cinema come strumento di conoscenza e di denuncia.

Un percorso tra editoria, letteratura e impegno sociale

Nel corso della sua lunga carriera, Fofi ha promosso e sostenuto molti scrittori emergenti, contribuendo alla scoperta di autori come Giulio Angioni, Sergio Atzeni, Alessandro Baricco, Stefano Benni, Maurizio Maggiani, Raul Montanari e Roberto Saviano. La sua attività editoriale è stata caratterizzata da una forte attenzione alle forme di cultura alternative e marginali, sempre con l’obiettivo di contrastare l’omologazione culturale imposta dal consumismo.

Nel 1968, Fofi contribuì al successo della casa editrice Forum Editoriale lanciando il genere del romanzo erotico con la pubblicazione di Emmanuelle, opera che fu poi sequestrata per oscenità ma che divenne un best seller grazie anche alla trasposizione cinematografica. Questo progetto editoriale mirava a raccogliere fondi per la pubblicazione degli scritti integrali dell’intellettuale comunista Amadeo Bordiga, dimostrando la capacità di Fofi di unire impegno culturale e strategia editoriale.

Tra le sue opere più significative si annoverano titoli come Prima il pane, Strana gente, Pasqua di maggio, Sotto l’ulivo e Le nozze coi fichi secchi. Nel 1997 fondò la rivista letteraria Lo Straniero, che rimase un punto di riferimento fino al 2016 e che ha dato vita al premio omonimo, tuttora assegnato annualmente.

La sua etica si ispirava a figure come Aldo Capitini, teorico italiano della non violenza, e a valori libertari con venature cristiane, rifuggendo da ogni forma di conformismo e autoritarismo. Il suo motto “Non accetto” sintetizzava un rifiuto netto del potere arbitrario e della rassegnazione, testimoniando un impegno costante per una società più giusta e libera.
La sua voce, fuori dal coro, continuerà a ispirare chi crede nella forza liberatrice della cultura e della partecipazione sociale.

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