Milano, 11 marzo 2026 – Il Tribunale del Lavoro di Roma ha emesso una sentenza di rilievo nel settore delle discriminazioni sul luogo di lavoro, condannando la società Karl Lagerfeld Italia II srl per discriminazione indiretta nei confronti di una commessa madre separata. La lavoratrice, che operava part time in un punto vendita di un outlet, aveva denunciato la difficoltà di conciliare i turni aziendali con le esigenze di cura della figlia di 8 anni, senza poter contare su aiuti familiari o risorse economiche per una baby sitter.
La sentenza: discriminazione indiretta per la modulazione dei turni
Nel corso del processo, patrocinato dalla Filcams Cgil e seguito dagli avvocati Carlo de Marchis e Flaminia Agostinelli, la giudice Sigismina Rossi ha evidenziato che la lavoratrice era stata costretta a utilizzare permessi parentali, ferie e altri istituti di tutela per assistere la figlia durante i turni incompatibili con i suoi impegni familiari. Questi strumenti, pur consentendole di adempiere ai suoi doveri genitoriali, hanno però limitato la sua partecipazione alla vita aziendale e determinato una riduzione della retribuzione.
La sentenza ribadisce la necessità, sancita dalla normativa vigente, che il datore di lavoro tenga conto delle specifiche situazioni personali nella modulazione degli orari lavorativi. Sebbene la società avesse adottato una politica di assegnazione dei turni finalizzata a migliorare l’organizzazione aziendale e a rispondere ai picchi di afflusso dei clienti, la richiesta della donna di un piano equilibrato e flessibile – come lavorare a settimane alterne il sabato e la domenica – non è stata accolta.
Secondo il giudice, tale sforzo organizzativo sarebbe stato proporzionato agli interessi in gioco e avrebbe permesso alla lavoratrice di svolgere il suo lavoro senza ledere i suoi obblighi familiari. La mancata considerazione di tali esigenze ha configurato, dunque, una forma di discriminazione indiretta, poiché la modulazione oraria, pur neutra in apparenza, ha avuto un impatto negativo specifico sulla lavoratrice con responsabilità di cura.
Risarcimento e impatto sul mondo del lavoro
La società Karl Lagerfeld Italia II srl è stata condannata al pagamento di un risarcimento per danno non patrimoniale pari a 5.000 euro, oltre al rimborso delle spese legali a favore della commessa. La sentenza sottolinea come, in assenza di uno sforzo organizzativo da parte dell’azienda per conciliare lavoro e famiglia, il diritto della lavoratrice sia stato violato.
Il caso, che coinvolge un marchio di moda di fama internazionale, richiama l’attenzione sull’importanza di politiche aziendali inclusive e flessibili, soprattutto per le lavoratrici madri che si trovano a dover gestire da sole i propri obblighi familiari. Una tematica di crescente attualità nel mercato del lavoro italiano, dove la conciliazione tra vita personale e professionale rimane una sfida aperta.
Karl Lagerfeld, noto stilista tedesco scomparso nel 2019, ha lasciato un segno profondo nel mondo della moda con le sue collaborazioni con Maison come Chanel e Fendi e con la propria linea di abbigliamento. La società italiana a lui intitolata continua a operare nel settore fashion, e questa sentenza rappresenta un monito sul rispetto dei diritti dei lavoratori all’interno delle grandi realtà commerciali.
