Azzano Decimo, 20 ottobre 2025 – Dopo oltre vent’anni di indagini e vicende giudiziarie, l’ingegnere friulano Elvo Zornitta chiede a gran voce di poter voltare pagina, a seguito della sua definitiva esclusione dall’inchiesta sul cosiddetto Unabomber italiano. La recente superperizia ha infatti escluso la presenza del suo Dna sui reperti analizzati, escludendolo così da qualsiasi coinvolgimento negli attentati che hanno terrorizzato per anni il Nord-Est d’Italia.
La richiesta di pace di Unabomber Elvo Zornitta
“Adesso dimenticatemi“, ha dichiarato Zornitta in un’intervista affidata all’ANSA. L’ingegnere, oggi 68enne, ha raccontato di aver vissuto un incubo lungo oltre due decadi, con la sua vita segnata dal marchio dell’Unabomber: “La mia vita è stata rovinata per sempre, con il marchio di Unabomber stampato in faccia“. Ora chiede solo di poter trascorrere la vecchiaia in serenità, insieme alla famiglia, senza più il timore di essere giudicato dalle persone che incontra.
Zornitta era stato indicato come uno degli indagati principali per via della sua passione per la chimica e gli esplosivi e del suo passato lavorativo in una fabbrica di armi, ma l’accusa si è rivelata infondata. Nel 2009 il gip di Trieste aveva già archiviato la sua posizione per mancanza di prove, dopo che si scoprì che un falso elemento di prova era stato manipolato da un funzionario della Procura di Venezia. Oggi, con la conferma dell’assenza del suo Dna sui reperti, la sua estraneità è definitiva.
La lunga vicenda giudiziaria di Elvo Zornitta
Zornitta ha espresso con amarezza il peso di un’inchiesta durata 18 mesi oltre il necessario, sottolineando come “la parola umanità resta sconosciuta” e ricordando il dolore subito non solo da lui ma anche dai familiari, in particolare da sua moglie e sua figlia, che definisce “le uniche ragioni di vita in quel periodo drammatico“. L’ingegnere ha ribadito di aver subito un’inaccettabile sospensione della propria vita: “Diciotto mesi possono sembrare un soffio per chi conduce una normale esistenza, ma per chi è stato nuovamente indagato come possibile Unabomber, dopo che un tribunale aveva definitivamente accertato la manomissione delle prove a mio carico, sono un’eternità“.
Il suo caso, che aveva suscitato grande scalpore dopo la scoperta di una falsificazione di prove cruciali da parte degli inquirenti, si era concluso nel 2009 con l’archiviazione per mancanza di elementi sufficienti e con la condanna a due anni di reclusione per falso ideologico e frode processuale del capo del laboratorio investigativo, Ezio Zernar, responsabile del taglio fraudolento di un lamierino di un ordigno esplosivo.
Le nuove perizie e il rinvio dell’inchiesta
Nel corso dell’incidente probatorio odierno a Trieste, è emerso che l’indagine si è allargata a un totale di 63 persone, ma senza alcuna corrispondenza genetica con gli 11 indagati originari, tra cui proprio Zornitta. La Procura ha deciso di rimandare la decisione finale e dovrà valutare come procedere, se rendere noti i nomi dei due soggetti che hanno contaminato i reperti e se chiedere l’archiviazione del caso.
Le difese degli indagati hanno sollevato aspre critiche sul percorso processuale, sottolineando che i risultati che escludevano il coinvolgimento dei primi indagati erano già noti da oltre un anno e mezzo, ma che questi erano stati comunque trascinati nel procedimento, con conseguenti sofferenze personali e spese legali ingenti. La vicenda, che ha coinvolto quattro procure e ha visto oltre trentaquattro colpi e attentati tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, resta ancora aperta e al centro dell’attenzione pubblica, anche grazie alla recente docuserie andata in onda su Sky.
Le indagini, complicate dall’assenza di un movente chiaro e dalla dispersione geografica degli attentati, continuano a cercare una svolta definitiva. Intanto, la richiesta di Zornitta di essere finalmente dimenticato evidenzia il peso umano e sociale di una vicenda che ha segnato profondamente la vita di molte persone coinvolte.
Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’Unabomber italiano
Il caso dell’Unabomber italiano riguarda una serie di 34 attentati dinamitardi compiuti tra il 1994 e il 2006 nelle regioni del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, con vittime prevalentemente anziani e bambini. Le bombe erano spesso nascoste in oggetti di uso comune, come uova Kinder o bottiglie di Coca-Cola, e venivano piazzate in luoghi pubblici e affollati durante festività e manifestazioni.
Dall’autunno 2022, la Procura di Trieste ha avviato una nuova inchiesta basata su avanzate tecniche scientifiche, che hanno permesso di estrarre tracce di DNA da reperti originali degli attentati. La perizia, che coinvolge anche Zornitta e altri dieci indagati, doveva essere consegnata a giugno 2023 ma ha subito una serie di rinvii fino al 20 ottobre 2025. Nel frattempo, molti reati sono andati in prescrizione, complicando ulteriormente la possibilità di risarcimenti per le vittime.
