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Home Cultura

Biennale di Venezia, il caso della Russia riaccende il dibattito politico e culturale

La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte accoglie nuovamente il padiglione russo, tra tensioni geopolitiche e dibattiti sul ruolo dell’arte nella diplomazia globale

by Marco Viscomi
12 Marzo 2026
Biennale di Venezia

Shutterstock

Venezia, 12 marzo 2026 – La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia si appresta a segnare un momento storico, ospitando per la prima volta dal 2019 un padiglione dedicato ad artisti russi, in un contesto geopolitico ancora carico di tensioni. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha espresso la sua posizione critica verso l’uso degli eventi culturali come strumenti di propaganda o conflitto, sottolineando che “trasformare in armi sport, musica, cinema e festival d’arte, come la Biennale di Venezia, non aiuta mai”.

La Biennale di Venezia: un faro internazionale dell’arte contemporanea

Fondata nel 1895 da un gruppo di intellettuali veneziani guidati dal sindaco Riccardo Selvatico, la Biennale di Venezia si è affermata come la più prestigiosa fondazione artistica italiana e tra le più rilevanti al mondo, promuovendo le arti visive, il cinema, la musica, la danza, il teatro e l’architettura. La manifestazione si svolge con cadenza biennale e si articola in diverse sezioni: Esposizione Internazionale d’Arte, Mostra Internazionale di Architettura, Festival Internazionale del Cinema, e Festival di musica, teatro e danza.

Il cuore della manifestazione si trova ai Giardini Napoleonici e nell’area dell’Arsenale a Venezia, dove sono collocati i padiglioni nazionali, veri e propri spazi di rappresentanza extraterritoriale per ciascuno Stato partecipante. La Biennale si distingue anche per il suo impegno nella promozione dei giovani talenti, come dimostrato dal recente bando aperto fino all’8 aprile 2026, rivolto a cinque giovani artisti tra i 18 e i 28 anni.

Nel 2024 la Biennale ha vissuto un evento senza precedenti con la visita di papa Francesco al padiglione della Santa Sede, ospitato nel carcere femminile della Giudecca, segnando la prima presenza di un pontefice alla manifestazione.

La posizione di Italia e Ucraina

La firma dell’Ucraina era già presente nella lettera con cui altri 21 Paesi europei hanno chiesto al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, di revocare la partecipazione della Russia. La pressione sulla Fondazione veneziana continua a crescere. Anche la Commissione europea ha ribadito la propria condanna e ha ventilato una conseguenza concreta: come spiegato dal portavoce Thomas Regnier, la Fondazione Biennale potrebbe perdere una sovvenzione di due milioni di euro distribuita su tre anni.

Buttafuoco non ha risposto direttamente. Negli ultimi giorni, però, il suo ufficio stampa ha richiamato l’attenzione su un elemento procedurale: sono i Paesi a chiedere autonomamente di partecipare alle mostre della Biennale. Anche in questo caso, è stata la Russia a comunicare la propria partecipazione e la Fondazione si è limitata a prenderne atto. Una posizione che appare come un tentativo di prendere le distanze da una vicenda che ha provocato irritazione nel governo che lo ha nominato alla guida di una delle principali istituzioni culturali del Paese.

Il sostegno di Matteo Salvini

Tra i membri dell’esecutivo, solo un ministro si è schierato apertamente a favore di Buttafuoco. Il vicepremier Matteo Salvini, intercettato alla Camera e interpellato da Repubblica sulla decisione, ha dichiarato: “Ha fatto bene, la cultura e lo sport avvicinano, non escludono e non allontanano“. Di segno opposto la posizione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che martedì, in un video per la presentazione ufficiale del Padiglione Italia alla Biennale, ha affermato che lo spazio russo verrà aperto contrariamente all’opinione dell’esecutivo.

Nel centrodestra sono pochi a intervenire in difesa di Buttafuoco. Tra questi il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, membro del cda della Fondazione, che ha ricordato come l’istituzione sia autonoma e ha aggiunto che, pur essendo la Russia un aggressore, il popolo russo è un’altra cosa: “Siamo in democrazia, non in una dittatura“. A Palazzo Chigi, tuttavia, resta un forte imbarazzo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, invitata all’evento, non ha ancora deciso se partecipare all’inaugurazione della mostra il 9 maggio, data che coincide con la Giornata della vittoria in Russia.

La situazione difficilmente cambierà. Il Cremlino non sembra intenzionato a rinunciare alla vetrina veneziana e i tentativi di convincere Buttafuoco a fare un passo indietro — tra cui una telefonata del presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone — non hanno avuto effetto. Tra gli esponenti di Fratelli d’Italia il malcontento va oltre la questione russa: secondo un dirigente del partito, la gestione di Buttafuoco, giudicata “woke” e in continuità con quella del predecessore Roberto Ciccutto, rappresenta una delusione per la maggioranza.

Buttafuoco, però, non sembra preoccupato dalle critiche. Chi lo conosce racconta che in queste ore si richiama a un proverbio siciliano: “Calati juncu ca passa la china”, piegati giunco finché passa la piena.

Tags: Alessandro GiuliBiennale di VeneziaMatteo SalviniPietrangelo Buttafuocoprima paginaVolodymyr Zelensky

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