Roma, 13 febbraio 2026 – Prosegue con la massima attenzione la ricerca di un cuore compatibile per il bambino di due anni ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Monaldi di Napoli. Il piccolo, affetto da una grave malformazione cardiaca, è attualmente il primo nella lista d’attesa nazionale per il trapianto di cuore. Sul caso, che ha suscitato grande commozione e preoccupazione, è intervenuto il Ministero della Salute, sottolineando l’impegno costante della Rete nazionale trapianti nella ricerca di un donatore idoneo anche all’estero.
Impegno nazionale e internazionale per il trapianto
Il Ministero della Salute, contattato dalla trasmissione «La vita in diretta», ha reso noto che, in base ai dati forniti dal Centro Nazionale Trapianti, la Rete nazionale trapianti è attivamente impegnata nella ricerca di un potenziale donatore per il bambino napoletano, primo nella lista d’attesa per il suo gruppo sanguigno. Qualsiasi segnalazione compatibile proveniente anche dall’estero verrà immediatamente valutata e proposta al centro trapianti di riferimento. Inoltre, tutti i centri di donazione nazionali sono stati sensibilizzati e sono costantemente in sorveglianza per individuare donatori potenziali idonei.
La madre del piccolo ha espresso il suo appello con parole cariche di speranza: «Spero che si faccia ancora di più e che arrivi in modo immediato un cuore compatibile». Attualmente, i medici confermano che ci sono le condizioni per effettuare il trapianto, ma la situazione resta critica.
L’intervento e le complicazioni legate al trapianto “bruciato”
La vicenda del bambino di Napoli ha avuto risalto anche per le complicazioni sorte dopo il trapianto di un cuore che si è rivelato danneggiato, un episodio senza precedenti che ha messo in luce gravi criticità nel processo di conservazione e trasporto dell’organo. Il cuore, proveniente da un donatore di Bolzano, è stato conservato con l’uso improprio di ghiaccio secco, una pratica non prevista dalle procedure ufficiali per la preservazione degli organi da trapianto, come ha confermato Bruno Gridelli, ex direttore dell’Istituto Mediterraneo per i Trapianti Ismett Irccs di Palermo.
Secondo il cardiochirurgo Mauro Rinaldi, direttore della Cardiochirurgia all’Università di Torino-Ospedale Le Molinette, il trapianto del cuore danneggiato è stata una scelta obbligata per salvare la vita del bambino, poiché il proprio cuore era già stato espiantato e sarebbe stato impossibile reimpiantarlo. La procedura di trapianto, iniziata forse prima di ricevere l’organo, ha esposto il piccolo a rischi elevati, tra cui emorragie e dissanguamento letali in assenza del nuovo cuore.
Il bambino è attualmente in coma farmacologico e collegato a un macchinario di assistenza alla circolazione extracorporea (Ecmo), necessario per supportare un cuore ancora non pienamente funzionante. Tuttavia, il prolungamento dell’assistenza con Ecmo oltre le settimane aumenta significativamente le complicanze e riduce le probabilità di successo di un eventuale nuovo trapianto.
Indagini e provvedimenti a seguito del caso
La vicenda ha sollevato una forte allerta nelle autorità sanitarie e giudiziarie. La Procura di Napoli e quella di Bolzano hanno avviato indagini approfondite per accertare eventuali responsabilità relative al trasporto e alla gestione dell’organo danneggiato, nonché sull’operato medico durante l’intervento. I carabinieri hanno acquisito la cartella clinica e altri documenti rilevanti, mentre sono stati ascoltati testimoni.
L’azienda sanitaria coinvolta ha espresso «vicinanza e solidarietà alla famiglia del piccolo paziente» e ha adottato provvedimenti cautelativi: sono stati sospesi dall’attività di trapianto due chirurghi dell’équipe che ha eseguito l’intervento, pur mantenendoli in servizio all’ospedale Monaldi. Inoltre, sono state sospese temporaneamente le nuove candidature per i trapianti pediatrici in attesa di ulteriori approfondimenti.
L’ospedale Monaldi, polo di eccellenza per i trapianti in Campania, aveva registrato un incremento significativo delle attività trapiantologiche nel corso del 2025, con un aumento del 46% nelle segnalazioni e un record di interventi per il fegato. Per il cuore, nello scorso anno, sono stati 24 i trapianti effettuati, rispetto ai 20 dell’anno precedente.
La famiglia del bambino, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha sporto denuncia e presenterà ulteriori dettagli e documenti per sostenere l’indagine in corso. La madre ha denunciato la difficoltà di ricevere informazioni complete e tempestive dall’ospedale, venendo a conoscenza dai media della reale situazione riguardante il cuore trapiantato.
Situazione clinica attuale e prospettive
Nonostante la situazione estremamente grave, il nome del bambino rimane inserito nella lista europea dei trapianti, e si continua a sperare nella disponibilità di un nuovo organo compatibile. Le condizioni cliniche del piccolo restano critiche: è in coma farmacologico da settimane, ha subito un’emorragia interna e presenta danni ad alcuni organi, tra cui il fegato.
La comunità medica e le autorità sanitarie mantengono un monitoraggio costante sull’evoluzione del quadro clinico, mentre la ricerca di un cuore idoneo non conosce soste, anche tramite segnalazioni internazionali.
Il caso ha acceso un dibattito importante sulla necessità di garantire la massima sicurezza e il rispetto rigoroso delle procedure nella gestione degli organi per i trapianti, al fine di evitare tragedie simili e tutelare la vita dei pazienti più vulnerabili.






