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Trent’anni dalla legge sullo stupro: “Non si arretri sui diritti delle donne”

Manifestazioni in tutta Italia per difendere i diritti conquistati e contrastare il ddl Bongiorno, tra memoria storica e nuove sfide nella tutela delle donne vittime di violenza

by Giacomo Camelia
14 Febbraio 2026
Delle scarpe rosse, simbolo della violenza sulle donne

Delle scarpe rosse, simbolo della violenza sulle donne | Pixabay @Luca - Alanews.it

Roma, 14 febbraio 2026 – Trent’anni fa, il 15 febbraio 1996, entrava in vigore in Italia la legge che riconosceva lo stupro come reato contro la persona, abrogando gli articoli del Codice Rocco, retaggio del periodo fascista, che definivano tale reato come un delitto contro la moralità pubblica e il buon costume. Questa legge ha rappresentato una svolta fondamentale nel riconoscimento dei diritti delle donne e nella tutela della loro libertà. Per celebrare questo anniversario, domani si terranno manifestazioni in diverse città italiane, promosse dai Centri antiviolenza, dalle donne Democratiche e dalla Cgil, per ribadire l’importanza della legge e per opporsi al disegno di legge Bongiorno, considerato un rischio per i diritti acquisiti.

La legge del 1996: una conquista per le donne frutto di dure battaglie

A ricordare il valore di questa legge è Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti e figura politica di rilievo che ha contribuito alla sua realizzazione. Turco sottolinea come la legge del 1996 sia stata il risultato di una vera e propria rivoluzione culturale e sociale: “Non era più sopportabile che la violazione del corpo femminile fosse considerata una questione di buon costume e di morale”. La legge ha infatti ricollocato i reati di violenza sessuale tra i delitti contro la libertà personale, unificando diverse fattispecie penali e introducendo norme innovative per la tutela delle vittime, come la querela di parte con irrevocabilità, il reato di violenza di gruppo, e pene più severe per i minori di dieci anni.

Il percorso per arrivare alla legge fu lungo e complesso. Turco ricorda le “dure battaglie e la mobilitazione della società civile, con oltre 300.000 firme raccolte e centinaia di manifestazioni”. Nel 1980, un momento emblematico fu la discussione parlamentare così accesa da portare alla rinuncia della relatrice comunista Angela Bottari, pioniera nella lotta contro la violenza sessuale, che fu la prima a presentare una proposta di legge in materia e a ottenere l’abrogazione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore nel 1981.

Il ruolo di Livia Turco e il dibattito attuale

Livia Turco, che ha ricoperto il ruolo di ministra per la Solidarietà sociale e della Salute in diversi governi dal 1996 al 2008, sottolinea come la legge 66/1996 abbia scritto una pagina di autonomia e coraggio femminile, rafforzata successivamente da altre norme che hanno definito chiaramente lo stupro come la negazione del consenso, principio fondamentale ribadito nella più recente normativa approvata alla Camera. Tuttavia, denuncia il rischio rappresentato dal disegno di legge Bongiorno, che “rischia di produrre un arretramento grave nella definizione e nella tutela contro lo stupro, tornando a un’impostazione che di fatto rimette sotto processo chi subisce violenza”.

Nel corso della manifestazione di domani, Turco sarà in piazza per ribadire l’importanza di non arretrare sui diritti delle donne e per denunciare “l’abbandono della norma sul consenso da parte della premier Giorgia Meloni, che aveva inizialmente sostenuto la legge ma poi ha ceduto alle pressioni della cultura patriarcale presente nel suo partito”.

Il 2026 segna quindi un momento cruciale per riflettere sui progressi compiuti in materia di diritti delle donne e per riaffermare con forza la necessità di difendere le conquiste legislative ottenute con anni di impegno politico e sociale. L’eredità lasciata da figure come Livia Turco e Angela Maria Bottari, recentemente scomparsa, rimane un punto di riferimento imprescindibile nella lotta contro la violenza di genere in Italia.

Tags: ApprofondimentoViolenza sulle donne

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